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Basta. Non voglio più nuotare!

 
Buona sera Dottoressa, vorrei chiederLe un consiglio su come possiamo motivare nostro figlio a continuare a fare sport.
Giulio ha 12 anni, ha terminato la prima media e 3 anni fa la Società Sportiva ci ha proposto di fargli fare il percorso agonistico, visto che era molto bravo. Certo, alle gare non è mai arrivato tra i primi, però questo fatto non gli è mai pesato più di tanto, anche perché la Società Sportiva dava la medaglia a tutti i partecipanti, senza fare distinzione tra primi e ultimi.
Adesso Giulio ci dice che non vuole più continuare con il nuoto! Io e mia moglie siamo un pò delusi, certo non ci aspettavamo che potesse diventare un grande campione, però dopo tutti i sacrifici che anche noi abbiamo fatto pensavamo che Giulio volesse continuare e magari speravamo che da adulto sarebbe potuto diventare istruttore... Invece Giulio non sente ragioni, vuole smettere e basta.
Come possiamo fare?
 
L'attività sportiva è una parte importante della quotidianità di un bambino in quanto favorisce la diffusione di sani stili di vita e offre la possibilità di "mettersi alla prova" in altri contesti e con altri compagni.
Possiamo inoltre affermare che le Società Sportive siano luoghi di apprendimento e di trasmissione di valori pedagogici al pari della scuola (spirito di squadra, relazione e socializzazione, sacrificio per raggiungere alti obiettivi, abbattimento delle barriere sociali), con la differenza però che l'attività sportiva, specialmente se agonistica, possiede una dimensione di visibilità che la scuola non ha, in quanto sia durante gli allenamenti che in occasione delle gare i giovani atleti si trovano sotto lo sguardo attento del pubblico composto da genitori e parenti. In questo contesto quindi, i successi e gli insuccessi sono sotto gli occhi di tutti, e il percorso agonistico che conduce necessariamente ad una futura selezione, può far perdere quella connotazione ludica e di divertimento che entusiasma tanto i bambini, per diventare invece un percorso serio fatto di sacrifici e di impegno costante in vista dell'ottenimento di certi risultati.

Cercate di comprendere quali motivi stanno spingendo Giulio a lasciare il nuoto, se le sue aspirazioni per il futuro coincidono con le vostre oppure no, e rassicuratelo sul fatto che avrà sempre il vostro supporto.

Nella relazione genitori/figli, l'importante è dialogare gli uni con gli altri. Che sia un dialogo basato sulla riflessione e sull'ascolto profondo, che dia importanza anche al "non detto" ossia a quanto viene espresso dalla comunicazione Non Verbale (gesti, mimica del viso, prossemica). Ponetevi delle domande per aiutarvi nella riflessione: forse il corso agonistico è diventato per Giulio un impegno troppo pesante da portare avanti, visto anche il crescente carico di lavoro che richiede la scuola media?
Inoltre, siete proprio sicuri che non gli sia mai pesato il fatto di non arrivare mai tra i primi alle gare? Come vive Giulio il confronto con i compagni di squadra? L'allenatore cosa ne pensa? Quali commenti vengono espressi da voi a casa in sua presenza?

Lo sport è importante, certo, ma va praticato con serenità e gioia. Potreste anche valutare di iscrivere Giulio ad altri corsi di nuoto che non prevedano gare.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Flora Fontana
 
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