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Un mare di rabbia

 
Cara Dottoressa, sono rimasta molto impressionata dal colloquio con le maestre a scuola, delle quali riporto il quadro della situazione di mio figlio, 10 anni, così come appare in ambiente scolastico e, talvolta, anche a casa o in altri ambienti.
"E' un bambino molto intelligente, intuitivo. Dal punto di vista emotivo si presenta pieno di rabbia, di una rabbia repressa che se quando era più piccolo sfociava in grandi pianti, adesso si manifesta contro oggetti (pugno o calci verso porte, zaini, o altro). Non è mai stato un bambino completamente solare, almeno alle elementari. Per il resto, non ha particolari problemi di relazioni sociali con i compagni. Questi episodi non sono frequenti, il bambino non è sempre in questo stato emotivo, ma quando vi si trova, le sue reazioni si fanno più forti e non possono essere tollerate socialmente (ad esempio uscire dalla stanza o dare calci a porte o zaini)."
Le maestre ipotizzano una gelosia nei confronti della sorella, 4 anni più piccola all'origine di questa rabbia. Ci hanno esortato a lavorare su questo punto perché il bambino sta crescendo e se non impara a controllarsi adesso, queste reazioni violente, per quanto non rivolte a persone, possono dare origine a fenomeni distruttivi e pericolosi per sé e per gli altri. Inoltre, si vergogna ad esprimere emozioni positive come ammettere che gli dispiace lasciare una persona a cui vuole bene, preferendo farsi male e mascherare così la sua tristezza.
Grazie.
 
Buongiorno
concordo con le maestre nella necessità di intervenire, per il bene di vostro figlio. Uno dei rischi è l'esclusione dal gruppo dei compagni o altri bambini con cui possa essere a contatto.
Dovreste aiutare vostro figlio è imparare a regolare le sue emozioni. Aiutarlo ad esprimerle in maniera salutare e consona all'ambiente sociale in cui vive. Prendere a calci le cose ha delle conseguenze. Aiutarlo a dare un nome a quello che prova, fargli vedere come questa rabbia potrebbe essere espressa diversamente.
Non deve reprimerla! ma riconoscere quali sono le situazioni che gliela attivano e imparare a decidere come e se esternalizzarla.
Una parte del lavoro dovreste farlo anche su di voi, su quello che provate e come reagite quando lui scoppia, guardando con occhio esterno alle vostre modalità di educazione e a come viene considerata la sorella rispetto a lui.
Chiedervi inoltre come voi per primi esprimete la vostra rabbia e le altre emozioni.

Vi consiglerei quindi di osservare prima voi e poi lui, da soli o con l'aiuto di qualcuno
Se noi cambiamo, anche i bambini ci vengono dietro...

Un saluto
Dott.ssa Annalisa Pericoli
 
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