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- L'esperto risponde |
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ATTENZIONE: il prof.Mangani ha momentanemante interrotto la collaborazione con FsC.
Il Prof. Massimo Mangani si è laureato con il massimo dei voti in Scienze dell'Educazione presso l'Università degli Studi di Firenze.
Dopo aver lavorato come educatore professionale, occupandosi di bambini ed adolescenti con problemi comportamentali, ha conseguito l'abilitazione all'insegnamento in materie letterarie e la specializzazione per il sostegno all'handicap.
Attualmente docente di ruolo in materie letterarie presso la scuola secondaria di 1° Grado "Luigi Pirandello" di Firenze.
Alla professione di insegnante continua ad affiancare quella di educatore e consulente familiare, oltre quella di genitore di due splendidi bambini.
E' autore di pubblicazioni relative ai disturbi dell'apprendimento e del comportamento nei bambini e negli adolescenti.
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Mi lasci all'asilo? E io mi arrabbio! |
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Buongiorno, Cristian è un bimbo di 3 anni che ha da poco iniziato l'asilo. La maestra dice che a parte i pianti disperati della mattina quando lo lasciamo, per il resto della giornata va benissimo.
Questa settimana ha cominciato a fermarsi a pranzo e si è presentato il problema della pipì, lui non vuole fare la pipì anche se ne ha il bisogno.
Se riesce a trattenerla ok, altrimenti se la fa addosso. La maestra oggi mi ha riferito anche che, mentre lo stava sistemando prima dell'uscita il bimbo ha esclamato: "però non mi tiri giù le mutandine vero?"
Che cosa posso fare per fargli capire che è naturale fare la pipì? Secondo lei da cosa può dipendere questo blocco? grazie mille
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Gentile signora, durante i primi tempi all'asilo è del tutto normale che i bambini mettano in atto comportamenti finalizzati alla punizione verso i genitori, colpevoli di volerceli lasciare.
Probabilmente suo figlio si è reso conto che con i pianti non ottiene nulla, mentre ha capito che trattenendo la pipì e facendola addosso crea molta ansia nei genitori oltre a mettere in difficoltà le insegnanti.
La cosa migliore da fare è ignorare questo comportamento mostrando assoluta indifferenza se Cristian torna a casa bagnato e contemporaneamente rimanere molto fermi nel lasciarlo all'asilo.
Nel giro di poco tempo tutto dovrebbe tornare alla normalità.
Cordiali saluti
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Amicizie |
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Egregio dottore, sono una mamma di una bimba di 5 anni e 9 mesi che ha iniziato le elementari.
Siccome alla materna le compagnie non mi piacevano per nulla mi chiedo se ora era il caso di scegliere delle bimbe di un'altra sezione, da far ritrovare in prima, solo perché io avevo un certo feeling con le mamme!
Grazie
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Gentile signora, selezionare le amicizie, soprattutto in questa fascia d'età è veramente molto difficile, dato che i bambini hanno bisogno di socializzare e tendono a relazionarsi con tutti i coetanei senza tante distinzioni.
Soltanto verso i 7-8 anni iniziano a diventare più selettivi ed è in questo momento che eventualmente è possibile guidare le scelte, anche se non sempre è così scontato.
Bisogna pensare che i figli hanno una personalità autonoma e tutto il diritto di scegliere con chi legarsi maggiormente e spesso scelgono amicizie che magari a noi genitori non stanno molto bene.
L'importante è stare attenti che i bambini mantengano la propria autonomia di ragionamento e non inizino ad imitare troppo i compagni.
Cordialmente
M.M.
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Segnali di iperattività |
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Buonasera, sono mamma di due bambini di 7 e 3 anni.
In particolar modo il più piccolo mi snerva con pianti e urla. Passa l'intera giornata a strillare mentre gioca e piange per addormentarsi e se viene sgridato per una cosa; non obbedisce, si rifiuta di raccogliere giochi o qualsiasi cosa che lui stesso butta per terra. Viene sgridato, viene sculacciato quando non se ne può più ma niente, anche messo in punizione per quanto potrebbe servire alla sua età.
Che fare? Ci sta snervando, non ce la facciamo più. E poi per lui è tutto un gioco mentre si mangia si dorme si e sta in chiesa.
Che fare ?Grazie
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Gentile signora, non vorrei allarmarla ma in questi casi conviene prendere in considerazione l'ipotesi che il bambino possa essere iperattivo dato che i comportamenti che mi descrive sono abbastanza tipici.
Il consiglio che sento di darle è di rivolgersi ad uno specialista, anche tramite l'Associazione Italiana Disturbi dell'Attenzione (AIDAI, www.aidai.org) e sottoporre suo figlio ai test, ricordando che l'iperattività non è assolutamente una forma di "handicap" ma con i giusti interventi puo' addirittura diventare una risorsa in più per un individuo.
Cordiali saluti
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Paura dei ladri |
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Buonasera Dott. Mangani, le scrivo perché circa un mese fa abbiamo purtroppo ricevuto visita non gradita da parte dei ladri.
Per fortuna non eravamo in casa ma nonostante ciò mia figlia Viola di quattro anni sentendocene parlare ne è rimasta traumatizzata. Premetto che lei non ha avuto mai problemi per dormire. Fin da quando aveva dieci mesi ha dormito sola nella sua cameretta e per tutta la notte.
Ora invece mi chiede di accompagnarla a letto di rimanere li finché non si è addormentata e si sveglia più volte durante la notte spesso anche piangendo.
Io le ho spiegato che deve stare tranquilla che in casa ci siamo solo noi della famiglia e che mamma e papà la proteggono, ma non riesco proprio a rassicurarla. Come posso aiutarla? Grazie per la sua cortese attenzione.
Cordiali saluti. Antonella
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In questi casi la cosa migliore da fare è rassicurare molto la bambina e permetterle per un po' di continuare ad addormentarsi insieme a voi.
Evidentemente ha percepito la gravità dell'accaduto e la normale paura che si instaura in queste situazioni, quando il luogo considerato "più sicuro", la propria casa viene violato dai ladri.
Con un po' di pazienza e quando il trauma sarà superato anche da parte vostra, tutto dovrebbe risolversi.
Saluti
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Ingresso all'asilo |
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| Buona sera dottore, sono la mamma di una bimba di 3 anni e 3 mesi.
Mia figlia ha un piccolo ritardo motorio che forse la rende insicura, non le piace giocare con gli altri bimbi al parco; ne accetta al massimo una in casa nostra dove forse si sente al sicuro, ha frequentato l'ultimo anno di nido e a settembre andrà all'asilo, le maestre mi dicono che è sempre stata brava e tranquilla pur non giocando con gli altri bimbi se non con quei due massimo tre calmi come lei, è sempre stata più o meno tranquilla e felice di andare al nido.
Sta bene con entrambi i genitori e i tre nonni ma con gli estranei no, nelle varie visite da neurologa, psicomotricista ecc... le hanno diagnosticato una problema nella sfera emotiva per via del suo terrore verso gli estranei. Ora vorrei che riuscisse ad andare all'asilo felice e serena, il nido lo ha accettato perché c'è stato un inserimento graduale ed è a misura di coccole, mentre l'asilo diventa più da grandi con una connotazione differente.
Possiamo fare qualcosa per aiutarla nel distacco e farla vivere serenamente e pienamente la sua autonomia? Grazie mille! |
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Gentile signora, in questi casi la collaborazione fra scuola e famiglia è davvero indispensabile: direi che la cosa fondamentale è mettersi in contatto con le future insegnanti della piccola, spiegare loro bene la situazione e far sì che venga fatta un'accoglienza adeguata nella nuova scuola.
Sarà importante creare un rapporto di fiducia, ed in questo caso la professionalità delle maestre dovrà essere messa a frutto.
Un saluto
M.M
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Regressioni sfinteriche |
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| Salve, mio figlio ha 3 anni, abbiamo tolto il pannolino da giugno e da un po' di tempo si sta rifacendo la cacca addosso, oggi addirittura anche la pipi.
Come mi devo comportare? sono un po' in ansia dato che deve andare alla scuola materna, aspetto notizie |
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Gentile signora, il controllo sfinterico passa necessariamente attraverso fasi di regressione, dunque è del tutto normale che dopo la sua acquisizione possano esserci periodi durante i quali il bambino fa nuovamente pipì e pupù addosso.
Il fatto che stia preparandosi ad andare alla materna non deve allarmarla dato che durante il primo anno vi è una strettissima collaborazione con il corpo docente riguardo il controllo sfinterico.
L'importante è controllare che la fase sia transitoria e che in breve tempo il bambino inizi nuovamente ad andare in bagno autonomamente.
Un saluto
M.M.
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Problemi di fissazioni |
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Buona sera, ho bisogno di un consiglio su come fare per aiutare mia figlia, di quasi 6 anni a guarire dalle sue fissazioni.
Infatti si sente rassicurata solo in questo modo insistente di affrontare la sua vita, è un continuo dover programmare ogni dettaglio. La mia bimba ha frequentato l'ultimo anno di asilo ed ultimamente soffriva del distacco la mattina piangendo spesso anche con la sua maestra preferita.
Lei si fissa e deve pianificare ogni cosa, persino se dopo cena c'è il dolce: lei deve dirti che mangerà prima la pasta al pomodoro, poi la carne, poi la mela e poi il dolce, decide a priori persino dove lo mangerà, se a tavola con noi o sul divano, e se non le fai dire ciò che ha programmato va in crisi urla e piange fino alla disperazione, non importa se poi le cose per caso non avvengono nel modo che ha descritto, per lei l'importante è pianificarle e dirle assolutamente!
E' sempre stata una bimba precisa e pignola, ha sempre un po' comandato, ma adesso che è più grande diventa più difficile gestirla. Ultimamente non ha neanche sonni tranquilli, ha paura dei mostri e spesso la ritroviamo nel nostro letto. Ho provato a leggerle fiabe rassicuranti ma poi nel pratico come genitori siamo in difficoltà, non sappiamo se sia giusto ignorarla o dargliela sempre vinta.
La bimba ha difficoltà anche con gli altri, tende ad escludersi dal gioco se gli altri bimbi non ascoltano quello che lei dice. Ho il terrore che se non correggo questa situazione ORA nella sua vita sarà infelice, voglio sapere qual'è il modo per farle svanire questi atteggiamenti, credo che le sue siano tutte insicurezze, ma possibile che sia insicura su TUTTO ??? Lei è cresciuta con il nonno, che è anche lui molto pignolo e ti ripete le cose 300 volte, infatti ritrovo molti suoi atteggiamenti, ma non so se attribuire tutta la colpa a mio padre, che devo solo ringraziare perché mi permette di continuare a lavorare.
Grazie del consulto, ne ho davvero bisogno. Una mamma disperata.
PS dimenticavo ha un fratellino di quasi 2 anni, possibile che sia solo gelosia ?
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Gentile signora, certamente la gelosia potrebbe essere un fattore scatenante dei comportamenti che mi descrive e magari anche l'influenza del nonno potrebbe aver avuto qualche complicità.
Certamente se questi comportamenti non si attenuano con le rassicurazioni, la situazione potrebbe richiedere l'intervento di qualche specialista.
Magari provate a dedicare un po' di tempo esclusivamente alla bambina, uscendo da soli con lei e facendole fare alcune attività gradite, ma se ciò non dovesse bastare direi che un consulto con uno psicologo dell'età evolutiva potrebbe essere utile per risolvere la situazione, magri affiancando per un certo periodo alla piccola un educatore professionale.
Cordiali saluti
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Inconsolabile |
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Buona Sera dottore.
Mia figlia Vanessa ha 28 mesi ed è una bimba molto iperattiva, molto capricciosa, lei sa far prevalere il suo carattere forte su tutto e tutti, se non la si accontenta su qualcosa comincia a piangere disperata gridando a sguarciagola,strattonando, buttando qualsiasi cosa a terra e spesso anche picchiandosi con schiaffi alla testa.
Ha queste crisi di pianto almeno una volta al giorno e durano a volte anche un ora piena; le succede anche senza un reale motivo cioè può cominciare a piangere anche senza manifestare un capriccio. Anche durante il sonno può capitare che si svegli e reagisca così, da poco più di un mese ho tolto il seno, che prima riusciva a consolare suoi malesseri, la situazione è insostenibile, cosa devo fare?mi aiuti la prego!!!!!!!
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Gentile signora, la gestione della frustrazione può rivelarsi complessa e spesso dare adito alle reazioni che lei mi descrive.
Il consiglio da parte mia è quello di ignorare la bambina quando mette in atto i comportamenti che mi ha descritto, in maniera da non rinforzarli in alcun modo.
Se la piccola percepisce che i pianti, le urla, i pugni sulla testa non sortiscono alcun interesse da parte dei genitori, in breve dovrebbe cessare di attuarli ed accettare di risolvere il conflitto con altre strategie, magari più dialogiche.
Se le manifestazioni "dirompenti" non dovessero cessare, potrebbe essere opportuno rivolgersi ad uno psicologo dell'età evolutiva per cercarne la radice più profonda, che potrebbe essere legata a gelosia o a una distorta percezione delle relazioni con le figure genitoriali.
