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- Lo spazio dei bambini - Le favole di Arianna |
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Benvenuti nella nuova rubrica
Le favole di Arianna
fiabe moderne per bambini tradizionali
Fsc in collaborazione con Arianna, propone ogni mese due favole ai suoi lettori.
Arianna, una ragazza di Roma che durante la sua infanzia si è cibata di Gianni Rodari, Roald Dahl, Vamba e Antoine De Saint-Exupéry, oggi ama scrivere favole "artigianali" che uniscono personaggi nuovi a quelli più tradizionali.
Nelle sue sotrie le fate si arrabbiano, i cannoni sparano fiori, i fantasmi suonano allegramente il violino e i francobolli diventano eroi. Ed alla conclusione è garantito il lieto fine e una piccola morale. Provatele, queste sono fiabe della buonanotte indicate anche per un dolce risveglio ...
www.favoledellabuonanotte.it
Buona lettura e buon divertimento con la prima favola pubblicata!! |
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Federico e il tema del lunedì
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Come far rimanere di stucco la maestra? E i compagni senza parole? I bambini sono più intelligenti di quello che pensiamo noi adulti... Una favola divertente ed educativa di Arianna. |
(prima di leggere questa favola è consigliabile la lettura della favola precedente, "Primula, la strega con le ali")
A Federico stava antipatica la sua maestra e, se foste stati suoi alunni, probabilmente sarebbe stata antipatica pure a voi. La maestra in questione si chiamava Eva e ogni lunedì mattina assegnava ai bambini la stesura di un tema in classe intitolato sempre allo stesso modo: "Racconta come hai trascorso la tua domenica".
I compagni di classe di Federico descrivevano i loro fine settimana trascorsi nelle case al mare, al lago oppure in montagna.
Federico invece era l'unico alunno a rimanere sempre in città.
La maestra Eva gli ripeteva spesso:
- I tuoi temi sono noiosi: racconti sempre e solo di aver fatto una passeggiata con tuo nonno, oppure di aver giocato a pallone in cortile, assieme agli altri bambini del tuo condominio.
Federico non riusciva proprio a sopportarla: - Perché non proviamo a cambiare almeno una volta il titolo del tema? - le domandò lui un giorno - E' così noioso fare ogni lunedì lo stesso componimento!
- Ma come ti permetti, piccolo maleducato! - gli rispose lei.
Il lunedì successivo, Federico decise di modificare il titolo del tema senza chiedere il permesso alla maestra, e così scrisse:
"Racconta la tua magica Domenica", di Federico Ferro
Svolgimento:
Domenica scorsa mio nonno mi ha regalato un libro di favole. Dopo aver letto la prima fiaba, che narrava di un elfo, di un mago e di un unicorno, ho lasciato il libro aperto sulla mia scrivania e sono andato in cucina per fare merenda: una volta tornato nella mia stanza, mi sono accorto che le pagine del libro avevano iniziato a tintinnare.
All'improvviso, dalle pagine che avevo letto un attimo prima, sono balzati fuori i personaggi della fiaba: l'elfo Giano, l'unicorno Attanasio e il mago Esquilio.
Tutti e tre erano molto simpatici e mi hanno chiesto di accompagnarli a fare una passeggiata nel "regno degli uomini normali": io ho accettato molto volentieri.
In sella all'unicorno Attanasio li ho portati a spasso per il centro storico della mia bella città, Roma. I tre hanno così potuto ammirare il Colosseo, il Pantheon, la Fontana di Trevi e "Nonna Gina", una gelateria molto buona dove vado spesso con mio nonno.
A Giano, Esquilio ed Attanasio è molto piaciuto il gusto al cioccolato. Dopo aver finito il gelato, tutti e tre hanno chiesto alla signora Gina quale fosse la magia per farlo così buono: sono rimasti molto sorpresi quando lei ha risposto che per fare quel gelato non c'era bisogno di nessuna magia ma occorrevano solo i giusti ingredienti.
Alla fine della passeggiata ci siamo salutati con la promessa di rivederci presto.
Quando Eva ebbe finito di leggere il tema andò su tutte le furie:
- Come ti sei permesso di fare una cosa del genere! - urlò a Federico - Sarai severamente punito per la tua maleducazione! La storia che ti sei inventato è a dir poco ridicola! Stasera penserò alla punizione più giusta da infliggerti e domani mattina te la comunicherò.
Quella sera Federico era in camera sua a giocare con le costruzioni: da grande avrebbe voluto diventare un architetto, per progettare abitazioni comode e confortevoli per tutte quelle persone che non avevano una casa.
Mentre era intento a giocare, all'improvviso una nuvola rosa apparve nella sua stanza: quando la nuvola si dissolse, il bambino vide davanti a sé la fata Zelinda:
- Ciao Federico, - gli disse lei - io sono Zelinda, una fata buona, e voglio aiutarti a evitare l'ingiusta punizione che Eva vuole infliggerti domani.
- Ciao Zelinda, - le rispose lui - sei molto gentile a offrirmi il tuo aiuto, ma non mi occorrerà.
- Non ti occorrerà? - fece lei alquanto sorpresa - Ne sei proprio sicuro?
- Oh, si: domani mattina alle otto e mezza vieni pure nella mia classe così vedrai con i tuoi occhi quello che accadrà.
Zelinda era decisamente perplessa: - Ma come, una fata ti appare davanti, ti offre il suo aiuto, e la tua reazione è questa? Ti limiti a dire che non hai bisogno di nulla?! Io non li capisco proprio più i bambini di oggi, un tempo mi davano più soddisfazione, ora invece ... ma lasciamo stare. Allora resta inteso che ci vediamo domani alle otto e mezza nella tua classe, io sarò la farfalla che svolazzerà sul davanzale: buonanotte, ragazzo. - una nuvola rosa avvolse Zelinda e la fata sparì.
