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Frasi di mamma

Parole ridicole e programmazioni errate: il difficile mondo dei genitori di oggi... e di ieri. Di Elisa Staderini
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Pur cercando di restare sempre centrata durante la giornata mi capita comunque di perdere il filo e a volte mi escono fuori delle frasi dirette a mio figlio che suonano davvero ridicole.
Come quando ad esempio gli urlo arrabbiata “smetti di fare il bambino!” rendendomi conto subito dopo che mio figlio è… un bambino!

Spinta dalla programmazione con la quale sono stata allevata dai miei genitori che a loro volta hanno ricevuto dai propri, mi arrivano in automatico discorsi come: “metti la canottiera che è freddo”, oppure “mangia la verdura che ti fa bene”.
Ma quella che mi fa più ridere di tutte ormai è diventata un cult in famiglia: “sì amore, corri ma mi raccomando… NON sudare!”.
Quando era piccolo quante volte questa frase mi è uscita così, senza riflettere su quanto sia incongruente. Ma come si fa a correre senza sudare? E soprattutto, come si fa a chiedere a un bambino di farlo?

Quando mi fermo ad ascoltare quello che diciamo ai propri figli penso a quanto le parole possano programmarli nella profondità del loro essere.
“Smettila di piangere”: ma chi ha detto che non c’è bisogno di piangere? Se qualcuno dicesse a noi adulti, mentre proviamo dolore, di non far tragedie e di reprimere le emozioni, lo faremmo? Sarebbe utile per noi? Allora perché mai dovremmo bloccare i nostri figli, perché impedire loro di esprimere attraverso il pianto i loro stati. Quando sentono dolore, rabbia e paura, certo che devono liberarsi. Un pianto li aiuta a tornare in equilibrio senza soffocarli o reprimerli.

E quando le parole vanno a rinfacciare? “Ingrato, con tutto quello che faccio per te…” anche se sembra innocente - che male può fare è solo una frase! - in realtà è molto di più perché produce un crescente senso di colpa. Se poi ci aggiungiamo anche “… se continui così mi farai ammalare” o peggio “mi farai morire” creiamo dentro di loro un peso enorme che si traduce in un programma nel loro subconscio dal quale sarà complicato potersi liberare. Come un computer che va a salvare quel dato nella memoria fissa, al quale il ragazzo continuerà ad agganciarsi anche da adulto.

"Se fai così, cosa diranno gli altri?” Ma davvero ci interessa il giudizio degli altri? Abbattiamo il dover essere paragonati per forza agli altri. Oltre ad essere umiliante non aiuta i figli a diventare sicuri di sé stessi!

Quando sento dire “ma non ti vergogni?” mi viene la pelle d’oca. I bambini hanno curiosità più che naturali per esempio sul sesso. La vergogna porta a condannare sé stessi. È questo ciò che vogliamo per loro? Che si autocondannino? Oppure sarebbe meglio creare un’apertura, un dialogo divertente per allontanare imbarazzi e sviluppare la fiducia?

E a proposito di dialogo, la parolina NON provoca l’esatto opposto di quel che vogliamo ottenere!
Esaminiamo le frasi “non fare quello” e “non dire così”. Ebbene, a causa della mente umana che NON legge/percepisce il “non”, il bambino salterà del tutto quelle tre lettere e… farà quello, dirà cosi! Dunque ecco il suggerimento: quando siete per strada sul marciapiede, ditegli semplicemente “stammi vicino” anziché “non allontanarti!” (Qui trovi maggiori informazioni). 

Anche se facciamo del nostro meglio per crescere i figli, teniamo sempre presente cosa diciamo loro e come lo diciamo. Perché le parole hanno il potere di ferire in profondità, hanno il potere di creare cicatrici nel subconscio che poi difficilmente potranno sparire senza un duro lavoro di reset.
Loro sono come fogli bianchi, scriviamoci sopra meglio che possiamo.

Elisa Staderini
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