Cordiali saluti
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Distrazione in classe |
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Salve, sono mamma di una bimba di 8 anni che frequenta la terza elementare.
E' una bimba solare ed allegra che va d'accordo e gioca con tutti (anche se non ha un'amichetta del cuore come i suoi coetanei).
Il problema della bimba è la mancanza di attenzione che manifesta in classe e che, ovviamente, ha delle ripercussioni sul rendimento.
L'insegnante si è sempre lamentata della distrazione ma sembra che quest'anno abbia assunto un profilo "patologico". L'insegnante sostiene che vive spesso "in un mondo suo" e che necessita di continui richiami. A casa, nello svolgimento dei compiti, noto una difficoltà nelle materie orali, nel memorizzare e nel rielaborare, (anche se devo ammettere che la sua maestra, pur essendo sicuramente molto preparata, abbia dei tempi un po' troppo rapidi, considerando che tra un mese circa avranno già finito i vari programmi e che sono avanti anni luce rispetto a bimbi che conosco e che frequentano la stessa classe nelle altre due scuole del paese).
Premetto che l'insegnante in questione, con la quale ho affrontato il problema, mi ha risposto che i programmi vanno rispettati e che da aprile in poi si partirà con la ripetizione, che gli altri bambini seguono e che la bimba ha dei tempi più lunghi per l'apprendimento perché molto distratta.
La mia preoccupazione deriva dal fatto che: 1) i risultati scolastici in questo quadrimestre sono stati tutt'altro che brillanti; 2) Forse la bimba non sta acquisendo un metodo di studio e io non riesco ad aiutarla; 3) Ogni giorno verifico che la bimba sia preparata e non mi pare che sia un "disastro", allora mi chiedo: "perché non rende?".
La mole di lavoro che affronta quotidianamente è veramente notevole e non mi sento di privarla dell'unica distrazione che le è rimasta: 2 ore a settimana di palestra, visto che il venerdi si fanno i compiti per il lunedi, il sabato mattina ci sono 2 ore di catechismo, il sabato pomeriggio e la domenica si trascorrono, anche se allentando i ritmi, ad anticipare i compiti per la settimana. Questa bambina non ha più tempo per giocare e ha solo 8 anni. La ringrazio per i suggerimenti che vorrà darmi.
Cordiali saluti Rossella
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Gentile signora, ciascun bambino ha tempi e modi diversi di apprendere le nozioni scolastiche ed a quanto mi riferisce il problema di sua figlia è legato ad una facile distraibilità.
Se la scuola frequentata dalla piccola non si sta rivelando molto adatta, potrebbe essere seriamente presa in considerazione l'ipotesi di un cambio, magari a favore di una scuola più "tranquilla" dove magari non vengano privilegiati soltanto i programmi ma si ponga attenzione anche alle singole individualità degli alunni che appunto sono molto diverse fra loro.
Prima di una scelta così drastica sarebbe opportuno tentare un'ultima mediazione con la maestra, magari rivolgendosi al Dirigente Scolastico facendogli presente la vostra problematica.
Cordiali saluti
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La maggiore perennemente in conflitto |
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Salve Dottore, cercavo risposte su internet per una situazione difficile che sto vivendo adesso e ho trovato Fiorentini si Cresce , per cui mi sono decisa a esporle il mio grande problema che ultimamente mi assilla.
Sono una mamma disperata di due figlie, una 13enne e una di anni 6 e mezzo (io ho 48anni il mio EX marito 55) premesso che ci siamo separati a settembre, le spiego brevemente il comportamento di mia figlia (grande) che negli ultimi tempi è peggiorato ma è iniziato già da tempo...
Mia figlia è molto timida e a scuola (frequenta la 3° media) non ha splendidi risultati il voto medio è 6 ma a matematica 4 nonostante le tre ripetizioni a settimana fin dalla 4° elementare.
Ha sempre avuto un carattere chiuso e da quando è nata la sorella ha dimostrato della gelosia che è restata nei limiti della "normalità" ma con la crescita i comportamenti (se di gelosia si tratta) vanno peggiorando.
La piccola è calma è normalmente non si irrita: inizia la guerra se non provocata dalla sorella grande ma se attaccata inizia a difendersi.
Le mie brontolate all'ora di cena (basta...smettetela... non litigate....ora basta..... se continuate vi metto in punizione... basta andate a letto senza cena) non servono a NIENTE!
La grande continua imperterrita la sua personale guerra contro la sorella facendole dispetti a piu' non posso.... la fa inciampare...la deride....la provoca...la istiga...la brontola....la insulta....ecc...ecc.. Ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso: ieri sera al ristorante sono state due ore di litigi interrotti solo nel momento del pasto puro, che poi sono regolarmente ricominciati fino alla fine della serata quando la piccola è caduta spinta probabilmente dalla sorella grande la quale è andata oltre il normale facendosi toccare il LATO B dalla sorellina....cosi' per gioco o chissa cosa altro.
Insomma una mamma le pensa di tutte....e chiedo al rientro spiegazioni: da dove nascono questi atteggiamenti provocatori? Perché ti comporti male con tua sorella? Quale significato ha il gesto ultimo al ristorante (un luogo pubblico per giunta) ? Nessuna risposta mi è stata data non ha saputo motivare i comportamenti.... solo che vorrebbe andare da suo padre che non la brontola MAI. Come del resto MAI l'ha brontolata,ripresa, nè dato insegnamenti o regole negli anni di matrimonio.
Ho urlato è non è servito a niente, alla fine ho pianto dalla disperazione.... la piccola che era in camerina mentre noi eravamo in bagno è venuta a consolarmi e l'ho messa a letto rassicurandola. La grande senza nemmeno tanta fretta (erano le 2300) si è preparata per andare a letto e tranquillamente si è addormentata mentre io fra i pensieri e i rimorsi ho passato una notte insonne. Aiuto... Chi mi puo' aiutare ?
E ancora.... ho bisogno di aiuto io, mia figlia o entrambe?
Grazie mille
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Gentile signora, evidentemente la gelosia di cui sua figlia maggiore soffre si è accentuata dopo la separazione ed i comportamenti che mi descrive potrebbero essere messi in atto per "punirla" di quanto accaduto: in pratica non potendo la bambina "aggredire" direttamente lei, trasferisce la propria rabbia sulla sorellina di cui è comunque molto gelosa.
Essendo la situazione estremamente complessa, non escluderei la possibilità di rivolgersi ad uno specialista, uno psicologo dell'età evolutiva che possa avviare un percorso terapeutico non solo con sua figlia ma anche con gli altri membri della famiglia per alleviare le evidenti tensioni instauratesi.
Cordiali saluti
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In simbiosi |
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Buongiorno, siamo i genitori di Greta che ad aprile compirà. E’ una bambina iperattiva che sin dalla nascita ha mostrato un attaccamento morboso nei confronti della mamma. Questo atteggiamento si è aggravato negli ultimi mesi, da quando la mamma purtroppo non sta più lavorando e quindi vivono un rapporto quasi simbiotico per 24h al giorno.
Questo rapporto esclusivo sta portando la bambina ad un atteggiamento repulsivo nei confronti di tutti gli altri (padre compreso, ma soprattutto della nonna paterna) verso i quali continua ad esprimere il suo disappunto ripetendo quasi ossessivamente "lasciami stare” e rifiutando tutte le proposte di gioco o di relazione (soprattutto da parte della nonna) che non le vengono proposte dalla mamma. Ad agosto arriverà il nostro secondo bimbo/a e temiamo che la nuova situazione possa di fatto ancora più aggravare questo atteggiamento di rifiuto. Vorremmo avere un consiglio su come poter gestire già da adesso questa situazione difficile.
Cordiali saluti, D. e G.
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Il rapporto simbiotico che la bambina ha instaurato con la madre ha evidenti connotazioni patologiche, dato il rifiuto di un qualsiasi contatto con altre figure adulte.
Il consiglio che sento di darle è quello di avviare un percorso con un terapeuta specializzato nella psicologia dell'età evolutiva che possa lavorare al fine di far rientrare nella normalità la relazione madre/figlia.
Cordialità
M.M
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In arrivo la sorellina |
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Buongiorno, vorrei preparare mia figlia di quasi tre anni all'arrivo tra qualche mese della sorellina.
Conoscendola non ci risparmierà grattacapi ed io sono già molto preoccupata. A volte alterna momenti di grande contentezza con momenti di rifiuto... è normale? In camera ha voluto tenere sotto il comodino un paio di scarpine che metterà poi alla sorellina, posso considerarlo un buon segno? Eventualmente ci sono dei libri che parlano di fratellini, adatti alla sua età che possiamo leggere alla sera prima di dormire? Ringrazio e saluto. Alessandra
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Gentile mamma, per prima cosa è sempre bene partire dal rendere consapevole la bambina di cosa sia la nascita di una sorellina, per questo dovrebbe procurarsi un libriccino adatto che spieghi cos'è la maternità (in tutte le librerie fornite se ne trovano senza difficoltà).
Altra cosa fondamentale è rendere partecipe sua figlia della novità, portandola con sé quando va ad acquistare vestitini ed oggetti per la piccola in arrivo, facendole scegliere qualcosa e proponendole con entusiasmo queste attività.
La sera potrebbe dedicare qualche minuto a far accarezzare la pancia alla bambina spiegandole che lì dentro c'è la sorellina, parlandole molto dolcemente in maniera da farle capire che non verrà "messa da una parte" una volta che il neonato uscirà, ma dovrà "partecipare" alla sua cura.
La fase più delicata sarà dopo la nascita della sorella: sia lei che inizialmente in maniera più incisiva suo marito dovrete dedicare alcuni "momenti esclusivi" alla figlia più grande, prendendola da sola e portandola a fare qualche attività molto gradita, in seguito, almeno un pomeriggio la settimana potrà "tirare" il latte e lasciare suo marito con la neonata per qualche ora, mentre lei si dedicherà all'altra figlia.
In tal modo la gelosia dovrebbe manifestarsi in maniera più attenuata.
Cordialmente
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Parla e mangia male... |
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Sono molto triste per mio nipote (figlio di mio figlio M.).
Il bambino ha 2 anni e 6mesi è stato sempre imbottito a forza con pappe e omogeneizzati... Cammina è sveglio ma mangia poco (non mastica) e non parla bene. Però si fa capire.
La mamma è stata severa con lui e pure la sua famiglia materna: dicono che i bambini vanno educati da piccoli...
Il bambino raramente mangia a tavola con loro, anche la babysitter è severa. Ora il bambino va alla scuola materna, non esiste più la baby sitter: il bambino viene portato da una logopedista.
Io sono molto preoccupata per mio nipote, informo che io ho suggerito sia a mia nuora che a mio figlio di cercare di essere più dolci con il bambino, di giocare di più di non mettere sempre il bambino davanti al televisore...
di metterlo a tavola con loro e con parole delicate dire questo si fa questo no, insomma di educarlo. Ecco, da questo episodio sono stata allontanata da mio nipote. Lui mi cerca e quando mi vede esulta e dice no nonna apotto no vieni ca...
Chiedo a lei un consiglio e un suggerimento un aiuto e se sbaglio me lo dica, io sono solo preoccupata che il bambino non parla e non mastica.
Grazie di tutto la ringrazio anticipatamente.
Saluti nonna triste.
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Anche se non conosco approfonditamente la situazione riguardo suo nipote, posso comunque dirle che i consigli che lei ha cercato di dare a suo figlio sono estremamente corretti.
Se non ho capito male il bambino avrebbe qualche difficoltà nel muovere la bocca, da lì difficoltà nell'articolare la parola e nel masticare i cibi.
Certamente sarebbe necessario evitare di mortificare eccessivamente il piccolo con uno stile educativo troppo severo, mentre sarebbe sicuramente opportuno farlo sentire sostenuto negli sforzi che deve affrontare, anche con l'aiuto di una logopedista, per correggere questo piccolo difetto.
Mangiare a tavola con i genitori che lo gratificano per i progressi, anche piccoli, coccolarlo e farlo sentire accettato, non significa lasciar correre se qualche volta si comporta nella maniera sbagliata o rifiuta di fare qualche esercizio, ma sicuramente è fondamentale per aiutarlo nel suo difficile percorso di crescita (dover correggere un difetto anche piccolo a 2 anni e 6 mesi non è cosa da poco).
Credo dunque sarebbe importante riparlare con suo figlio, consigliandogli magari di intraprendere un percorso di terapia familiare insieme alla moglie per accettare meglio il compito di crescere il loro figlio.
Cordiali saluti
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Gelosia nei confronti della sorellina |
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Buonasera, le scrivo perché non so più cosa fare.
Ho due figlie, una di 28 mesi e l'altra di 4 mesi. La più grande non ha mai dato nessun tipo di problema ma ultimamente assume un comportamento che per me è molto strano: spesso si siede in un angolino della casa e mi guarda, piange senza un apparente motivo e vuole stare costantemente in braccio.
Da 4 mesi va al nido, non ha mai dato nessun problema ma adesso per me è diventato un incubo anche coccolare la sorellina per il terrore che si ingelosisca. Mi chiedo se sia normale un comportamento simile.
Grazie
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Gentile signora, è del tutto normale che la sua bambina più grande manifesti in qualche maniera una forma di gelosia nei confronti della sorellina, tanto più se ciò avviene in concomitanza con il suo inserimento al nido.