L'indomani nella classe di Federico tutti attendevano l'arrivo della maestra Eva per sapere quale punizione sarebbe stata inflitta al bambino.
Alcuni erano molto dispiaciuti per quello che Eva avrebbe potuto fare, mentre altri invece non vedevano l'ora di godersi la scena.
Appena la maestra entrò in classe, i suoi occhi cercarono quelli di Federico; una farfalla rosa svolazzava sul davanzale, pronta ad intervenire in caso di emergenza.
- Ho letto e riletto quel tuo stupido tema, - gli disse Eva - e ancora non riesco a capire come tu abbia potuto inventare tutte quelle stupidaggini: l'elfo Giano, il mago Esquilio, l'unicorno "Attanosio" …
- "Attanasio", non "Attanosio".
- Non ha importanza, restano sempre stupide invenzioni.
- Io non ho inventato proprio nulla. - disse serio il bambino: in quel momento si udì bussare alla porta - Vado io ad aprire, devono essere loro.
- Loro chi? - la maestra Eva non fece in tempo a terminare la frase che tre bizzarri personaggi entrarono nell'aula: erano l'elfo Giano, il mago Esquilio e l'unicorno Attanasio.
I tre salutarono i bambini: - Buongiorno a tutti, ragazzi: io mi chiamo Giano …
- … io sono Esquilio, …
- … ed io sono Attanasio.
Tutti i bambini, tranne Federico, spalancarono la bocca rimanendo di stucco, mentre il volto di Eva divenne invece color bianco latte.
La farfalla che svolazzava sul davanzale entrò nell'aula e prese la parola: - Accidenti Federico, ma allora tu sei un piccolo mago!
Detto ciò, una nuvola rosa avvolse la farfalla e, quando la nuvola si dissolse, i bambini si ritrovarono davanti fata Zelinda in persona.
La maestra Eva era sul punto di svenire.
Il mago Esquilio domandò ai bambini chi di loro desiderasse volare: tutti alzarono la mano, allora Esquilio iniziò a farli galleggiare dolcemente nell'aria. Attanasio chiese chi volesse fare un giro in sella a un unicorno, Giano invece distribuiva a ognuno dei profumatissimi fiori selvatici. Ne diede un mazzolino perfino ad Eva.
Federico osservava divertito la scena, quindi si avvicinò alla sua maestra e le disse:
- Stai tranquilla, tra pochi minuti io e i miei amici spariremo e i miei compagni di classe dimenticheranno tutto quello che hanno visto. Prima però ascoltami bene: io non uso la mia magia per fare delle cattiverie a qualcuno, tu invece tratti sempre male i bambini che ti stanno antipatici, e questo non è giusto. Per quanto riguarda il tema del lunedì invece, almeno una volta cambiagli il titolo! Inoltre non chiederci sempre e solo di descrivere la nostra domenica, chiedici anche di raccontare come vorremmo migliorare il mondo in cui viviamo, e insegnaci cosa succede davvero là fuori. - disse Federico indicando la finestra - Ti svelerò un segreto: noi bambini siamo più intelligenti di quello che pensate voi adulti, e non è vero che ci divertiamo solo con i cartoni animati.
Eva era rimasta senza parole, immobile.
Federico la salutò e quindi schioccò le dita: una nuvola azzurra avvolse lui, Zelinda, Giano, Esquilio e Attanasio, e tutti assieme sparirono.
Prima di scomparire però, Zelinda fece in tempo a domandare incuriosita:
- Federico, chi ti ha insegnato a fare il maghetto?
Lui, calmo come sempre, le rispose: - Mia nonna Primula, la strega con le ali.
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Primula, la strega con le ali
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Una nuova favola dalla rubrica "le favole di Arianna", per passare un bel momento di lettura in famiglia! |
C'era una volta un bosco incantato: nel bosco vivevano le fate dei fiori, che trascorrevano le loro giornate svolazzando di fiore in fiore per portare i colori più belli su tutti i petali delle corolle.
Il bosco abitato dalle fatine era davvero il più bel bosco del regno, pieno di luce e di colori meravigliosi, e le stesse fatine erano le artefici e le custodi di tanta bellezza.
Oltrepassato il fiume azzurro, aveva inizio la selva delle streghe: la selva era cupa e tetra, e non conosceva altri colori all'infuori del nero, del grigio e del marrone.
Le streghe trascorrevano buona parte del giorno a cercare senza sosta gli ingredienti per le loro pozioni magiche, e la notte spiccavano il volo in sella alle loro scope.
Quasi tutte le streghe avevano una scopa magica: tutte eccetto una, la piccola strega Primula.
Quest'ultima era ancora troppo giovane per poter volare, e così trascorreva le sue giornate a studiare gli incantesimi che le avrebbero permesso un giorno di diventare una brava strega.
Una mattina, dopo aver camminato per oltre un'ora nella selva alla ricerca di un'erba magica, Primula scorse da lontano il fiume azzurro: la piccola streghetta rimase abbagliata da tanta bellezza e decise di oltrepassare il ponte di legno per andare a conoscere il mondo delle fate.
Una volta giunta nel bosco incantato, Primula rimase colpita dalla moltitudine di fiori colorati, così belli e luminosi da riempire il cuore di gioia.
Camminando ancora scorse da lontano alcune fatine che giocavano fra loro: le fatine avevano la pelle chiara come la luna, gli occhi celesti come il cielo e i capelli biondi come il sole.
Tutte insieme volavano in circolo scherzando fra loro. Primula le guardava e rimase incantata dalle loro ali:- Che bello! – diceva Primula fra sé – A loro non occorre la scopa per volare, basta solo un leggero battito d'ali ed ecco che possono spiccare il volo. Che meraviglia! Anch'io vorrei poter volare così!
Tutto a un tratto la fatina Ermione si accorse della presenza di Primula e disse alle altre:
- Compagne, c'è una strega laggiù! Andiamo a scoprire per quale motivo è arrivata fin qui nel nostro bosco incantato.
