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Il Giorno della Memoria attraverso gli occhi di un bambino

A volte i nostri figli possono stupire per la loro immensa saggezza. Questa piccola storia racconta un punto di vista diverso dal solito. Di Elisa Staderini
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Un paio d’anni fa mio figlio Teseo mi chiese cosa venisse celebrato durante il Giorno della Memoria.

« Il 27 gennaio gli Alleati liberarono una cittadina polacca, Auschiwtz, dai tedeschi. » Gli risposi. « In quella città vennero uccisi milioni di Ebrei. Il massacro di quelle anime innocenti, da allora viene ricordato affinché rimanga nella memoria dell’umanità come monito. »
Mi guardò perplesso, così immaginai che non conoscesse il significato della parola monito: « in questo modo non verrà più in mente a nessuno, mai, di fare quelle atrocità. Né contro gli Ebrei né contro nessu altro essere vivente. »

Ma questa breve riflessione non gli bastò, perché con un sospiro riprese: « Non credo mica che sia un bene, che il mondo continui a rivangare tutto questo male. »
« Ma, amore mio, il mondo deve ricordarsi! Così non succederà più! »
A quel punto, il mio piccolo ragazzo mi sorprese.
« Mamma ti sbagli!» Esclamò. « Il mondo sa fin troppo bene. Ma se continua a ricalcare ogni anno questa cosa tremenda nella testa della gente, non fa che ricalcare quel male e lo fa diventare sempre più grande. Tutto quel male si rinnova... e la gente soffre e sta peggio. »

Mi fermai stupita a osservarlo. Lui alzò il dito indice, come un maestro che dice qualcosa di importante.
« Invece dovremo solo ringraziare che sia finita quell’epoca. Secondo me dovremo essere felici e festeggiare con gli Ebrei. Dovremo battergli le mani e giocare insieme a loro. Ma mica il 27 gennaio e basta! » Concluse tutto contento Teseo.

Rimasi senza parole, commossa. Mio figlio mi aveva appena dato una lezione, fin troppo saggia per i suoi otto anni. Nella sua semplicità, espresse il concetto dell'imparare a “lasciar andare” per poter “trasformare” e “guarire”.

L’anno dopo, il 27 gennaio, in classe venne affrontato l’argomento del giorno della memoria in maniera più approfondita dalle maestre di scuola. La sera, Teseo disse di voler vedere il film “Il bambino con il pigiama a righe”. Ricordo che ne fu così colpito, che alla fine gli uscirono le lacrime.

«Mamma, vedi l’effetto che fa? Oggi stiamo tutti dentro a questa pozza di tristezza. E nessuno a scuola ha voluto festeggiare come avevo detto io. » Si soffiò il naso, poi disse: « Ecco il risultato. Ora mi viene solo di piangere. »

Elisa Staderini
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