Che tali manifestazioni avvengano in "differita" (è passato un po' di tempo) dipendono dal fatto che inizialmente i bambini tendono a cercare di compensare la loro gelosia tentando di reprimerla per non "dispiacere" ai genitori, i segnali comunque prima o poi emergono.
In questi casi il consiglio è quello di creare alcuni momenti di "presenza sclusiva" da parte dei genitori, ovviamente a turno, nei quali prevedere attività piacevoli da svolgere insieme a vostra figlia.
Inoltre sarebbe importante coinvolgerla nelle operazioni di "cura" della sorellina (aiutare a farle il bagnetto, a cambiarle il pannolino...).
In tal modo la bambina si rende conto che né la nascita della sorellina né l'inserimento al nido hanno compromesso in alcun modo l'affetto che i suoi genitori provano per lei.
Con un po' di pazienza i comportamenti che mi descrive dovrebbero attenuarsi.
Cordiali saluti
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Non potrà avere la sorellina |
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Buongiorno, ho una bambina di 5 anni e mezzo e purtroppo non possiamo avere altri figli poichè mio marito dopo quasi un'anno di chemioterapia è diventato sterile.
In classe della mia bambina quest'anno, per l'appunto due bambine aspettano un fratellino, tra cui la sua amichetta dai tempi dell'asilo nido.
Appena l'ha saputo si è messa a piangere ed anche la maestra mi ha detto che in classe si è intristita l'ha abbracciata e le ha detto: "io non lo posso avere".
Ora invece è passata alla sorellina immaginaria, che io forse aspetterò ed a cui ha dato anche il nome:Melissa.
Come mi devo comportare? io non sò cosa rispondere quando mi domanda perchè lei non lo può avere.
Mi può aiutare??
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Gentile signora, la cosa migliore da fare in questi casi è cercare di essere il più possibile sinceri con la bambina spiegandole, in maniera adeguata all'età, che purtroppo a causa di un problema di salute non le sarà possibile avere fratellini.
Certamente la piccola avrà bisogno di tempo per elaborare la situazione, ma è importante la realizzazione del fatto che non è a voi che manca la volontà di avere un altro bambino, anzi sarebbe ben accetto, ma purtroppo nella vita ci sono cose anche molto belle che possono diventare impossibili.
Per quanto riguarda la creazione della sorellina immaginaria, questa non deve essere contrastata anche se potrebbe essere sostituita da un piccolo animale da compagnia, magari anche poco impegnativo (un cricetino, una coppia di pappagallini.....) che permetta alla piccola, prendendosene cura, di elaborare il dispiacere ed accettare la realtà.
Dato che, oltre al "lutto" per non poter avere un fratellino, la piccola è anche preoccupata per il padre (sicuramente ha captato qualcosa riguardo la gravità della situazione, anche se mi auguro in via di risoluzione), sarebbe importante che potesse passare un po' di tempo sola con il babbo svolgendo qualche attività piacevole come andare insieme al cinema o al parco.
In tal modo, entro breve tempo dovrebbero passarle le crisi di "tristezza" legate al pensiero di non poter avere la sorellina tanto desiderata.
Cordiali saluti
Massimo Mangani
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Sonno polifasico |
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Salve, sono diventato da poco papà e i continui impegni con mio figlio e con i miei studi universitari mi constringono a rimanere sveglio anche la notte. Ho sentito parlare del cosiddetto sonno polifasico che consiste nel dormire 6 volte nell'arco delle 24 ore per soli 30 minuti. Vorrei un suo parere. Crede sia un metodo applicabile? Grazie a prescindere!
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Purtroppo la gestione del sonno nei neonati risulta sempre estremamente complessa e, nonostante le svariate teorie con conseguenti tecniche proposte, spesso i primi mesi di vita del bambino risultano "drammatici" sotto questo punto di vista.
Sul sonno polifasico personalmente nutro forti dubbi anche se magari un tentativo può sempre essere fatto.
Personalmente, con i miei figli ho adottato un sistema abbastanza drastico che comunque qualche risultato lo ha fornito: cercare il più possibile di evitare che dormissero di giorno.
Ovviamente non sempre ciò risulta possibile, tuttavia sarebbe opportuno regolare il sonno del neonato in tal senso (si dorme la notte.)
Con il passare dei mesi sicuramente la situazione "sonno" tornerà alla normalità e, per usare un linguaggio non molto scientifico, bisogna aver pazienza.
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Le consegne scolastiche |
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Salve, mia figlia di 9 anni frequenta la quarta elementare e ha problemi nel capire le consegne che le vengono assegnate specialmente nelle ore di matematica.
L' insegnante dà un compito da fare e ogni volta gli altri bambini partono ad eseguirlo e lei invece nel momento che c è da usare la logica si "perde".
Mia figlia non ha nessun problema, solo che appena vede un minimo di difficoltà nel capire un esercizio non sta nemmeno li a provare, a capire come funziona ma dice subito: "io non son capace di farlo" di conseguenza come dicevo prima in matematica prende sempre brutti voti.
Cosa mi consiglia? assumere una persona che le faccia ripetizioni? le insegnanti mi hanno consigliato di rivolgermi a un pedagogista della mia asl per vedere di risolvere questo problema.
La ringrazio
Distinti saluti
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Direi che il consiglio di rivolgersi ad un pedagogista è da prendere in considerazione poiché prima di tutto sarebbe bene escludere la possibilità che sua figlia soffra di un DSA nell'area logico-matematica (per esempio discalculia). In tal caso le ripetizioni si rivelerebbero del tutto inutili mentre sarebbero necessari interventi mirati per risolvere il problema (che è perfettamente risolvibile e non comporta alcuna compromissione dell'area cognitiva).
Una volta escluso il disturbo, potrebbe essere utile rivolgersi a qualche esperto che possa fornire a sua figlia gli strumenti per risolvere correttamente i compiti di matematica.
Cordiali saluti
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Riposino dopo pranzo |
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Egregio dott. Mangani
le chiedo se è nella norma alla scuola matena far poggiare la testa dei bambini (5 anni) sul banco per 10 minuti dopo pranzo.
La maestra di mia figlia mi ha presentato la cosa dicendo che lo fà per far riposare gli occhietti; al momento non mi è sembrato tanto sbagliato, a patto che i bambini non la vivono male, poi mi sono chiesta se era giusto. Forse la maestra è anziana e ormai stanca?
Grazie. |
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Gentile genitore,
credo che sia del tutto normale far riposare i bambini dopo pranzo proponendo attività tranquille e ciò che la maestra di suo figlio propone mi sembra una cosa del tutto normale. Ovviamente è necessario tener presente che se qualche bambino si rifiuta, non gli va imposto.
Cordiali saluti. |
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E'arrivato il fratellino... |
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Buonasera,
sono una mamma che ha bisogno di aiuto e consigli per la sua bimba di 20 mesi che da 1 mese ha la compagnia del suo nuovo fratellino.
La mia piccola è diventata molto nervosa e ogni occasione è buona per diventare capricciosa e scontrosa. Amava tanto fare lunghe camminate invece adesso fa pochi metri e poi vuole venire in braccio. Quel che è peggio è che la sera, prima di andare a nanna: il delirio.
Lei è iper attiva e nel lettone diventa una matta... mentre allatto il piccolo lei salta di quà e di là, urla, non ascolta assolutamente quello che le si dice e sono costretta così a cambiare stanza per poter permettere al piccolo di dormire dopo che magari nervosamente le ho dato anche una sculacciata (di cui poi mi pento...).
La notte nel sonno urla più volte "mamma" e spesso mi ritrovo a dover cambiare durante la notte il piccolo con lei che si sveglia e che non vuole che mi allontani.Tutto è un capriccio e non capisco più in che misura io debba riprenderla... sono seriamente in difficoltà.
In più, non riposando io stessa molto bene, rimango molto nervosa per cui reagisco ai suoi capricci spesso in maniera nervosa rendendomi conto che questo atteggiamento è deleterio, ma cosa devo fare???
Qual è il modo giusto per evitarle la sofferenza? Al fratellino vuole bene, lo abbraccia , gli da i baci ed è persino gelosa se qualcuno prova ad avvicinarsi ma lei non è più solare e serena come prima e a me spiace da morire.
Prima che nascesse il fratellino, la piccola dormiva nel suo lettino e verso mattina mi chiamava perchè voleva farsi coccolare un pò nel lettone. Con la nascita del fratellino e i continui pianti notturni, per evitare che si svegliasse tutte le volte anche il piccolo, ho messo la piccola nel lettone: ora non riesco più a farla dormire nel lettino suo.
Nonostante questo però spesso la piccola agitata si sveglia mentre sto allattando il piccolo e non si addormenta fino a quando non metto a letto il piccolo ma questo vuol dire che viene con me anche in bagno per il cambio pannolino... questo accade ovviamente anche nelle ore notturne considerato che il fratellino, mangia ogni 4 ore. In sala è predisposto il letto per la piccola e vorrei quindi capire se può essere utile, o comunque intelligente, spostare la piccola lì, magari facendola comunque addormentare con me, ed insieme spostare nella stessa stanza anche il piccolo anche se chiaramente per me la gestione diventa più complicata dovendomi spostare di poppata in poppata da una stanza a un'altra.
Se comunque questo fosse utile a risolvere la situazione di malessere, comunque lo farei. Qual è il suo parere in merito?
Non vorrei aggiungere altro sconforto alla piccola.
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La soluzione mi sembra ragionevole, direi che il tentativo di mettere la piccola a dormire insieme al fratellino dopo averla fatta addormentare con voi potrebbe risolvere il problema che, comunque, si attenuerà una volta che il fratellino smetterà di poppare, dato che ciò provoca ovviamente una profonda gelosia.
Cordiali saluti
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Non riesce a disegnare |
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Buongiorno,
sono una mamma di una bimba di 4 anni, Martina. Prima non mi ponevo grandi quesiti, perché mi sembrava una bambina molto vivace e intelligente, ma quando la maestra mi ha fatto notare che rispetto ai suoi coetani è molto indietro nel disegno, nel tagliare con le forbici, ho iniziato a notarlo anche io.
Quando provo a farle fare un disegno, dice sempre "non ce la faccio" e continua a fare i soliti "geroglifici" e disegni molto stilizzati, quasi irriconoscibili. Se però insisto ho l'impressione di fare peggio, sembra impaurita... non so che fare. La maestra mi ha detto che anche nei lavoretti e attività a scuola è molto indietro e non si concentra. Come è meglio comportarsi in questi casi?
La ringrazio in anticipo.
Saluti,
Sabrina P. |
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Gentile signora,
direi che per il momento è molto importante non forzare sua figlia a disegnare, ma cercare di interessarla alle attività grafiche magari accompagnandola a mostre di pittura dedicate ai bambini o facendola partecipare a laboratori. Contemporaneamente è importante monitorare la situazione e, se dovesse persistere questa difficoltà, cercare di fare una valutazione specialistica al fine di escludere possibili disprassie o disturbi specifici.
In particolare con l'età scolare potrebbero insorgere disturbi specifici dell'apprendimento che, se corretti tempestivamente non hanno alcuna incidenza nel normale sviluppo cognitivo del bambino.
Cordiali saluti. |
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Lievi traumi infantili |
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Buon giorno,
la sera di Hallowen hanno suonato alla porta ed ha aperto mio figlio di 3 anni: si e' visto davanti dei bambini con le maschere e da allora è spaventatissimo. Non dorme piu' nel suo letto ma con noi, non si muove da una stanza all'altra da solo e tante altre cose.
Cosa posso fare.
Grazie. |
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Gentile genitore,
prima di tutto è necessario rassicurare suo figlio spiegandogli che quelle indossate dai bambini erano soltanto maschere e, se necessario portarlo in qualche negozio per fargliele vedere da vicino, facendogliele toccare e magari indossare. Per adesso lasciate che la sera si addormenti nel lettone, narrandogli storie rassicuranti, poi portatelo nel suo lettino.
Questo tipo di "lievi traumi" tendono a risolversi con il tempo ed un po' di pazienza.
Cordiali saluti. |
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Pipì? Uffa no! |
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Egregio Professore,
ho un problema con la mia bambina Laura di poco più di 3 anni. Ha da poco iniziato l'asilo. Il pannolino lo toglie, però ha problemi ad andare in bagno, nel senso che si rifiuta categoricamente.
Ogni tanto fa la pipì nel vasino, ma niente di che. All'asilo, fino a 2 giorni fà, riusciva a trattenere la pipì, adesso piange dal dolore perché le scappa da morire ma si ribella alle maestre che cercano, disperatamente, di convincerla ad andare in bagno. Cosa posso fare in proposito per convincerla che non c'è niente da temere? Pensavo al ricatto: io le porterei via un peluche a cui è molto affezionata, con la promessa di ridarglielo non appena fa quello che deve fare in bagno. Pensa che sia saggio o sbagliato?
Ringrazio sentitamente per l'attenzione
Marilena
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In questi casi sarebbe molto più indicato "aggiungere" piuttosto che "togliere", nel senso che sarebbe bene pensare a qualcosa di molto gratificante per sua figlia, sottoforma di attività piacevole da proporle ogniqualvolta le maestre le dicono che ha fatto la pipì a scuola.