Primula indossava la sua veste nera, aveva i capelli color carbone e gli occhi di un nocciola scuro.
Le fate le chiesero: - Perché sei qui? Cosa sei venuta a fare? Vuoi forse rubare i colori del nostro bosco incantato?
- Oh no, non intendo fare assolutamente una cosa del genere. – rispose loro Primula – Io vorrei solo imparare a volare come voi, io vorrei poter avere le ali!
- Le ali? – dissero in coro le fate – Tu vorresti avere le ali? – e tutte insieme scoppiarono in una fragorosa risata.
- E' impossibile per te avere le ali, - le disse duramente Ermione – tu non sei una fata, tu sei una strega.
Primula si rattristò molto. Girò le spalle e fece per incamminarsi sulla via del ritorno, quando improvvisamente una nuvola rosa comparve nel bel mezzo del prato: quando la nuvola si dissolse, Primula si ritrovò davanti alla regina delle fate.
- Buongiorno Primula, io sono Solaria, la regina delle fate. Ho ascoltato le tue parole e ho deciso di darti una possibilità per riuscire a realizzare il tuo desiderio di avere le ali.
- Ma lei è una strega, - esclamò Ermione – Non può avere le ali!
- Stai zitta tu, - le rispose Solaria – ho deciso che se Primula riuscirà a superare la prova a cui la sottoporrò, riceverà in premio un paio d'ali. Il suo desiderio è forte e sincero, e merita di essere esaudito.
- Guadagnarmi le ali? – disse Primula trepidante – Oh Solaria, ti ringrazio infinitamente: dimmi pure a quale prova hai deciso di sottopormi.
Con un rapido gesto della mano, Solaria fece apparire davanti a Primula cento fiori di cristallo.
- Nell'arco di una giornata, - disse la regina delle fate – dovrai fare un incantesimo che doni i colori a questi fiori; dopo aver compiuto ciò, dovrai essere capace di far scorrere vera linfa nei loro steli, tramutando il freddo cristallo in soffici petali. A partire da questo momento hai 24 ore di tempo per portare a termine l'incantesimo e superare la prova: io tornerò allo scoccare della ventiquattresima ora per vedere cosa sei stata in grado di fare. Quanto a voi altre, - disse rivolgendosi alle fatine – dovrete lasciarla da sola.
Solaria battè lievemente le mani e una nuvola rosa avvolse lei e le sue compagne: quando la nube si dissolse, tutte le fate erano scomparse.
Primula si rimboccò le maniche e si scostò i capelli dal viso, fece apparire davanti a sé un pentolone di acqua bollente, estrasse dalla sua bisaccia una manciata di ingrediente magici e iniziò alacremente a preparare la pozione.
La piccola strega era sicura di poter riuscire nell'intento e portare così a termine la prova.
Purtroppo però, la dolce Primula non immaginava che qualcuno stesse tramando contro di lei: questo qualcuno era la fata Ermione, gelosa del fatto che una piccola strega come Primula potesse ricevere le ali fatate dalle mani di Solaria.
Quando Primula si distese sul prato a riposare un po', Ermione approfittò del sonno della streghetta per lanciare un incantesimo contro la pozione magica di Primula:
- "Sette colori dell'arcobaleno,scomparite in un baleno,nero, grigio, viola e marrone, impossessatevi di questa pozione!"
Pronunciato l'incantesimo, Ermione si dissolse in una nuvola lilla: qualcuno da lontano osservò attentamente quella nuvola dissolversi nel prato dei fiori di cristallo …
Primula, al suo risveglio, corse a spegnere il fuoco sotto al pentolone e bevve col mestolo un sorso di pozione magica.
- Zaban! – disse allora pronunciando la formula magica – Zaban! – ripetè di nuovo.
D'improvviso una nuvola scura abbracciò il prato dei fiori di cristallo: Primula non comprendeva cosa stesse accadendo, poiché si aspettava che i colori della nuvola fossero quelli luminosi dell'arcobaleno.
Quando la nube si dissolse, i fiori erano tutti appassiti.
Primula spalancò gli occhi: non riusciva a spiegarsi come potesse essere accaduta una cosa simile.
- Questo prato doveva avere i colori dell'arcobaleno, - disse a sé stessa la piccola strega – cosa può essere mai andato storto nella mia pozione magica?
All'improvviso le apparve davanti la fata Ermione, che sbatteva le ali e rimaneva a mezz'aria, in modo da poter guardare Primula dall'alto in basso.
- Guarda che cosa hai combinato! Questi sono i colori più orribili che ci siano sulla faccia della terra: tu credi davvero che Solaria ti darà in premio le ali dopo che avrà visto tutto questo?
Prima che la piccola strega riuscisse a rispondere, apparve Solaria.
La regina delle fate guardò i fiori appassiti e disse a Primula:
- Mi spiace molto, piccola strega: purtroppo non hai superato la prova e dovrai abbandonare il nostro bosco incantato senza ricevere il tuo paio di ali. Addio.
La piccola Primula si sentì salire le lacrime agli occhi, e fece uno sforzo per trattenere il pianto, quindi volse le spalle e s'incamminò sulla via del ritorno.
Trascorsi pochi passi, Ermione le si parò nuovamente davanti:
- Tieniti pure questa, - disse gettandole addosso un'ala di fata – era mia e si è spezzata, ma Solaria me ne ha già data un'altra nuova di zecca: se anche tu riuscissi ad aggiustarla, credi forse di poter volare con un'ala soltanto? – pronunciate queste ultime parole, Ermione scoppiò in una fragorosa risata e volò via.
Primula fece in tempo a gridarle dietro:- Spero di non assomigliarti mai, fata malvagia! - detto ciò, la piccola strega raccolse l'ala quasi trasparente e la osservò in controluce – Io so come ripararla. – disse Primula a se stessa, quindi pronunciò una formula magica e l'ala spezzata tornò all'istante come nuova: la piccola strega se la mise sotto il braccio e riprese il suo cammino.
