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Gestire le frustrazioni

 
Gentilissima dr.ssa Pericoli, torno a scriverLe per Giorgia, 7 anni, che da due ormai frequenta il padre con gioia.
La bambina si è sempre dimostrata emotivamente fragile e, purtroppo, nonostante il supporto della psicoterapeuta, non riusciamo mai del tutto a risolvere il problema della cattiva gestione delle emozioni.
Quando la bambina gioca con i suoi coetanei, molto spesso va emotivamente "in tilt": questo succede, ad esempio, quando esce sconfitta da una gara, quando qualcuno non apprezza una sua scelta di gioco oppure quando, come ieri sera, è caduta durante il classico "gioco delle sedie".
Purtroppo, manifesta questa sua incapacità di gestire le frustrazioni, piangendo, gridando e dicendo parole piene di rabbia (tipo, "è stata colpa tua, sei uno scemo", oppure "mi fai schifo").
Io sono di Lecce. Ormai sconfitta, mortificata e con davvero poca luce davanti a me. Le ripeto che siamo seguite da una psicoterapeuta ma, purtroppo, a volte succede che tutti i buoni propositi che la bimba manifesta davanti alla psicologa, svaniscano nel nulla alla prima "sconfitta". Concludo dicendo che per motivi di lavoro, manco da casa dal lunedì al giovedì per 14 h al giorno e che mia figlia cresce con i miei genitori.
Grazie
Mary
 
Purtroppo il lavoro di insegnare ai bambini la regolazione delle emozioni, richiede tempo, pazienza e inizia fin dai primi giorni.
Nel caso di sua figlia entrano in gioco anche le regole sociali, la capacità di stare con gli altri, confrontandosi alla pari.
Sarebbe importante intervenire ogni volta che sua figlia reagisce male, in modo ragionevole, ma anche stoppando e non accettando certe frasi o reazioni. Potrebbe "usare" questo, senza ovviamente una cosciente intenzionalità,  per innescare in voi preoccupazione e vicinanza.

E' inoltre opportuno, vista la sua assenza durante la settimana, che anche i nonni si pongano come figure educative, che facciano le sue veci.
Parli con la vostra terapeuta a Lecce, delle sue perplessità circa il suo lavoro. Valutate insieme cosa fare.

Un saluto
Dott.ssa Annalisa Pericoli
 
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