Sarebbe opportuno sottoscrivere una sorta di "contratto" per cui se le maestre danno l'O.K. (è ovviamente necessaria la collaborazione delle insegnanti), all'uscita della scuola si va al cinema, a fare un gioco insieme, si può invitare un'amichetta a casa....
con un po' di pazienza la situazione dovrebbe sbloccarsi.
Cordiali saluti.
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Primina si o no? |
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Gent.le Prof. Mangani,
le scrivo per avere un consiglio e perché ho avuto modo di apprezzare la competenza delle sue risposte.
Sono la mamma di una bambina che compirà 5 anni il prossimo agosto 2012 e sto valutando la possibilità di iscriverla in “primina”, non perché sia particolarmente precoce ma per il semplice fatto che mi sembra pronta ad iniziare un percorso più strutturato.
Non ha manifestato nè al nido, nè alla materna, alcuna difficoltà di inserimento, anche se su questo abbiamo lavorato “prima, durante e dopo”, con fiabe, in team con delle educatrici straordinariamente brave, cercando di non farle maturare alcun senso di abbandono ma lasciando passare il messaggio che il distacco fosse temporaneo e naturale (dettato dal lavoro di mamma e papà e dalla lontananza dei nonni), raccontandole del nido/materna come di un posto in cui è bello stare insieme agli altri e facendole sentire quanto l’avessimo pensata durante la giornata. Siamo stati facilitati in tutto ciò dall’affetto che la bimba dimostra di avere maturato per noi.
Dorme tranquillamente, accetta le regole anche se cerca di “portare acqua al suo mulino” con i suoi ragionamenti e, nei tempi, ha parlato, camminato, tolto il pannolino e abbandonato il ciuccio. Cerca di scrivere a modo suo, riesce a leggere in stampatello e fare le prime semplici operazioni di addizione, non forzata ma imparando a furia di fare domande su domande (che lettera è questa?... ).
E’ caratterialmente aperta e talmente chiacchierona che (ci dicono) “fa parlare anche i muri”.
Abbiamo, tuttavia, paura di prendere una decisione sbagliata e di non fare ciò che sia giusto per lei (in un senso o nell’altro). Abbiamo sentito i pareri di altri genitori, insegnanti, nonni, amici, psicologi e quasi tutti lo sconsigliano perché perderebbe “un anno di giochi” e “c’è tempo per studiare” e perché il problema non è tanto legato alla “capacità di apprendimento” quanto ad uno “sviluppo emotivo” non ancora compiuto in un cinquenne, tanto che, nel dubbio, pensiamo che forse sia più giusto... lasciare stare...
Premesso che ciascun caso è un caso a sé, quale è il suo parere in merito?
Grazie.
Cordiali saluti.
Florinda.
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Gentile signora,
personalmente non sono molto favorevole ad anticipare l'inizio del percorso relativo alla scuola primaria proprio per il fatto che, come lei giustamente dice, da un punto di vista "emotivo" ciò può a lungo andare, essere controproducente.
Nella mia esperienza di insegnante incontro spesso alunni che hanno iniziato anticipatamente la scuola primaria e devo dire che, se didatticamente sono generalmente ben preparati, mostrano sovente una certa fragilità e spesso si sentono "caricati" di una responsabilità eccessiva.
Il rischio è quello di farne degli "angeli caduti" (termine usato dal pediatra americano Mel Levine) poiché se disgraziatamente dovessero sperimentare un fallimento durante il loro percorso scolastico, per loro si trasformerebbe in una tragedia dalla quale risulterebbe poi difficilissimo venirne fuori.
Ovviamente questa è la mia opinione personale per cui il mio consiglio è quello di sentire anche altre voci e decidere in piena autonomia.
Sperando di esserle stato utile,
la saluto cordialmente.
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Rifiuta i vestiti |
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Ale ha quasi 6 anni ed ha una sorellina di due anni e cinque mesi.
Ale ha iniziato a settembre la prima elementare. E' sempre stata una bambina molto tosta, decisa e indipendente... da circa 1 mese tutti i giorni dice che gli danno fastidio i vestiti "tutti", le mutande, i pantaloni, le maglie, le scarpe e addirittura il lenzuolo e l'imbottitura del letto.
Siamo costretti tutti i giorni, sia per andare a scuola e sia per uscire, a prenderla di peso e caricarla in macchina con una coperta e i vestiti al seguito... E' una lotta estenuante per noi ma anche per lei... non riusciamo a capire perchè rifiuti i vestiti, dice che sono troppo stretti, troppo larghi, non gli piacciono... etc...
Quando la sgridiamo e le impediamo di fare quello che vuole ci dice brutte parole urlandoci "cattivi" ed altre parole...
Stiamo vivendo in assedio da nostra figlia, non riuscimo più ad avere una giornata "normale".
Saluti.
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Gentile sig. A.,
il comportamento di sua figlia potrebbe essere riconducibile ad una situazione di stress coincidente con l'inizio della scuola elementare che, notoriamente richiede un impegno sempre maggiore.
Sommato alla fisiologica gelosia nei confronti della sorellina, ciò può determinare la ricerca di attenzione da parte di vostra figlia manifestata con il sistematico rifiuto dei vestiti.
Il mio consiglio è quello di mostrasi piuttosto decisi nei suoi confronti e contemporaneamente cercare alcune strategie per gratificarla.
Sarebbe per esempio opportuno che, almeno un giorno la settimana fosse dedicato esclusivamente a lei (lasciando magari la sorellina dai nonni), svolgendo attività gradite e trascorrendo il tempo insieme.
Questo potrebbe essere il premio da proporle se, ad esempio, in una settimana almeno due volte va a scuola senza bizze, se funziona si alza il "target" a tre giorni e così via.
In tal modo la voglia di ricevere un premio gratificante dovrebbe attenuare il comportamento-problema.
Cordiali saluti.
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Nel lettino |
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Gentil Dottor Mangani,
le chiedo un consiglio sulla nanna e sull'attaccamento al seno.
Il mio bambino ha quasi 17 mesi e fino al 9° mese ha poppato più volte al giorno, poi fino al 14° mese solo la notte. Lo svezzamento è avvenuto a causa di una gastroenterite e non per una sua scelta. Ma nonostante ciò quando ha un fastidio, voglia di coccole o fame viene in braccio a me e vuole "frugare" tra le poppe.
Questo naturalmente si accentua dopo pranzo o nelle ore serali.
Dopo il 14° mese ho sostituito alla poppa il rito della nanna, il passeggiare tenendolo in collo, e la nanna insieme a me nel lettone (che frequentava e frequenta sempre molto volentieri) ma sempre con la sua manina lì.
Poi ho iniziato a mettere delle musiche rilassanti o ultimamente a raccontargli delle favole. Devo dire che anche se ci impiega parecchio a dormire (in base alla stanchezza anche un'ora e mezzo) la cosa sta funzionando, e anche se dopo devo sempre spostarlo nel suo lettino per me e la mia schiena la cosa è già migliorata! Purtroppo se si sveglia per fame nel cuore della notte, dopo resta nel lettone perché credo che avendo il sonno più leggero si accorge subito se viene spostato. Ora sto provando anche a mettere un pupazzetto tra le sue braccia quando si addormenta.
Quello che volevo sapere da lei è se sto facendo bene nei modi e nei tempi, perché non vorrei correre troppo ma nemmeno lasciarlo troppo attaccato a me. Finora con la scusa della poppa è sempre stato molto attaccato ma non vorrei renderlo troppo mammone e poco indipendente. Ho sempre messo il suo benessere davanti al mio, dorme ancora con il lettino in camera nostra dati i risvegli notturni, ma quando dormirà tutta una notte filata vorrei metterlo finalmente nella sua cameretta.
La ringrazio per l'attenzione.
Cordiali Saluti.
la mamma di Dario
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Gentile signora,
non esiste un'età "precisa" per far dormire i bambini nella loro cameretta, tutto dipende dal livello di accettazione del distacco e pertanto la cosa deve avvenire gradualmente, sia per permettere al piccolo di elaborare la nuova situazione, sia per non far perdere ore di sonno preziose ai genitori, dato che la loro serenità è fondamentale per la serenità del bambino.
Direi che le converrebbe fare un tentativo quando il bambino inizierà a dormire nel suo lettino in camera vostra per un'intera notte senza svegliarsi.
A quel punto sarebbe opportuno cominciare a farlo addormentare nel lettino in camera sua o, se dovesse svegliarsi di notte, addormentarlo in camera vostra e poi riportarlo nella cameretta.
In alcuni casi i bambini accettano poco volentieri il distacco notturno, specialmente se hanno subito un' interruzione improvvisa dell'allattamento (come nel caso di suo figlio), ma con molta pazienza e soprattutto con estrema delicatezza arrivano ad accettarlo senza alcun problema.
Cordiali saluti.
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Il Pescatore e il Genio |
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Buonasera Prof. Mangani,
ho una bimba di 30 mesi e da un mese circa frequenta l'asilo nido. Io lavoro e la bimba prima del nido, la mattina stava con i miei suoceri che poi a mezzogiorno la portavano dai miei genitori dove pranzava e successivamente portata a casa nostra e addormentata da mia mamma piochè io arrivo verso le 15. Fin qui, tutto abbastanza regolare ( bizze a intermittenza ma sopportabili).
Adesso succede un fatto insolito che però mi fa star male: la bimba rifiuta i nonni paterni quando la vanno a prendere al nido e purtroppo sembra anche me prediligendo mia madre.
Al nido rammenta solo lei e raramente noi genitori, quando è a casa vuole andare da lei e questo posso anche capirlo perché ci passa la maggior parte del tempo, ma quello che mi preoccupa un po' è che quando si trova in un qualsiasi posto e vede arrivare qualcuno di noi familiari va in preda ad una vera e propria crisi isterica. Io cerco di calmarla in modo affettuoso ma la cosa comincia a farsi difficile, spesso, lo fa anche con mia madre nonostante " la preferisca " a noi altri.
C'è da dire che questa reazione l'ha sempre un po' avuta ma adesso si è accentuata parecchio.
Per il resto è una bimba intelligentissima, socievole, parla benissimo, mangia di tutto ed il suo sonno è tranquillo. Le educatrici mi dicono che è una bimba con un quoziente intelletivo superiore alla sua età e che nel contempo ha un carattere molto forte, ma comunque domabile.
L'inserimento al nido non è stato affatto complicato infatti anche a casa rammenta speso le educatrici e gli altri bimbi.
Da cosa può dipendere questo comportamento e cosa devo fare per evitare il più possibile queste sue manifestazioni "isteriche"?
La ringrazio per i preziosi consigli che vorrà darmi.
La saluto e attendo una sua risposta a breve perchè con questo fatto sono psicologicamente a terra.
Saluti,
Nicoletta
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Gentile signora,
c'è un'antica fiaba de "Le Mille e una Notte" dal titolo "Il Pescatore e il Genio" che, a detta del grande psicoanalista infantile Bruno Bettelheim spiega alla perfezione il rifiuto che talvolta i bambini mostrano verso i propri familiari dopo aver trascorso molte ore lontano da loro.
Vi si narra la storia di un Genio che, rinchiuso in una lampada promette a chiunque lo avesse liberato ricchezza fino alla fine dei suoi giorni.
Trascorsi 100 anni senza che sia venuto nessunno a liberarlo, il Genio promette che chiunque avesse fatto cessare la sua prigionia, avrebbe avuto a disposizione tutti i beni della Terra.
Dopo altri 100 anni il Genio decide che l'unica cosa che avrebbe fatto, sarebbe stata quella di esaudire tre desideri al suo liberatore ma... nulla per altri 100 anni.
Così il Genio, sempre più arrabbiato promette che, chiunque lo avesse liberato, sarebbe stato ucciso senza pietà...
Questo è esattamente lo stato d'animo che molti bambini hanno quando vengono lasciati dai genitori o dai nonni all'asilo nido, vivendo il distacco da essi come una forma di abbandono.
Il bambino inizialmente desidera rivedere i propri cari, ma più passano le ore più la rabbia aumenta ed ovviamente anche la voglia di "dare una lezione"!
Non bisogna poi dimenticare che all'asilo nido le attività sono molto piacevoli, dunque è necessario mettere in conto che l'eventualità di rimanerci più tempo non è poi così male...
I fronti su cui lavorare in questi casi sono due: da un lato parlare al bambino spiegandogli che il babbo e la mamma non lo lasciano per cattiveria ma perché devono lavorare e che il loro amore per lui è sempre vivo, anche quando non li vede; dall'altro lato fare attività piacevoli che, chi va a prendere la piccola a scuola dovrebbe svolgere insieme a lei (meglio se i genitori).
E' importante poi tener presente che con la crescita questo tipo di fenomeno cessa senza alcun problema, a patto che i genitori non abbiano sensi di colpa e soprattutto non li facciano percepire ai figli.
Cordiali saluti.
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Troppe bizze e poco ascolto! |
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Gentile dottore,
le vorrei esporre un quesito su mia figlia di quattro anni e mezzo.