Poco prima di arrivare al fiume azzurro, Primula incontrò un nuovo personaggio sulla sua strada: stavolta si trattava di una fatina molto piccina, con i capelli verde acqua e gli occhi color dell'argento.
La piccola fatina era rannicchiata su se stessa e singhiozzava sommessamente.
Primula le si avvicinò e le chiese: - Come ti chiami? Perché piangi? Posso forse fare qualcosa per aiutarti?
La fatina smise allora di singhiozzare e alzò lo sguardo verso Primula:
- Mi chiamo Glicine, - rispose – mi si è spezzata un'ala e non posso più volare.
- Non puoi chiedere a Solaria di donartene una nuova?
- Oh no, io non sono una fata del bosco incantato, io vengo dalle lontane vallate del nord: Solaria non è la mia regina e quindi non può aiutarmi in alcun modo.
Primula le porse senza esitazione l'ala di fata che portava con sé: - Tieni, prendi pure questa: è un'ala di fata che si era spezzata, ma io ora l'ho riparata grazie a una formula magica. Forse potrai riprendere subito a volare: su, prova a vedere se questa nuova ala può servire a sostituire la tua.
La fatina Glicine prese l'ala con sé e in un batter d'occhio spiccò il volo.
- Sei felice adesso? – le domandò Primula.
- Oh si, Primula, e voglio che lo sia anche tu.
- Come fai a sapere che mi chiamo Primula? Non ti avevo ancora detto il mio nom… - la piccola strega non fece in tempo a terminare la frase che una grande nuvola avvolse Glicine, e quando la nuvola si dissolse, Primula vide davanti a sé Solaria, circondata dalle fate del bosco –Solaria! – esclamò la piccola strega – Ma dove è finita Glicine?
- Glicine ero io, queste invece sono le tue nuove ali – e così dicendo le porse un bellissimo paio di ali lucenti – Ho visto Ermione gettare elementi malefici nella tua pozione magica, so che senza il suo intervento scorretto saresti riuscita a superare la prova. Tu sei una brava strega, e soprattutto sei buona e generosa, proprio per questo meriti il tuo paio d'ali.
Quanto a Ermione invece, che è stata ingiusta e cattiva, questo è quello che si merita! – Solaria schioccò le dita e le ali di Ermione scomparvero, lasciando che la fata cadesse per terra urtando il suolo con il fondoschiena.
- Ma Solaria … - si lamentò Ermione dolente – togli le ali a me che sono una fata e le doni a Primula che è solo una strega?
- Tolgo le ali a te che sei stata subdola e sleale e le dono a Primula che ha un cuore buono e bello, bello come i colori del nostro amato bosco.
Fu così che da quel giorno Primula divenne una strega con le ali, e i suoi lunghi capelli neri ondeggiavano dolcemente nell'aria quando spiccava il volo.
Primula crebbe e imparò a preparare mille altre pozioni magiche, si sposò con un mago del cielo ed ebbe tre figli e nove nipoti.
Ha insegnato a volare a tutte le persone buone che ha incontrato sul suo cammino: ancora oggi continua a farlo, e pare proprio che il suo lavoro non le verrà mai a noia.
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Eloisa e la sarta delle fate
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La vera bellezza non nasce da un vestito, ma si sprigiona dallo spirito e dai sentimenti che portiamo dentro e che si riflettono sul nostro viso [...] |
Eloisa era intenta ad ammirare la sua immagine davanti allo specchio: - Ma come mi sta bene questo vestito, - diceva tra sé la ragazza – non vedo l'ora di indossarlo domani alla festa danzante di Primavera!
Il giorno seguente, nell'antico castello del paese, si sarebbe tenuto il gran ballo di Primavera per festeggiare l'arrivo della bella stagione: Eloisa, come tutte le altre ragazze della sua età, vi avrebbe partecipato indossando il suo abito più bello, cucito a mano dalla nonna.
Il giorno della grande festa, nei corridoi della scuola tutte le ragazze chiacchieravano fra di loro descrivendo gli abiti che avrebbero indossato:
- Il mio è un abito disegnato dal grande stilista Frescobaldi.- diceva la figlia del più importante avvocato del paese.
- Il mio lo ha cucito il sarto della baronessa Grazioli.- diceva la figlia del più illustre medico del paese.
- Il mio vestito invece è stato realizzato con le sete più preziose provenienti dalla Cina.- diceva la figlia del più ricco mercante di stoffe del paese.
Sembrava davvero che quella sera ogni ragazza avrebbe indossato abiti molto eleganti e disegnati dagli stilisti più celebri, mentre soltanto Eloisa avrebbe avuto un abito cucito dalle mani di sua nonna, che di mestiere faceva la sartina.
La ragazza cominciò a pensare fra sé:
- Tutte le mie compagne indosseranno vestiti realizzati dai più grandi creatori di moda, mentre soltanto io avrò l'abito cucito da una sarta qualunque … accidenti, sembrerò una delle ragazze meno belle della festa solo perché non ho il vestito adatto!- e iniziò a piangere come una fontana.
Dopo essere trascorsa una buona mezz'ora di lacrime e di singhiozzi, una nuvola rosa si materializzò sulla soglia della camera di Eloisa: era la fata Zelinda, che subito esclamò:
- Santo cielo Eloisa, la vuoi smettere di piangere?- Si può sapere quale ragione ti spinge a versare tutte queste lacrime?
- Domani, - rispose lei singhiozzando - ogni ragazza indosserà al gran ballo di Primavera un vestito più bello del mio, ed io sembrerò la meno elegante e la più brutta di tutta la festa! - e giù a piangere di nuovo.
