Home - L'esperto risponde - Spazio logopedia

Problemi con la logopedista

 
Salve,
il mio bambino soffre di un semplice disturbo del linguaggio:
fonemi c,s,z posiziona la lingua tra i denti, il tutto accompagnato da comportamenti ansiosi e insicurezza.

Ieri durante la terapia la logopedista mi ha invitata ad entrare in stanza, appena entrata ho notato subito l'espressione di mio figlio: sconfitta e ostilità!
La logopedista mi ha chiesto come andava e io le ho detto bene, allora mi ha fatto sedere dicendomi di ripetere le paroline che lui non voleva ripetere, (faccio notare che è stato il primo caso di non collaborazione, mai si era verificato prima).
Anche con me non ha voluto partecipare, allora interrotti dalla logopedista che in modo logorroico sosteneva che è impossibile che un bimbo di 4 anni si comporti così come un bimbo di 1, che è un comportamento inadeguato, che sta prendendo il bimbo in tutti i versi ma lui niente è testardo... Tutto questo in presenza del BIMBO secondo loro valutazione ANSIOSO!!!!

A quel punto il mio bambino ci ha interrotte chiedendomi: mamma quanti sono 34 anni? Io gli chiedo perchè, allora la logopedista mi dice che gli ha detto di ritornare in terapia quando avrà 34 anni, cioè quando sarà maturo! La terapia finisce, ci alziamo, chiedo alla logopedista come comportarmi e mi risponde che io sono la mamma e devo sapere come gestire l'accaduto! Sono andata via senza dire niente, per paura di fare scenate davanti mio figlio, già provato: è stato tutto il giorno agitato, arrivati a casa ha chiesto al papà quanto mancasse per arrivare a 34 anni!
Ma io mi chiedo, essendo profana in materia, ma è un comportamento "adeguato" questo? E' compreso nella terapia questo stress? Capita che un bimbo di 4 anni non ha voglia, e se la risposta è questa allora complimenti alla categoria,
Vi prego fatemi capire!!! Grazie
 
Salve,

solitamente nell'affrontare la terapia con un bimbo così piccolo è essenziale un'impostazione ludica ed idonea a far sentire il bambino a proprio agio. Non posso certo giudicare il lavoro di un collega, soprattutto così dall'esterno, ma posso azzardare che si tratti di una difficoltà soggettiva del terapista, o di un rapporto empatico che non si è sviluppato nella maniera giusta. Difficoltà queste, da non elargire a tutta la categoria, che altrimenti sarebbe di dubbia utililità.

Un saluto, Manuela.

 
Vedi le altre domande
 
 
 
 
 
 
Gli eventi per famiglie
Disclaimer           Ufficio Stampa
(c) 2013 Tutti i diritti riservati - P.IVA 06038670482 - Concept, progetto grafico e gestione contenuti: Elisa Staderini