Da quando è piccola è sempre stata testarda e determinata. L’anno scorso faceva in media tre bizze al giorno ma dopo tanta fatica siamo riusciti a superarle. Ora, nuovamente si ripropone la sua testardaggine nel fare quello che vuole e quindi non ascolta ciò che io e mio marito le diciamo: per andare a fare la doccia, puntualmente ci fa dannare iniziando a buttarsi in terra e ad urlare.
Conseguenza?! Mio suocero, che abita al piano di sotto, arriva subito a consolarla perché non la vuole sentire piangere.
Mi puo’dare qualche consiglio in merito.
La ringrazio per ora e porgo distinti saluti.
Silvia mamma di Benedetta.
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Gentile signora,
le bizze nei bambini sono piuttosto normali e spesso ci sono periodi nei quali sono più frequenti e "rumorose".
Nel caso di sua figlia c'è poi da considerare il carattere "forte" e la voglia di mettervi alla prova ed è per questo che la bizza diviene ancora più "scenica".
Per prima cosa sarebbe necessario eliminare l'intervento dei nonni poiché questo, anche se fatto in buona fede, tende a rinforzare il comportamento negativo: la bizza provoca una reazione positiva (le coccole dei nonni) e quindi viene ripetuta.
La cosa importante è non lasciare che il pianto e gli strilli modifichino le vostre decisioni, pertanto se la decisione è quella di fare la doccia, la doccia deve essere fatta anche se ciò provoca la reazione negativa della piccola (per il troppo pianto non è mai morto nessuno!)
Per limitare le bizze è importante gratificare la bambina quando svolge l'attività o il compito da voi previsto senza piangere e strillare, per cui prima di fare la doccia (per proseguire nell'esempio da voi portato) sarebbe bene spiegare a vostra figlia che se si comporta bene dopo ci sarà un premio, meglio se non materiale (caramelle o giocattoli), ma sottoforma di un'attività da lei particolarmente gradita (un gioco insieme a voi, la lettura di una fiaba... ).
In tal modo la bizza inizierebbe ad essere percepita come qualcosa di negativo, mentre l'accettazione di ciò che voi le proponete porterebbe un beneficio.
Nel giro di poco tempo le bizze si ridurrebbero drasticamente.
Cordiali saluti.
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Strani atteggiamenti |
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Caro pedagogista,
ho una amica che ha una nipotina di 2 anni e 6 mesi che spesso è in compagnia del nonno.
Da un pò di tempo ha notato che il nonno gurda la bambina in maniera un pò strana. Ma siccome era solo una impressione non ha dato moto peso a questi sguardi.
Da circa una settimana la bimba ha paura della figura maschile in genere (l'età non ha alcun peso).
Inoltre, la bimba, in macchina mentre si recava con la madre e la nonna a fare la spesa ha chiesto esplicitamente alla nonna: "nonna mi tocchi la pata... "
La nonnna ha fatto presente alla madre la frase della bambina ma la madre ha negato che la figlia avesse detto tale frase.
Questa mia amica è molto preoccupata e non sappiamo cosa fare per venire in aiuto alla bimba, per cui chiediamo aiuto a lei perchè ci possa indirizzare su cosa fare e soprattutto su quali segni possiamo osservare dalla bimba.
Inoltre, è molto preoccupata per la delicatezza dell'argomento, perché non vuole ferire o creare grossi attriti familiari.
Grazie della sua attenzione, saremmo molto grate se ci aiutasse o indirizzasse su cosa fare.
Cordiali saluti,
L.
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Gentile signora,
data la delicatezza dell'argomento la cosa migliore da fare è portare la bambina a fare un consulto psicologico, oltreché una visita pediatrica, uniche vie per poter rilevare un qualche abuso ed eventualmente muoversi di conseguenza.
L'importante è agire il prima possibile poiché, in caso i sospetti dovessero rivelarsi fondati, più il tempo passa più il danno psicologico aumenta.
Riguardo gli specialisti cui rivolgersi, direi che il primo contatto dovrebbe essere con il pediatra di base che sicuramente saprà consigliarvi per il meglio.
Cordiali saluti .
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Rifiuto per il disegno |
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Buona sera,
mio figlio ha 4 anni. Non vuole disegnare o fare i lavori a scuola.
Fino all'anno scorso l'insegnante mi ha rassicurato dicendomi che andava tutto bene. Successivamente mi ha consigliato di portarlo da un pedagogista perché ha bisogno di aiuto ad essere piu' disciplinato.
E' da questa estate che cerco un pedagogista non privatamente ma tramite le strutture sanitarie, che mi possa aiutare a capire se e' un problema del bambino perché non ascolta l'insegnante.
Ho preso appuntamento con un ospedale della provincia di Milano in neuro psichiatria infantile.
Premetto che a casa taglia, disegna a modo suo, e colora dentro i bordi.
Per noi e' una grande preoccupazione perché potrebbe avere difficoltà alle elementari.
Grazie per il consigli.
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Credo abbiate fatto la cosa giusta,
infatti rifiutarsi di disegnare potrebbe essere un sintomo di qualche difficoltà legata all'insorgenza di un Disturbo Specifico dell'Apprendimento che, se individuato per tempo può essere tranquillamente risolto attuando strategie specifiche (il DSA è un disturbo assai frequente, che si evidenzia in età scolare e che non compromette assolutamente lo sviluppo intellettivo del bambino, tanto che ne hanno sofferto illustri personaggi quali J.F. Kennedy e addirittura Einstein!).
Il consulto psicopedagogico è l'unica soluzione per tenere sotto osservazione l'evolversi della situazione.
Cordiali saluti.
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Vive i genitori come figure negative? |
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Salve,
vorrei capire se mio figlio che ha tre anni e mezzo vive noi genitori negativamente, o se è una fase normale a questa età.
Spesso infatti se gli vietiamo una cosa ci dice che siamo cattivi e motiva dicendo che l'abbiamo picchiato quando non è assolutamente vero.
Noi non lo picchiamo mai, a volte lo teniamo fermo se fa le bizze, cerchiamo di fare in modo che ci guardi negli occhi quando gli parliamo e lo teniamo per le guance per evitare che lui si giri e non ci ascolti, ma nulla di più!
Forse siamo troppo bruschi? Una volta mio marito gli ha dato un bacio sul dito e lui ha reagito dicendo: uffa, non mi dare un morso!
Questo non accade sempre, ma quando è nervoso, magari come reazione a qualche nostro no.
Io temo che in lui ci sia un'immagine negativa di noi e questo mi fa sentire in colpa quando cerco di restare ferma su alcune poche regole come lavarsi i denti, vedere solo una volta il cartone o uscire di casa nell'ora opportuna smettendo di giocare.
Stò inoltre cercando di abbracciarlo e coccolarlo di più perchè ho pensato che forse non è sufficientemente abituato alla fisicità positiva.
Grazie,
Ele.
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E' del tutto normale per un bambino di tre anni mettere alla prova i genitori al fine di ottenere una maggiore elasticità sulle regole.
Evidentemente vostro figlio sta cercando di capire quale sia il limite oltre il quale è meglio non andare ed ha individuato perfettamente il vostro punto debole dove, ovviamente, colpisce in maniera decisa.
Il consiglio è quello di continuare a mostrare rigidità sulle regole che voi ritenete più importanti, senza ovviamente far mancare l'affetto a vostro figlio che, se troverà davanti a sé un "muro di gomma" smetterà presto di attuare i comportamenti che mi avete appena descritto.
Naturalmente si intuisce nel bambino un carattere piuttosto forte, dunque saranno molti i periodi durante la crescita nei quali sarà necessario ribadire il rispetto delle regole.
Cordiali saluti.
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Addio pannolino |
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Buongiorno Prof. Mangani,
da tre giorni, d'accordo con l'educatrice del nido, ho tolto di giorno il pannolino alla mia bimba di due anni e mezzo.
A parte qualche comprensibile incidente di percorso tutto sembra funzionare per il meglio... le mutandine colorate piacciono ed anche l'entusiasmo e l'approvazione di noi genitori la gratificano molto.
però... ci sono dei però:
1) Siccome di notte bagna ancora il pannolino glielo rimetto ma temo che così facendo si crei solo confusione e che possa andare avanti anni a fare la pipì nel pannolino di notte.
Inoltre di pomeriggio per responsabilizzarla ho provato a farla addormentare senza e poi glielo ho messo mentre dormiva e l'ho trovato asciutto, pensavo di provare così anche per la notte, che ne
dice?
2) Già prima di togliere il pannolino ci faceva letteralmente impazzire per pulirla dalla cacca, negando persino di averla fatta pur di tenersela con sé... l'altro giorno mi ha chiesto di rimetterle il pannolino per fare la cacca e ho acconsentito, sto facendo bene? So che alcuni consigliano di non rimetterlo anche a costo di fargliela fare nelle mutandine e/o di creare stitichezza. Cosa è meglio fare?
3) Al nido è un orologio svizzero, fa la pipì nel vasino come l'educatrice la porta in bagno e non fa storie... con noi in casa alla sera si rifiuta di farla, dice che non ha bisogno e lo stesso temo per la cacca.
Dal nido ci dicono che è normale, che in un modo o in altro i genitori un pò devono servire per scaricare le loro frustrazioni, io però sono molto stanca e mi sento davvero troppo messa in discussione.
Grazie.
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Riguardo al primo quesito direi che la notte sarebbe meglio non mettere più il pannolino, magari attuando alcuni piccoli accorgimenti quali far fare alla piccola la pipì verso la mezzanotte e magari non darle troppo da bere a cena e dopo.
Per la cacca direi di scoraggiare l'uso del pannolino e magari, più o meno all'ora in cui è solita farla, metterla sul vasino magari facendola giocare e rendendole tale momento molto piacevole.
Questo dovrebbe valere anche per la pipì della sera, il momento del vasino dovrebbe essere invitante, magari facendole fare giochi o attività piacevoli mentre è seduta.
Capisco la sua stanchezza ma può stare tranquilla che nel giro di un paio di mesi la situazione si normalizzerà sicuramente.
Cordiali saluti
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Aggressività da mancanza del seno |
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Buongiorno,
sono la mamma di un bambino di 21 mesi e avrei bisogno di un Suo consiglio.
Premetto che è ancora allattato al seno che prende ancora "a suo piacimento" durante la giornata.
Da settembre ha iniziato il suo secondo anno di nido (è un nido diverso da quello del 1° anno) e le maestre mi hanno riportato una situazione che mi sta preoccupando. Lui è un bambino molto dolce ma verso le 3 (orario in cui i bambini cominciano ad andare a casa) si trasforma. Alla prima negazione di una maestra, lui si irrigidisce e comincia a morsicarsi oppure a leccare tutto quello che trova o a sbattere la testa al muro. Se la maestra cerca di calmarlo, lui risponde picchiandola.
La ragione, secondo il coordinamento, è l' "astinenza da seno". Arrivato ad un certo orario comincia a sentirne la necessità impellente che, non potendo essere soddifatta, lo fa soffrire e lo fa reagire violentemente. A casa, stessa cosa, se gli rispondo negativamente lui reagisce in maniera aggressiva.
Lei cosa ne pensa? E, domanda 2, come faccio a togliergli il seno? Ci ho provato questa estate, ma lui ha reagito con urla strazianti e io ho ceduto subito. Non riesco a sentire la sua disperazione.
Come posso fare? La prego, mi aiuti.
Grazie in anticipo.
A.
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Gentile signora, direi che il "coordinamento" ha centrato pienamente il problema: il bambino sta sperimentando una forma di abbandono in quanto, il tentativo di togliergli il seno coincide con l'inizio del secondo anno di nido (che per di più è nuovo) e questo crea una profonda ansia in lui, che lo porta, dopo diverse ore all'asilo, a desiderare il contatto con sua madre.
Riguardo al secondo quesito, le strategie per togliere il seno sono svariate: per esperienza personale posso dire che con i miei figli ha funzionato il "renderlo sgradevole". Mia moglie prima di attaccare i piccoli al seno, lo spalmava con un po' di succo di limone.
Certamente all'inizio la reazione è stata comunque rabbiosa, ma nel giro di pochi giorni i bambini hanno iniziato ad accontentarsi solo di coccole senza "seno".
Cordiali saluti
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Sindrome d'abbandono all'asilo |
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Salve,
ho un bambino di 3 anni che è sempre stato buonissimo... capricci solo prima di andare a dormire... mangia tutto... gli piace andare a passeggio e non da mai fastidio...
Inizia l'asilo ed ecco la trasformazione: l'impatto iniziale non è stato dei migliori, pianti a non finire, poi si è tranquillizzato, ma i problemi sono a casa. Quando si innervosisce inizia a buttare tutto per aria, piatto con la pasta, bicchiere, soprammobili... tutto ciò che ha sotto mano in quel momento.
Io lo rimprovero in modo più che deciso e lui piange, ma la cosa che mi fa pensare che sia un problema di attenzioni è che se lo lascio piangere e mi allontano inizia a dire: "no mamma via", "io no solo... io voglio mamma mia..." cosa che prima non faceva.
Non so che fare. Possibile che non devo rimproverarlo quando ha queste crisi di nervi???
In attesa di cortese riscontro, cordiali saluti.