- Oh, Eloisa, quanto sei lagnosa!- esclamò Zelinda, che era abituata a piangere solo quando moriva qualcuno- Fino a stamattina l'abito che ti ha cucito tua nonna era il tuo vestito preferito e ti piaceva così tanto, perché ora non sei più contenta di poterlo indossare al ballo?
-Perché fino a ieri, - rispose la ragazzina – non sapevo che le mie compagne di scuola avrebbero indossato gli abiti firmati dai più importanti stilisti: sicuramente saranno vestiti molto più belli del mio e tutti i ragazzi presenti alla festa vorranno ballare con le altre ragazze, mentre io rimarrò in un angolo in disparte!
- Ma tu senti che sciocche idee ti vengono in mente! – replicò Zelinda – I ragazzi presenti alla festa vorranno ballare anche con te, sempre che tu la smetta di piangere.- nonostante le parole di Zelinda, Eloisa continuava a versare lacrime e singhiozzi a ripetizione – E va bene, - disse allora la fata – chiederò a Morfea di cucirti il più bell'abito da sera che sia mai stato cucito sulla faccia della terra.
- Morfea? E chi è mai questa Morfea? – le chiese Eloisa.
- Morfea è la sarta delle fate, - le rispose Zelinda – e se non ti basta neppure questo, be', allora io non so proprio come aiutarti.
- Oh no, - disse Eloisa smettendo all'istante di singhiozzare – sono sicura che Morfea confezionerà per me un abito bellissimo: ti prego, Zelinda, portami subito da lei.
- Non ce ne è bisogno, - disse una voce che sembrava provenire da fuori la finestra – io sono già qui! – e Morfea apparve all'improvviso nella camera da letto di Eloisa.
- Ciao Morfea, - le disse Zelinda – come stai?
- Bene Zelinda, ti ringrazio, e tu?
- Io non ho di che lamentarmi, a differenza di questa ragazzina lacrimosa.- disse Zelinda guardando con rimprovero Eloisa – Credi di poter fare qualcosa per lei?
- Certo che posso, e vi sbalordirò entrambe. Lasciate solo che mi metta all'opera.- pronunciate queste ultime parole, Morfea estrasse dalla tasca la sua bacchetta magica ed incominciò a creare l'abito per Eloisa – Scelgo la stoffa ricamata con la scia delle stelle comete, la stoffa che brilla della luce degli astri. Per tagliarla useremo forbici di tulipano e cristalli di luna, mentre per cucirla … per cucirla utilizzerò aghi di pino e fili di corallo marino. – Morfea faceva roteare nell'aria la stoffa, gli aghi e i fili – Ancora un ultimo tocco, ed eccolo qua! Il tuo abito è pronto: allora Eloisa, che cosa ne pensi?
La ragazzina spalancò la bocca ed esclamò:- Ma è un capolavoro!
- Modestamente, - le disse Morfea – le mie creazioni sono il meglio del meglio che c'è sulla piazza, altro che i vestiti di quegli stilisti mezzi matti che vedi sulle riviste di moda!
- Zelinda, Morfea, non so proprio come ringraziarvi! – disse Eloisa raggiante di gioia – Indossando questo vestito sarò sicuramente la ragazza più corteggiata della festa, e mi divertirò un mondo. Grazie, grazie ancora.
Zelinda e Morfea si fecero l'occhiolino l'una con l'altra, salutarono Eloisa e volarono via.
L'indomani era la giornata del gran ballo; Eloisa era tutta intenta ad ammirarsi davanti allo specchio della sua camera:
- Questo si che è un bel vestito, – diceva fra sé la ragazzina– un vestito meraviglioso. Ma dove avrò messo invece il vestito di mia nonna? E' da ieri sera che non riesco più a trovarlo …
Un'ora dopo Eloisa era all'interno del castello, nel salone delle feste: salutò le sue amiche e cercò di individuare quali fossero i ragazzi da cui avrebbe voluto essere invitata a ballare.
La musica cominciò a suonare e subito un bel giovanotto dall'aspetto simpatico le domandò se volesse concederle il primo giro di valzer: Eloisa acconsentì volentieri. La festa ebbe inizio.
Dopo quel primo valzer si susseguirono altri cavalieri al fianco di Eloisa, e la ragazza era molto felice di avere tanti pretendenti con cui danzare.
A metà serata, mentre il divertimento proseguiva vorticoso, una compagna di classe di Eloisa le si avvicinò e le sussurrò: - Che peccato, Eloisa, hai un così bel vestito ma non hai indosso neppure un gioiello …
Eloisa si accorse solo in quel momento che tutte le altre ragazze avevano al collo collane di perle, o addirittura di diamanti, e orecchini preziosi che brillavano ancor di più sotto la luce dei lampadari.
Eloisa corse allora in balcone e, certa che nessuno la potesse udire, chiamò a gran voce:
- Zelinda! Morfea! Dove siete? Ho bisogno di aiuto!
Dopo pochi secondi le due fate si materializzarono davanti ai suoi occhi:
- E adesso qual è il problema? – le chiese Zelinda.
- Sono l'unica ragazza della festa che non indossa gioielli!
- E come mai?
- Perché non mi sono mai piaciuti, non rappresentano nulla e non li ho mai voluti indossare, ma qui tutte le altre ragazze ne sfoggiano di preziosi e di molto costosi …
- Eloisa, - le disse Zelinda – posso parlarti francamente?
- Ma certo, - rispose Eloisa – dimmi pure.
- Sei una cretina! Ti sei divertita fino a un attimo fa, senza che ti occorresse nessun gioiello al collo, e adesso vuoi ricominciare a piagnucolare solo perché non possiedi collane di diamanti? Morfea, lo specchio!
Morfea schioccò le dita e un grande specchio apparve di fronte a Eloisa:
- Ooohhh ……. – esclamò stupita la ragazzina appena vide la sua immagine riflessa – ma quello che ho indosso è il vestito cucito da mia nonna!