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Gentile signora,
è perfettamente normale che un bambino di 3 anni punisca i genitori appena inizia l'asilo poiché, per quanto accogliente e ben strutturato possa essere, viene comunque percepito come "abbandono".
Il fatto che all'asilo stia tranquillo e si scateni poi a casa è la dimostrazione che la "punizione" che lui infligge è rivolta esclusivamente contro di voi.
In questo caso oltre che punirlo, è necessario trascorrere molto tempo con lui in maniera tale che capisca che il tempo-asilo è soltanto limitato e che l'affetto nei suoi confronti non ha subito alcuna variazione.
Col tempo la situazione dovrebbe risolversi spontaneamente.
Cordiali saluti
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Ma la morte, cos'è? |
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Salve,
alla sera prima di dormire immancabilmente leggo le fiabe classiche alla mia bimba di 2 anni e mezzo.
E' il nostro rito dopo una giornata lontane.
Ultimamente mia figlia mi chiede spiegazioni sulla morte ovviamente contestatualizzata nella fiaba visto che in Biancaneve, La bella addormentata nel bosco ecc. si parla appunto quanto meno di sonno mortale...
Poichè la morte è un tema che personalmente fin da piccola mi ha fatto molto soffrire, mi trovo in difficoltà.
Come si può dare una spiegazione giusta sia per l'età che per il significato della fiaba?
Ringrazio e saluto.
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Il ruolo delle fiabe è estremamente importante per la crescita psichica dei bambini poiché catalizzano le paure e forniscono gli strumenti per poter affrontare le difficoltà nella vita adulta.
Uno dei più grandi studiosi di psicologia infantile, Bruno Bettelheim, ha scritto un libro che si intitola "Il Mondo Incantato", di cui consiglio vivamente la lettura a tutti i genitori, in cui spiega l'importanza di leggere le fiabe classiche ai bambini.
In particolare la fiaba deve essere intesa come "metafora" della vita: il protagonista per maturare deve affrontare delle prove (essere cacciato di casa, abbandonato nel bosco, costretto a compiere un lungo viaggio....) ma tutto poi si risolve positivamente, così come dovrebbe avvenire nella vita reale dove, affrontando nella maniera giusta le difficoltà si impara a superarle.
La morte appare sia come elemento che dà avvio all'avventura (la morte della madre naturale che cede il posto alla matrigna...), sia come punizione per i cattivi.
A seconda dell'età il bambino cui viene narrata una fiaba interpreta la morte in maniera diversa.
Direi che a due anni e mezzo sarebbe opportuno non angosciare eccessivamente il bambino spiegando realmente cosa sia la morte, ma mantenendola sul piano "magico" delle fiabe, soprattutto enfatizzando il fatto che sono i cattivi a morire per punizione e magari evitando per un periodo fiabe eccessivamente angoscianti (non tutte sono adatte alla stessa età, ad esempio a due anni e mezzo sono da evitare fiabe quali Hansel e Gretel, Biancaneve o Raperonzolo che, nelle versioni originali creano molta angoscia, mentre sono assai indicate Cappuccetto Rosso o Le Tre Piume che insegnano come comportarsi correttamente in certe situazioni).
Crescendo sarà opportuno introdurre sempre maggiori elementi riguardo la morte e, verso i 5/6 anni spiegare cosa sia realmente.
Cordiali saluti |
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Trattiene le feci |
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Ho due bambine di 7 e 3 anni e mezzo, ed ho un problema con la piccola.
Dai primi di agosto che siamo andati in ferie è cominciato tutto: quando andavamo a trovare i parenti che non vedevamo da un anno la bimba incominciava a dire mal di pancia, a piangere e voleva stare solo in braccio a me, ora che siamo tornati dalle ferie quando c è qualcosa che lei non gradisce o ha paura (deve mangiare, visite a casa, o devo andare a lavorare) comincia di nuovo a dire mal di pancia, cacca ... poi non fa nè la cacca e basta che la distraggo passa pure mal di pancia.
Questo sta diventando un problema perché ora trattiene la cacca anche 7 giorni (non spinge) devo metterle la supposta di glicerina, quando non vuole mangiare dice "pancia" e piange e da qualche giorno (da quando abbiamo comprato un cucciolo che lei adora) la sera quando bisogna mangiare ( la cena la facciamo sempre a casa di mia mamma , la nonna) non vuole più andare a casa della nonna, ma dice casa mia, poi arriva a casa piange, dice che non vuole mangiare, pancia e cacca... non vuole nessuno vicino e si mette ad un angoletto a guardare la tv, dopo verso le 22 mi chiede da mangiare qualcosa...
L' ho portata dal pediatra, abbiamo fatto l' ecografia totale dell addome, non risulta niente ... cosa devo fare????
mi potete aiutare?
grazie
emilia
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Considerato che si tratta della bimba più piccola, probabilmente sta attraversando una fase di gelosia nei confronti della sorella maggiore dovuta al fatto che, crescendo si rende conto delle differenze, soprattutto a livello di competenze (la sorella va a scuola, legge, scrive è gratificata).
La piccola, trattenendo le feci attua un comportamento che attira l'attenzione e provoca ansia nei genitori e questo la fa sentire considerata.
L'acquisto del cucciolo rappresenta certamente un aspetto positivo ed ovviamente il distacco da esso provoca ulteriore ansia nella bambina, da lì il rifiuto di andare dalla nonna.
Una buona soluzione sarebbe quella di ritagliare alcuni momenti in cui la bimba possa stare da sola con i genitori, senza la presenza della sorella, ma con il cucciolo da poter accudire (andare al parco con il cucciolo per un paio d'ore o stare in casa ed aiutare i genitori a dar da mangiare alla bestiola...)
In tal modo vostra figlia realizzerà che l'attenzione nei confronti della sorella maggiore non significa "abbandono" e che, la separazione dalle "cose" care è solamente temporanea.
Con un po' di pazienza il problema dovrebbe risolversi senza bisogno di ricorrere ad altri espedienti.
Cordiali saluti
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Inserimento soft |
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Buonasera
ormai é passato del tempo dall'inizio dell'inserimento all'asilo nido, ma non vedo grandi risultati.
I mie bimbi continuano a piangere e le maestre mi hanno richiamato all'inizio perché non riuscivano a calmare il grande (due anni e mezzo) e verso gli ultimi giorni comunque piu' di dieci massimo quindici minuti non mi facevano allontanare.
Rimanevo al nido insieme ai miei figli per circa un'oretta e poi mi facevano andare via per quindici minuti circa.
Ma al mattino successivo strilli e pianti precedono l'ingresso al nido.
Ormai siamo agli sgoccioli dell'inserimento, ma la situazione non é buona.
Ci chiediamo io e mio marito se non fosse meglio lasciarli e andar via per piu' tempo al posto di fare questo tipo d'inserimento che dura un'ora al giorno ma per cui non vedo nessun miglioramento ?
Inoltre noi non possiamo prendere piu' giornate di ferie per procedere a fare questo inserimento soft...quindi saremo costretti o a lasciarli ed andar via oppure, cosa di cui noi siamo molto dubbiosi, ma come accennato dalle maestre continuare questo inserimento soft ancora per un po' con i nonni !!!!
Mi puo' dare qualche consiglio in merito ? grazie
cordiali saluti
Maria Teresa
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Direi che tentare un atto un po' più "incisivo" sarebbe la cosa migliore.
Sarebbe opportuno che le educatrici non la facessero tornare dopo 15 minuti, in maniera tale che i bambini possano realizzare che il distacco è inevitabile ed in qualche modo se ne facciano una ragione.
E' compito delle insegnanti attuare strategie per "distrarre" il bambino e calmarne il pianto.
Ovviamente i primi tempi sarà duro andare a riprenderli e i vostri figli cercheranno di "farvela pagare", ma l'importante è non demordere e mostrare decisione.
Cordiali saluti
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Casa, non zona di guerra! |
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Buongiorno.
Scrivo questa mail per chiedere un consulto per il mio bambino di 7 anni.
Il bimbo è figlio unico a causa di mia malattia cardiologica che mi ha impedito di avere altri figli.
E' sempre stato un bambino molto sensibile ed è molto legato a me, sopratutto da quando all'età di due anni e mezzo abbiamo dovuto affrontare una separazione forzata di quasi un mese per mio intervento cardiologico. Premetto che da sempre mi sono occupata io della sua cura (dargli la pappa, farlo dormire, fargli fare i compiti ecc. ecc.) Ad amplificare ancora di più il suo disagio è stata la separazione da suo pardre per più di due anni (mio marito per ragioni di lavoro si è dovuto trasferire all'estero).
Abituarsi a vivere in due (io e il piccolo) non è stato facile ma dopo qualche tempo io e il bimbo abbiamo trovato il nostro equilibrio, tanto è che il suo primo anno di scuola ha avuto ottimi risultati.
Chiaramente si è attaccato molto di più a me. Ogni tanto, quando mio marito veniva a farci visita, al bambino veniva una forma di tic nervoso (una strano verso col naso). Il tic è sempre stato saltuario ma è diventato persistente a gennaio di quest' anno, quando abbiamo saputo che mio marito sarebbe tornato definitivamente a casa.
Chiaramente dal suo rientro abbiamo dovuto nuovamente cambiare le abitudini e l'equilibrio che si era venuto a creare si è incrinato. Ora ci sono discussioni per la televisione, per il gioco e un po' per tutto. Il bambino è diventato strano...
Da sempre ha paura del buio e non riesce a dormire se non tiene la televisione accesa. Si è riempito di mille paure ed è timoroso in generale. Il tic gli è passato ma è diventato disobbediente, fa dei capricci insensati piagniucolando spesso. Poi quando è sgridato ha delle vere e proprie crisi di ira, stringendo i pugni e distruggendo quello che gli capita a tiro. Spesso ha reazioni violente (soprattutto con me) ma poi si pente e allora mi scrive bigliettini e cerca di costruire dei regalini per farsi perdonare ma la volta dopo si ripete tutto da capo. Premetto che le maestre sono entusiaste di lui. Addirittura lo chiamano Cuor contento! E tutti i bambini vogliono giocare con lui (anche se alla fine ha legato davvero solo con un bimbo in particolare). E' sempre stato un amante delle cose sicure, ripetute e anche con gli amici è così: è timido ma una volta che riesce a fare amicizia è davvero adorabile.
Io sono molto preoccupata. Non so più in che modo devo prenderlo. Non so se usare modi duri o se cercare di essere comprensiva, se assecondarlo o mettermi contro di lui. So solo che lo vedo soffrire e io mi sento impotente. Ho paura che un comportamento sbagliato da parte mia possa compromettere la sua crescita e la sua serenità interiore. Mi rendo conto che già così piccolo ha subito molti traumi ma a questo punto vorrei solo aiutarlo a superarli.
Vi chiedo gentilmente di darmi qualche consiglio perchè sono molto in pensiero.
Con stima.
Roberta
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Gentile signora, da un punto di vista emotivo il bambino non ha avuto sicuramente una vita semplice e le dinamiche che mi ha raccontato sono piuttosto complesse e delicate.
Il fatto che a scuola il bambino continui ad essere sereno è tuttavia un fattore estremamente positivo ed un ottimo punto di partenza per migliorare la situazione anche a casa.
Il consiglio che sentirei di darle è quello di rivolgersi ad un terapista familiare di sua fiducia che possa aiutarvi a superare la situazione di difficoltà creatasi con il ritorno stabile di suo marito a casa.
In particolare sarebbe opportuno che l'equilibrio che si era creato fra lei e suo figlio, potesse prendere nuova forma comprendendo anche il babbo in modo tale che la famiglia possa assumere tutte le caratteristiche di "nido sicuro" e non di luogo di conflitto.
Questo è possibile appoggiandosi ad un professionista che sappia leggere le dinamiche ed intervenga nella maniera più adeguata.
Cordiali saluti
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Orario prolungato a scuola |
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Buongiorno,
sono la mamma di un bambino che sta facendo fatica ad inserirsi alla scuola materna.
E’ il suo primo anno ed e’ una cosa normalissima, e su questo sono serena, in quanto so, che piano piano si abituera’ e sono certa che iniziera’ anche a piacergli.
Per ora alla scuola fa solo fino alle 16.00 dalle 8.00 del mattino. Per problemi di lavoro risulto impossibilitata ad andare a prenderlo da fine mese alle ore 16.00 e sto chiedendo alla scuola di permettermi di tenerlo presso la struttura fino alle ore 18.00.
Avrei la possibilita’ di una nonna paterna, ma non abbiamo buoni rapporti, e lei, ogni volta che sta con il bambino, lo stressa cercando di anteporre la sua figura alla mia di madre, con il risultato che il bambino diventa ossessivo verso di me, e terrorizzato anche solo se non mi vede nella stanza in cui e’ lui.
Crede pedagogicamente, che possa danneggiare il piccolo, la mia scelta del tempo prolungato????
La prego mi risponda, mio marito e mia suocera mi sono contro e vorrei avere un parere di una persona esperta
Cordialmente
Giada B.
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La scelta di tenere il bambino separato dai propri familiari tutti i giorni fino alle 18 dovrebbe essere motivata da un' "effettiva necessità" anche se non si può propriamente parlare di "scelta pedagogica sbagliata".
Il problema è che se il piccolo vede quasi tutti i suoi compagni uscire alle 16.00 mentre lui è costretto a rimanere a scuola fino alle 18.00, ciò potrebbe creare una sorta di ansia abbandonica.
Se anche un pio d'ore con la nonna paterna possono dare luogo ai comportamenti che mi descrive, sarebbe magari opportuno, anche per non acuire tensioni familiari, arrivare ad una mediazione per cui due volte la settimana il bambino potrebbe rimanere all'asilo mentre per tre volte potrebbe uscire con la nonna.
Fondamentale è comunque essere certi che il piccolo arrivi a comprendere che il fatto di non vedere i genitori fino alle 18.00 è dovuto a problemi di lavoro, e non dipende da lui.
Cordiali saluti
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Il sonno |
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La ringrazio anticipatamente, le vorrei sottoporre il mio quesito.
Mia figlia ha quattro anni e mezzo ed è andata a letto la sera sempre abbastanza tardi (verso le 23.30).
Con l’inizio del nuovo anno scolastico vorrei e spererei che andasse a letto prima considerando il fatto che dorme ancora il pomeriggio (1 ora).
Noi genitori normalissimi abbiamo tentato piu’volte ma non ci siamo mai riusciti perché lei non molla mai anzi fa’di tutto per allungare il tempo per andare a letto.
La mia domanda e’questa,come faccio per ‘STOPPARLA’e farla finalmente andare a letto prima?
La ringrazio per ora.Saluti.
Silvia.
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Il primo consiglio che sento di darle è quello di valutare attentamente l'opportunità di continuare a farla dormire il pomeriggio, dato che quell'ora di sonno è sufficiente a ricaricare un bimbo di 4 anni per molte ore.
E' poi necessario agire con molta decisione la sera, stabilendo un orario "rigoroso" e mostrandosi intransigenti nel farlo rispettare.
Un buon metodo (comportamentale) potrebbe essere quello di stabilire un premio ogni settimana che viene elargito soltanto se tutte le sere l'orario di andare a letto è stato rispettato.
L'idea potrebbe essere quella di fare un cartellone insieme alla bambina, con i giorni della settimana e l'ora della nanna, da appendere nella cameretta.
Se la sera l'orario viene rispettato si mette una stella (o un cuore....) a fine settimana, se ci sono almeno 5 stelle scatta il premio (meglio se non qualcosa di materiale tipo caramelle, ma un'attività che alla piccola piace particolarmente fare come andare al cinema, invitare un'amichetta...)
Una volta preso il ritmo, dovrebbe diventare spontaneo il rispetto dell'ora della nanna.
Cordiali saluti
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Si sente "abbandonato" |
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Buongiorno ,
siamo Maria Teresa (32 anni) e Luca (36) genitori di Michele 28 mesi e Sofia 16 mesi.
Abbiamo bisogno di un aiuto per cercare di gestire al meglio l'inserimento al nido dei piccini.
A settembre abbiamo iscritto entrambi i bambini allo "Spazio Famiglia" dalle 8 alle 12 visto che entrambi lavoriamo (io attualmente lavoro part time) e vorremmo alleviare la fatica che fanno i nonni, però Michele ha un attaccamento quasi morboso nei miei confronti, piage disperatamente se sparisco dalla sua vista.
Non sembra tanto un capriccio ma proprio una sofferenza. Nel tempo libero noi quattro usciamo sempre insieme ma Michele vuole sempre me, nonostante mio marito sia un padre presente e partecipativo da sempre.
Lui si occupa dei bambini quanto me, li lava, li cambia, giochiamo con loro Michele ama il suo papà, ma non riesce a vivere serenamente il distacco da me. Sabato sera per la prima volta in due anni io e mio marito siamo andati a cena fuori senza bimbi, li abbiamo lasciti a casa nostra con i nonni ma appena ci siamo avvicinati per salutarli, Michele ha iniziato a strillare, lo abbiamo baciato salutato spiegandoli che saremmo tornati presto dopo di chè siamo usciti.
Le sue urla sono continuate per parecchio i nonni alla fine, mi hanno detto che sono riusciti a calmarlo solo prendendo una posizione un pò ferma e decisa, la dolcezza e le coccole non sono servite. Come mamma ad oggi posso dire che effettivamente non è un bambino che si lascia tranquillizzare o coccolare, quando la situazione si fa critica devo lasciarlo sfogare o in maniera molto decisa e ferma farlo smettere. Che consiglio potete darmi?? sono certa che una settimana di inserimento non basterà ma ciò che più temo è che non basterà nemmeno un mese!!! Forse con il tempo poi si abituerà/arrenderà alla nuova sistemazione ma se esistesse un modo per rendere tutto un pò più semplice e indolore sarei contenta.
Grazie per la vostra attenzione
Maria Teresa
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Il fatto che a non tollerare il distacco dalla madre sia il bambino più grande è abbastanza normale e può essere letto come semplice gelosia nei confronti della sorellina più piccola.
Anche se il padre è presente, il soddisfacimento dei bisogni primari è ancora vissuto come appannaggio della mamma che ancora per qualche mese rimane la figura di riferimento principale.
Per quanto riguarda l'inserimento al nido, il lavoro più importante in qusto caso devono farlo le educatrici e certamente sarà necessaria anche una certa decisione nel convincere il piccolo a rimenere.
L'importante è che quando lei lascia il bambino lo faccia con fermezza, senza dare l'impressione di essere "pentita", poiché se il piccolo dovesse percepire una certa debolezza sarebbe estremamente difficile calmare il suo pianto.
Cordialmente
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Gelosia tra fratelli |
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Buongiorno, sono ancora la mamma di Fabio... approfittando della Vostra professionalità chiedo ancora un Vostro consiglio.
Fabio ha 7 anni ed ha una sorella di anni 9 di nome Chiara.
Chiara ha continue manifestazioni di gelosia verso il fratello, lo stuzzica tantissimo che lui prova a dirle a parole BASTA!!!! Lei insiste talmente tanto che lui si difende con le mani, ma intendiamoci non a farle male veramente e lei da li fa scattare la tragedia di pianto prolungato, urla piange chiedendo nostro intervento in sua difesa: dicendoci mi dovete difendere... Fabio mi ha picchiato!!!! Picchialo anche te... Te non mi difendi mai ,dai sempre ragione a lui....
Noi genitori cerchiamo di dire sempre: basta fatela finita dovete andare daccordo siete fratello e sorella giocate insieme... Queste parole fanno ancora arrabbiare di piu' la bimba perchè vede che noi non ci arrabbiamo con Fabio ma neanche con lei, cerchiamo solo di mettere pace.
Diciamo che questa storia si ripete sovente, tanto da disturbare la quiete e la serenità familiare...
Noi genitori pensiamo che la nostra bimba abbia un sacco di attenzioni da parte nostra ma non sembrano bastarle mai, perchè cerca continuamente di essere lei al centro della conversazione tanto da non far parlare mai suo fratello o addirittura sovrasta i colloqui tra noi genitori con forza.
Sperando di averle fatto comprendere la situazione, aspetto suo consiglio ringrazio e porgo cordiali saluti.
Mamma Rossana
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L'età che sta vivendo vostra figlia è estremamente delicata poiché a 9 anni una femmina entra in quella fase di "transizione" che la condurrà all'adolescenza; questo comporta ovviamente un'ansia ed un bisogno di "conferma della propria identità" che la porta ad una ricerca dell'attenzione in particolare da parte dei genitori.
La presenza di un fratello di poco più piccolo costituisce un "disturbo" non indifferente e questo scatena le frequenti crisi di gelosia della bambina.
Il consiglio è quello di ritagliare all'interno delle relazioni familiari una serie di "spazi esclusivi" per entrambi i figli: momenti in cui Fabio e Chiara vengano separati e svolgano alcune attività gratificanti con uno o entrambi i genitori senza la presenza dell'altro.
Oltre ciò, anche nelle relazioni extra familiari è importante che i due fratelli abbiano la loro vita (ottima scelta potrebbe essere quella di mandarli in scuole diverse, trovare loro sport o attività differenti ed in strutture lontane....) e frequentino compagnie diverse.
La gelosia di Chiara dovrebbe attenuarsi anche se cesserà quasi del tutto soltanto quando inizierà a cercare le gratificazioni all'esterno dell'ambito familiare...ma per questo ci vorranno ancora un paio d'anni.
Cordiali saluti
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Aggressività |
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Buonasera, come posso comportarmi con un bambino che dimostra di atteggiamenti aggressivi con adulti e bambini (morsi graffi spintoni ect.) premetto che non è mio figlio è figlio del mio compagno e io non
vorrei intervenire più di tanto, ma nemmeno subire passivamente un atteggiamento SENZA LIMITE.
grazie, cordiali saluti
Luisa
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La prima cosa da fare è cercare di capire le motivazioni che inducono tali comportamenti nel bambino, in particolare se questi possano derivare dalla situazione familiare.
A quanto ho capito il figlio del suo compagno ha vissuto una "separazione" dei genitori e ciò richiede un po' di tempo per l'elaborazione del "lutto" da parte del piccolo.
La sua decisione di non intervenire più di tanto è molto saggia, ma questo non implica che i comportamenti aggressivi debbano essere accettati.
E' necessario far capire al bambino che il babbo e la mamma ci sono sempre e che la nuova situazione familiare non cambia l'affetto che essi provano nei suoi confronti ed anzi, il piccolo ha acquistato anche altre persone che gli vogliono bene e si prendono cura di lui.
Il mio consiglio, se i comportamenti aggressivi superano la soglia di tollerabilità, è quello di rivolgersi ad un terapeuta familiare che aiuti a superare la situazione ed a far vivere al piccolo la separazione dei genitori più serenamente.
Cordiali saluti
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Qualcuno mi lavi!!! |
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Buonasera sono la mamma di Fabio, ha sette anni secondogenito di una sorella di anni nove.
Fabio va in bagno da solo tutti i giorni... ma dopo che ha fatto la cacca chiama mamma!!!! a squarciagola. O in mia assenza papà o se non è nei paraggi anche la sorella per farsi lavare.
Ho provato a dirgli che tutti i bimbi si lavano da soli e lui si rifiuta di lavarsi il sederino.
Ho capito che non vuole toccare la sua popò.
Oggi forse sbagliando ho insistito tanto e lui ha pianto e mi ha detto che gli viene da vomitare se tocca la sua cacca. Sono preoccupata che ciò sia legato a qualche problema psicologico.
Per il resto Fabio è autonomo, giocoso pieno di amici allegro, dorme tranquillo nel suo letto.
Volevo chiederle un consiglio su come mi dovrei comportare.
Ringranziandola aticipatamente, porgo cordiali saluti
Rossana
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Credo che il comportamento di suo figlio nasconda semplicemente una richiesta di attenzione, dato che è il più piccolo e che le cure corporee a lui dedicate sono sempre meno.
Ovviamente può darsi che provi davvero un po' di fastidio nel lavarsi dopo aver fatto la cacca e per questo è giusto cercare di "forzarlo" senza essere troppo severi.
La cosa migliore è cercare di far sì che si convinca seguendo l'esempio dei genitori e della sorella, e quindi è bene rimarcare verbalmente che tutti in famiglia si lavano da soli e nessuno si avvale dell'aiuto degli altri.
Inoltre può essere positivo lasciarlo un po' da solo quando deve lavarsi e magari lasciare anche che pianga un po'.
Con il passare del tempo il comportamento dovrebbe attenuarsi.
Cordiali saluti
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Il ciuccio non c'è più |
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Buongiorno,
ho una bambina di 4 anni appena compiuti, le ho tolto il ciuccio fingendo di averlo perso. Per la piccola è stato drammatico, non si capacitava di ciò che era accaduto. La bimba è sempre stata molto indipendente, compiuto 1 anno ha iniziato ad addormentarsi da sola nel suo lettino.
Da quando abbiamo tolto il ciuccio, nel momento dell'addormentamento è completamente spaesata, ha perso sicurezza, punti di riferimento, non riesce più ad addormentarsi da sola nel suo lettino e neppure con me nel lettone, ha bisogno di stare davanti alla tv, comunque esprimendo molta agitazione, per addormentarsi ci impiega circa 2 ore, una volta addormentata e portata nel suo lettino, dorme tutta la notte.
Vorrei ridarle il ciuccio per la nanna, raccontandole che dopo tante ricerche l'ho ritrovato, dandole però delle regole :" il ciuccio si può usare solo durante la nanna".
Cosa ne pensa?
Grazie mille.
Marina
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Effettivamente togliere il ciuccio non è un'operazione così semplice e conviene portarla avanti in maniera graduale.
La cosa migliore da fare è cercare di concordare con la bambina il momento in cui il ciuccio verrà eliminato, magari facendolo coincidere con una gratificazione importante.
Per esempio a Natale è possibile proporre uno scambio: "Babbo Natale ti porta la bici nuova ma in cambio vorrebbe il tuo ciuccio, visto che stai crescendo e diventando grande......".
Ovviamente di tale scambio conviene iniziare a parlarne con largo anticipo così da preparare a dovere la piccola.
Il mio consiglio riguardo la situazione attuale è di restituire almeno per la sera il ciuccio, e va benissimo mettere delle regole precise, magari non facendolo usare durante la giornata.