- Esatto, e ti sta benissimo, tanto che stasera ogni ragazzo ha voluto ballare con te! Se ti abbiamo fatto credere di avere indosso l'abito di Morfea, è stato solo per farti capire che la vera bellezza non nasce da un vestito o da un gioiello, ma si sprigiona dallo spirito e dai sentimenti che portiamo dentro di noi e che si riflettono sul nostro viso, illuminandolo. Ora vuoi tornare dentro a divertirti o vuoi continuare a perder tempo qui fuori lamentandoti di non avere l'abito firmato o gli orecchini di diamanti?
- Corro subito dentro, voglio continuare a ballare tutta la notte!
- La solita esagerata.- borbottò fra sé Zelinda.
Eloisa, piena di gratitudine, abbracciò le due fate e poi corse di nuovo nel salone, desiderosa di danzare ancora al suono dell'orchestra in quella splendida serata di Primavera.
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Gualtiero e l'orologio che leggeva nei pensieri
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Parole e apparenze non sono mai sufficienti per conoscere i veri pensieri della gente. Ma se un giorno Babbo Natale portasse un orologio magico [...] |
Gualtiero Maggi scrisse a Babbo Natale per chiedere in regalo un violino nuovo, poiché quello che aveva prima era stato accidentalmente distrutto dal fratellino minore, il piccolo Filippo.
La lettera giunse puntualmente a destinazione nella fabbrica di doni di Babbo Natale, ma finì nelle mani dello gnomo Balocco, uno gnometto tanto simpatico quanto pasticcione: Balocco spedì il violino destinato a Gualtiero all'indirizzo di un altro bambino, e scrisse invece l'indirizzo di casa Maggi su di un pacchetto che conteneva uno strano orologio da polso.
Quello però non era un orologio come tutti gli altri: apparteneva infatti a Salonicco, un altro gnomo della fabbrica di Babbo Natale, ed aveva la magica proprietà di leggere nei pensieri della gente.
Quando la mattina del 25 dicembre Salonicco si accorse di avere smarrito il suo prezioso oggetto, era ormai troppo tardi.
A casa di Gualtiero i regali erano già sotto l'albero: lui e il fratellino Filippo non vedevano l'ora di scartarli.
La mamma e il papà gli avevano regalato un nuovo violino, e lui ne fu immensamente felice. Se però il violino era stato comprato dai suoi genitori, cosa aveva mai portato allora Babbo Natale?
- Guarda qui, Gualtiero, - lo chiamò la mamma - sembra che il dono di Babbo Natale sia racchiuso in questo piccolo astuccio.
Così dicendo, gli porse l'orologio da scartare.
- Un orologio?- fece sorpreso Gualtiero- Veramente gli avevo chiesto un violino, ma ora che ci penso bene mi occorreva anche un orologio da polso.- il fratellino Filippo gli aveva rotto anche quello- Si, mi piace davvero molto. Non riesco però a capire di che materiale sia fatto.
- Ma come,- disse il papà- non vedi che è di metallo?
- Metallo?- fece la mamma- Visto da qui mi pareva di plastica.
- Oh, insomma- disse il papà prendendo in mano l'orologio- non vedi che è … che è chiaramente di …. accidenti, ma di che materiale è mai fatto questo orologio?
- Mi sembra che cambi colore a seconda dell'esposizione alla luce del sole.- disse Gualtiero osservandolo attentamente- Si, di sicuro Babbo Natale doveva sapere che il violino nuovo l'avrei ricevuto da voi, e così mi ha mandato questo orologio da polso che è diverso da tutti gli altri: mi piace molto, è stata un'ottima scelta!
Il pomeriggio stesso Gualtiero andò al parco per giocare con la neve, che era caduta abbondantemente la notte precedente. Mentre si incamminava vide da lontano due suoi compagni di classe con cui non andava affatto d'accordo.
- Ciccione!- gli gridò Marco Marasco da lontano- Ecco il ciccione che arriva! Ecco il pupazzo di neve che cammina!
Gualtiero cambiò strada, i due gli si avvicinarono ugualmente.
- Cosa hai chiesto a Babbo Natale?- gli disse Gigi Cimino- Gli hai forse chiesto di riempirti il frigo di dolci?
- Lasciami in pace.- tagliò corto Gualtiero.
- Non me lo vuoi dire? Allora, sos'è che gli hai chiesto?- insistette quello.
- Un violino: ora vattene e piantala di scocciarmi.
- Un violino? Hai sentito, Marco, la femminuccia ha chiesto un altro violino.
Quelli iniziarono a ridere e a Gualtiero passò la voglia di andare al parco: se ne tornò a casa.
Mentre stava per entrare nel suo portone, una voce giunse da lontano:- Gualtiero!- era la signora Amalia che lo chiamava. La signora Amalia era la proprietaria di un piccolo negozio di strumenti musicali- Vieni qui tesoro, devo chiederti un favore.
Gualtiero la raggiunse: nel negozio c'era una coppia di coniugi.
- Questi signori,- gli disse Amalia- sono qui per regalare un violino nuovo al loro figliolo. Non sono però dei musicisti come te, e così non sanno come scegliere lo strumento dal suono migliore. Io potrei dar loro qualche consiglio, ma se tu suonassi ognuno di questi due violini che ho in vendita, renderesti la loro scelta ancora più facile.
Fu così che Gualtiero impugnò il primo violino e diede inizio alla sua breve esibizione: sulla soglia del negozio si formò subito una piccola folla di persone incantate dalla musica.
Anche i cani al guinzaglio che passavano di lì iniziarono a trascinare i loro padroni verso quelle note melodiose.
Quando Gualtiero terminò di suonare anche l'altro violino e uscì dal negozio, l'applauso caloroso della folla lo avvolse.
- Ha solo 10 anni,- disse la signora Amalia- e guardate che sensibilità artistica possiede già!
Dietro l'angolo della strada, Gualtiero si accorse che c'erano Marco Marasco e Gigi Cimino che avevano osservato tutta la scena: Gualtiero si diresse verso casa sperando di rincontrarli il più tardi possibile.
Una volta rientrato a casa, la mamma gli chiese se al parco si fosse divertito:
- No.- rispose secco Gualtiero.
- E perché?- domandò lei preoccupata.
- Ho incontrato Marasco e Cimino.
- E ti hanno chiamato ciccione e femminuccia?
- Si.
- E ti hanno fatto passare la voglia di giocare?
- Si.
- Bè, che tu ci creda o no, io ti dico che tra qualche anno quei due pagherebbero oro per avere le qualità che hai tu, o forse pagherebbero già adesso.
- Mamma, dai, tu dici così solo perché sei mia mamma ...
- Io dico così perché tu sei un bambino sensibile, buono, generoso, intelligente, onesto e, come se non bastasse, sai strabiliare le persone quando suoni il tuo violino.
- Mamma, so che lo dici solo perché sono tuo figlio, ma grazie lo stesso.
In quell'istante esatto l'orologio al polso di Gualtiero incominciò a colorarsi di un azzurro intenso: il bambino guardò il quadrante di vetro e restò stupefatto.
Al posto dei numeri e delle lancette erano comparse queste parole:
"No, piccolo mio, non lo dico solo perché sei mio figlio: lo dico perché è la pura verità.
Tu sei acqua di sorgente, e se quei due cretini ti infastidiscono col loro comportamento maleducato, è perché invidiano il tuo animo buono, la tua serenità e anche il tuo estro musicale".
Il bambino non credeva ai suoi occhi: l'orologio leggeva nei pensieri!
Gualtiero decise immediatamente di ritornare al parco: il tempo di riprendere sciarpa e cappello, e un attimo dopo era di nuovo in strada.
Appena fuori, gli passò accanto un papà con una carrozzina: l'orologio si colorò di verde e sul quadrante comparve la scritta:
"Ecco di nuovo quell'incredibile violinista in erba: chissà se anche il mio pupetto vorrà un giorno imparare a suonare uno strumento proprio come lui. Speriamo di si."
Camminando ancora, Gualtiero arrivò davanti al negozio della signora Amalia, e questa lo salutò; il quadrante divenne viola e il bambino vi lesse:
"Arte o no, quando questo soldo di cacio si mette a suonare è sempre capace di riempirmi il negozio di clienti. Chissà poi che ci troveranno mai …"
- Hai capito la vecchia!- pensò fra sé Gualtiero.
Girato l'angolo, vide in lontananza le sagome di Marasco e Cimino: questa volta Gualtiero non cambiò strada.
I due gli vennero incontro e incominciarono con la solita solfa; il quadrante dell'orologio questa volta divenne color giallo invidia, e Gualtiero vi lesse:
"Ma come accidenti riesce a far uscire quei suoni fantastici da quel pezzo di legno? Perché a scuola risponde alle domande della maestra anche senza bisogno di studiare? Perché il cane di mio nonno ogni volta che vede Gualtiero corre a fargli le feste, mentre a me invece ringhia contro?"
- Allora, secchione,- disse Cimino- come va?
Gualtiero scoppiò in una fragorosa risata e disse loro:- Ci vediamo ragazzi, statemi bene.
Una volta rientrato a casa, la mamma gli chiese come mai avesse deciso di nuovo di tornare al parco.
Lui le raccontò ogni cosa: per farle vedere che non mentiva riguardo all'orologio, si divertì a mostrare anche a lei come poteva leggere nei suoi pensieri.
-Concentrati su una sequenza di numeri.
- Fatto. – disse lei.
- 3293461. – disse lui.
- Sono senza parole! – esclamò la signora.
Quel pomeriggio Gualtiero disse a sua madre di aver imparato che parole e apparenze non sono mai sufficienti per conoscere i veri pensieri della gente. Le disse anche di avere acquistato molta più fiducia in se stesso.
Alla fine della giornata, però, Gualtiero decise che fosse meglio restituire l'orologio a Babbo Natale:
"Caro Babbo Natale,
ho molto apprezzato il regalo che mi hai fatto, mi è stato davvero molto utile. Ora però devo restituirtelo: così come io non voglio che qualcuno legga nei miei pensieri, allo stesso modo non è giusto che io possa leggere quelli degli altri.
Comunque grazie ancora per il più bel regalo di Natale che io abbia mai ricevuto,
Con affetto, Gualtiero"
E fu così che lo gnomo Salonicco poté riavere indietro il suo orologio: dopo aver letto anche lui la lettera di Gualtiero, fu immensamente felice di aver temporaneamente smarrito in quel modo il caro oggetto.
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Marianna Regina dei Fiori
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Esiste un modo per evitare la guerra? Una bambina ha in mente come fare...
Tanto tempo fa, in una grande valle tagliata [...] |
Tanto tempo fa, in una grande valle tagliata a metà da un lungo fiume, c'erano il reame dei Baffi Biondi e il regno dei Baffi Neri.
Nel corso degli anni, il popolo dei Baffi Biondi e quello dei Baffi Neri avevano iniziato a litigare per contendersi le acque del fiume.
Col passare del tempo i litigi si fecero sempre più frequenti e sempre più aspri, finché un triste giorno le due popolazioni decisero di entrare in guerra.
Lungo le rive del fiume, i soldati iniziarono così a costruire le loro trincee.
In breve tempo vennero schierati i cannoni assieme a tutto il resto dell'artiglieria, comprese le munizioni.
La sera che precedeva la prima battaglia, il re dei Baffi Neri convocò Silvestro, il mago di corte, per chiedere consiglio:
- Mago Silvestro, - disse il re molto preoccupato - sei davvero sicuro di non poter impedire in alcun modo questa guerra? Le armi ci porteranno solo morte e dolore: è mai possibile che non esista una sola soluzione per evitare tutto questo?
- Per impedire una guerra non bastano le magie, - rispose tristemente il mago - per impedire una guerra serve un miracolo. Io purtroppo di miracoli non ne posso fare, c'è però qualcos'altro che è in mio potere …
- Che cosa, Silvestro?- domandò il re con l'animo colmo di speranza.
- Stanotte è la settima notte di luna piena. Da tempo avevo deciso che in questa notte avrei donato a sette bambini del reame una magia a testa: chi di loro saprà farne l'uso migliore, potrà diventare apprendista mago di corte.
- Beh, avrei preferito che tu fossi riuscito a escogitare qualcosa per evitare la guerra,- sospirò mestamente il re - ma ordinerò comunque all'araldo di portarti qui i sette bambini, almeno tra qualche anno avremo un altro mago nel regno.
Un'ora dopo, nel grande salone dei ricevimenti, Silvestro accoglieva i sette bambini che avevano risposto al messaggio dell'araldo: Lucio, Orazio, Odoardo, Menico, Nerino, Tazio e Marianna.
- Buona sera a voi tutti, - disse loro il mago di corte - sapete perché siete stai convocati qui stasera? - i bambini fecero si con la testa - Bene, allora vi dirò quale magia ho deciso di regalarvi: ognuno di voi riceverà il potere magico di trasformare qualcosa in qualcos'altro, e starà a voi scegliere il qualcosa e il qualcos'altro. - i bambini lo guardavano perplessi - Mi spiegherò meglio: uno di voi potrebbe imparare a trasformare la terra in acqua, mentre un altro la pietra in oro, un altro ancora potrebbe invece trasformare l'acqua in fuoco, e così via. Avete capito tutti? - i bambini fecero nuovamente di si con la testa - Bene, allora iniziate a esprimere le vostre richieste: ricordate però che domani avrà inizio una guerra, e forse i poteri magici di cui stasera entrerete in possesso potranno essere di grande aiuto al vostro popolo.
Lucio disse:- Io voglio poter trasformare la terra in acqua, così, se anche i pozzi dovessero seccarsi, noi avremo sempre da bere.
Orazio disse:- Io voglio poter trasformare l'acqua in grano: in questo modo, anche se il raccolto andasse distrutto, noi avremo sempre qualcosa da mangiare.
Odoardo disse:- Io voglio poter trasformare l'acqua in monete d'oro, così nei nostri forzieri ci sarà sempre il denaro per comprare dai regni vicini tutto quello di cui avremo bisogno.
Menico disse:- Io voglio poter trasformare la terra in legno, così i nostri camini avranno sempre legna da ardere e noi non soffriremo mai il freddo dell'inverno.
Nerino disse:- Io voglio poter trasformare la terra in lana, così potremo sempre confezionare abiti pesanti per sopravvivere al gelo che sta per arrivare.
Tazio disse:- Io voglio poter trasformare l'acqua in piombo, così avremo la capacità di produrre munizioni per tutta la durata della guerra.
Infine Marianna, per ultima, disse:- Io voglio il potere di trasformare il piombo in fiori.
- E perché mai?- esclamarono a gran voce gli altri bambini.
- I fiori non si mangiano!- dissero Lucio e Orazio.
- I fiori non bruciano come la legna dentro al camino, i fiori non ci riparano dal freddo!- dissero Odoardo e Menico.
- I fiori sono inutili! Sei proprio una femminuccia!- fecero sprezzanti Nerino e Tazio.
- Smettetela!- li riprese a gran voce Silvestro - Se Marianna vuole il potere di trasformare il piombo in fiori, ebbene l'avrà.
Il mago insegnò a ciascun bimbo la propria formula magica e quindi chiamò l'araldo per farli riaccompagnare nelle loro case.
Quella notte, la notte che precedeva la prima battaglia, tutti i bimbi del regno dormivano rannicchiati sotto le coperte: tutti tranne una.
La piccola Marianna guardava fuori dalla finestra della sua cameretta, vedeva i cumuli di palle di cannone brillare alla luce della luna e ripeteva la formula magica che Silvestro le aveva insegnato.
L'indomani, al sorgere del sole, i due eserciti si schierarono sulle rive del fiume.
I comandanti alzarono il braccio destro e assieme gridarono: - Fuoco!
I cannoni e i fucili di entrambi gli eserciti spararono con forza i loro colpi. Fu allora che tutti i soldati, i re e gli abitanti dei due regni spalancarono le loro bocche e, pieni di stupore, esclamarono assieme: "Ooooooooohhhhhh …"
Una meravigliosa pioggia di fiori cadeva dolcemente dal cielo: i cannoni e i fucili avevano sparato in aria petali multicolore, profumati delle essenze della Primavera, che delicatamente si posavano ora sulle teste di ognuno.
- Il piombo delle nostre munizioni si è trasformato in fiori! - dicevano i soldati - E' forse una magia? E' forse un miracolo?
Silvestro mago di corte volò allora sul ponte che univa le due rive del fiume, e da lì parlò:
- Ascoltatemi tutti: il merito di questa meraviglia va alla piccola Marianna, che ha deciso di trasformare il piombo delle vostre artiglierie nei soffici fiori della Primavera, insegnandoci a sostituire la bellezza della natura all'orrore delle armi. Oggi doveva essere una giornata di sangue, e invece è diventata una giornata di profumi e di colori. Vogliamo continuare la guerra o vogliamo trovare un accordo pacifico per spartirci equamente l'acqua del fiume?
Tutti esclamarono in coro: - Pace!!!!!!!
Marianna venne nominata Prima Consigliera del reame dei Baffi Biondi e Prima Consigliera del regno dei Baffi Neri, diventò apprendista maga di corte, imparò molte altre magie e serbò sempre nel suo animo i colori gioiosi della Primavera.
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