Prima di toglierlo definitivamente tuttavia conviene sempre agire con cautela.
Cordiali saluti
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Tv e cartoni |
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Salve,
vorrei chiedere come si può quantificare la giusta dose di televisione per la mia bimba di 2 anni che adora i classici cartoni della Disney e che ne vedrebbe almeno uno al giorno.
Premesso che adesso essendo in piena estate le possibilità di stare all'aria aperta sono talmente tante che la TV sta spenta, ci sono state tuttavia nel corso dell'anno occasioni in cui o perchè era malata
o comunque perchè non potevamo usicre per vari motivi in cui abbiamo trascorso degli interi pomeriggi in compagnia di Bianca e Bernie, Aristogatti ecc. ecc. e questo ricapiterà poi con il ritorno
dell'inverno... Ovviamente alterniamo la visione di questi cartoni con la lettura dei relativi libri ma a volte servono anche a noi genitori per rilasarci un pò.
Quanta tv possiamo vedere con la bimba senza eccedere?
Ringrazio e saluto.
Alessandra
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Direi che non esiste una "giusta dose" giornaliera di televisione e tendenzialmente un cartone al giorno può andare bene come media.
Ovviamente durante l'inverno, quando la bambina è malata e costretta a stare a casa è possibile aumentare un po' la dose, senza ovviamente esagerare.
Chiaramente, quando possibile è sicuramente meglio far svolgere altri tipi di attività (disegnare, modellare, leggere storie, uscire...) lasciando i cartoni animati come "estrema ratio".
Cordiali saluti
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In viaggio per le vacanze |
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Gentile prof. Mangani
Sono mamma due gemellini di 3 anni e mezzo. Anna e Luca sono molto vivaci e stanno sempre a correre e saltare.
Ad agosto andremo in vacanza in Puglia in macchina e mi prende male l’idea di doverli tenere buoni per tantissime ore… Ha un suggerimento su come poterli far stare in macchina a lungo senza che il viaggio si trasformi in un incubo che ci faccia rimpiangere casa?
Grazie da Antonella |
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Gentile Antonella,
purtroppo il problema dei viaggi lunghi è di difficile soluzione quando dobbiamo affrontarli con bambini piccoli; personalmente ho sempre adottato con un certo successo due tipi di strategie.
La prima consiste nell'affrontare il viaggio durante le ore notturne mentre i piccoli dormono; questo è possibile a condizione che il genitore che guida riesca a riposare abbondantemente il giorno prima e l'auto venga munita di sedili da bambini comodi, con schienale reclinabile.
La seconda è quella di pianificare il viaggio prevedendo diverse tappe, anche se ciò può allungarlo di molto e talvolta costringere la famiglia ad una sosta notturna in qualche motel.
Al termine del viaggio sarebbe bene prendersi qualche ora di riposo e far ambientare i bambini nella località dove dovremo trascorrere la vacanza.
Cordiali saluti
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Il colore nero |
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Salve sono una mamma di una bimba di 3 anni e mezzo... compie 4 anni il 30 ottobre.
Sono anche io un docente scuole superiori in psicopedagogia, laureata in Scienze dell’educazione. Vorrei un consiglio: perché la mia bimba predilige il colore nero? proprio stamane mi disegna un qualcosa e lei mi dice che è un mostro. Le ho chiesto del perché del mostro e lei risponde perché ho paura...
Ma dove ha mai visto un mostro. Ancora non frequenta l’asilo per motivi di trasferimento... Siamo una famiglia tranquilla dove vige un ambiente sereno. Lei è socievole e amante dei giochi e dei bimbi. Cosa può essere?Vorrei un consiglio.
In attesa di un riscontro, ringrazio anticipatamente e porgo i miei cordiali saluti
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Cara collega, può darsi che la bambina sia semplicemente angosciata a causa, se non ho capito male, del trasferimento della famiglia da una città all'altra.
Nei bambini piccoli (3/4 anni) ciò può essere motivo di profonda ansia e perché no, provocare qualche incubo notturno.
L'importante è rassicurare la piccola ed aiutarla ad elaborare l'angoscia per il grande cambiamento che ha dovuto sopportare.
Un saluto |
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La gelosia dei piccoli |
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Buongiorno,
forse lei mi può aiutare, sono mamma di 2 bambini Giada 5 anni e 1/2 e Andrea 2 anni.
Le scrivo per mia figlia Giada ultimamente si comporta in un modo che io non riesco a capire se la rimprovero risponde non accetta che gli si faccia un rimprovero non la posso lasciare sola che ne combina di tutti i colori addirittura è arrivata a dare uno schiaffo a un suo cuginetto (con cui ha sempre giocato, sono cresciuti insieme) "colpevole" di aver vinto una gara in bici.
Ho provato a parlare con lei a spiegarle che non si fanno certe cose, ho provato a capire il motivo del suo comportamento a metterla in punizione, una volta mi è scappato anche uno scappellotto, tutte le volte mi dice scusa non lo faccio più e puntualmente si ricomicia da capo.
I miei suoceri dicono che sono troppo severa che loro non hanno mai adottato punizioni ed i loro figli erano bravissimi. E' così?
Non so più cosa fare mi dia un cosiglio.
Sono arrivata al punto che non voglio più parlare con lei perchè ho paura di dirle cose che la potrebbero ferire, io capisco che G. mista mandando dei segnali, ma non so come aiutarla a questo punto.
Attendo una sua risposta.
Grazie |
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Dal quadro che mi descrive, sembra che Giada stia attraversando una delle classiche crisi di gelosia nei confronti del fratellino.
Effettivamente la bambina le sta mandando dei segnali che corrispondono a richieste di attenzione poiché accetta difficilmente di doverla dividere con il fratello di 2 anni.
Fino a questo momento la gelosia è rimasta "latente" poiché il bambino era considerato una sorta di "bambolotto" che non aveva la possibilità di invadere il mondo di Giada.
Adesso che il fratellino inizia a camminare, a toccarle i giochi, a ricercare sempre maggior attenzione, la sua presenza diviene sicuramente "ingombrante" ed è per questo che la piccola attua i comportamenti da lei descritti.
Riguardo le punizioni, in alcuni casi sono sicuramente necessarie ma quello che conta è far capire a Giada che la mamma e il babbo continuano a volerle bene anche quando si occupano di Andrea.
A tal proposito sarebbe bene ritagliare alcuni spazi esclusivi, magari una o due volte a settimana, per stare da soli con la bambina facendo un'attività che le piace (andare al cinema, mangiare una pizza.....) lasciando il fratellino dai nonni.
Non so se Andrea frequenta l'asilo nido, ma se così non fosse c'è da tener presente che Giada è consapevole del fatto che mentre lei è a scuola la mattina, il fratello è a casa (e lei non può sapere se coi nonni o meno......sarà sempre convinta che sia coi genitori....), dunque la gelosia scatta naturalmente.
Anche lo schiaffo dato al cuginetto conferma che l'aggressività della piccola si sfoga su figure che ricordano comunque il fratellino.
Con pazienza e con il tempo la gelosia dovrebbe comunque attenuarsi ed i comportamenti normalizzarsi.
Cordiali saluti |
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Lieve dislessia |
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Salve sono la mamma di Daniele che ha 12 anni. Daniele ha una lieve dislessia diagnosticata in quarta elementare, parla molto velocemente e molte volte si comprende poco: mi chiedevo se può fare un po’ di logopedia per aiutarlo oppure è già tardi. Nell’attesa di una sua risposta la ringrazio e la saluto cordialmente.
Mamma Gabriella |
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Direi che per la logopedia non è mai troppo tardi, la cosa migliore è mettersi in contatto con un logopedista, anche tramite l' A.I.D. (Associazione Italiana Dislessia; www.aid.it ) e fare una valutazione.
Provi anche a scrivere alla Dott.sa Manuela Fici qui su Fiorentini si Cresce.
Cordiali saluti |
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Non vuole togliere il pannolino |
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Gentile Prof. Mangani,
mi chiamo Anna e sono una mamma di 37 anni.
Ho una bambina, Ludovica, che ha compiuto tre anni a novembre del 2010 ed ancora oggi porta il pannolino sia di giorno che di notte, sia per la pipì che per le feci.
Sono molto demoralizzata e non so più cosa fare, ma quello che mi ha spinta a scriverle è che ormai questo problema sembra stia diventando davvero serio ed ora le spiego perché.
Tutto è cominciato a maggio del 2010 quando (all'età di due anni e mezzo) ho provato a toglierle il pannolino facendola sedere sul vasino. La prima volta ha fatto la pupù fuori dal vaso, ma io l'ho lodata ed era contenta anche se un pò confusa. La mattina del giorno seguente le ho chiesto se volesse fare la pipì nel vasino come tutti i bimbi grandi e lei ha subito risposto di si anche con un certo entusiasmo. Così che le ho tolto il pannolino e l'ho lasciata solo con il body e senza la mutandina, ma mentre eravamo in cucina a fare colazione e lei era vicino a me ed a mio marito, le è scappata una scorreggina si è spaventata ed ha cominciato a guardarsi indietro come se avesse perso una parte di sè. Aveva proprio un visino preoccupato. Da quel giorno ha cominciato a trattenere la pupù, ma mi accorgevo che aveva lo stimolo di farla e si tratteneva. Passato il primo giorno ho notato che aveva mal di pancia, ma continuava a trattenersi tanto è vero che quando le cambiavo il pannolino notavo che lo aveva sporcato, ma della pupù non c'era traccia perché l'aveva ritirata nel culetto. Trascorsi tre giorni, sono dovuta andare dal pediatra che le ha fatto un ispezione rettale, dicendomi di non riprovare più a togliere il pannolino se non quando fossi andata al mare e, poi, mi ha dato uno sciroppo lassativo (Normase) per una quindicina di giorni per spingerla ad andare in bagno. Fortunatamente dopo una settimana si era regolarizzata e ha ricominciato a farla senza problemi. A fine luglio 2010 (dopo circa un mese e mezzo) mentre eravamo a mare ho riprovato piano piano a toglierle il pannolino ed a lasciarla con il costumino, ma lei era capace di trattenere sia la pipì che la pupù per ore finché non le mettevo il pannolino ed allora faceva subito la pipì ed alle volte anche la pupù. Così ho deciso di far passare un altro pò di tempo e di riprovarci a settembre quando dovendo andare a scuola sarebbe stato preferibile non avere il pannolino (anche perché alla scuola pubblica nessuno me l'avrebbe cambiata al massimo mi avrebbero chiamata per andarla a cambiare come fanno tutt'ora). Anche i tentativi di settembre non sono andati a buon fine, lei proprio non ne voleva sapere di sedersi sul vasino o sul vaso, mio marito ed io ne abbiamo provate varie: le abbiamo promesso una casetta per la sua cameretta (lei la voleva tanto), così all'inizio si sedeva anche sul vaso, ma mi diceva di averla fatta mentre non era vero. Ovviamente non l'abbiamo mai sgridata, anzi sempre elogiata per il fatto che ci provava. Ad ogni modo stava ricominciando a trattenere anche la pupù e così ho lasciato perdere. Anche le maestre a scuola ci hanno provato tanto ma poi ad un certo punto mi hanno detto di non insistere perchè la bambina non era pronta e che avrei potuto provarci quest'estate.
Ora, però, è subentrata un'altra difficoltà che consiste nel fatto che quando le faccio il bagno non vuole che le tolgo il pannolino, comincia ad urlare che a sentirla sembra che le stiano infliggendo chissà quale punizione. Prima quando le facevo il bagno le piaceva, portava i suoi giocattoli e poi sbatteva i piedini nell'acqua per fare la schiuma, adesso come sente nominare il bagno comincia a piangere e a dire che non vuole fare il bagnetto e quando vede che insisto dice che lo vuole fare con il pannolino. L'altro ieri sono riuscita, almeno, a farle mettere il costumino.
Davvero non so più cosa fare. Dove ho sbagliato? Secondo Lei la situazione è davvero così grave?
Ludovica è una bambina sveglia, parla molto e molto bene, ha una buona proprietà di linguaggio, ha cominciato a fare giocodanza poco prima di compiere tre anni e non ha difficoltà a fare amicizia con gli altri bambini, ma allora come mai ha questa paura tremenda di togliere il pannolino?
La ringrazio fin d'ora e le porgo i miei saluti.
Anna
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Gentile signora Anna,
il raggiungimento del controllo sfinterico è una fase estremamente delicata e complessa dello sviluppo infantile e per tale motivo può capitare che intervengano problemi che lo rendono difficoltoso.
Per il bambino fare cacca e pipì nel vasino o nel water è inizialmente un trauma dato che "perde" una parte di sé stesso e si trova a doversi confrontare con la realtà presente fuori dal suo corpo.
Da quanto ho capito voi genitori non avete mai fatto vivere con ansia questo passaggio a vostra figlia, infatti il modo migliore di togliere il pannolino è quello di accogliere le feci come regali mostrandosi felici.
Penso dunque che non ci siano stati sbagli da parte vostra, ma che la piccola abbia piuttosto bisogno di un piccolo aiuto.
Per prima cosa è indispensabile escludere problemi di tipo organico (piccole ragadi che potrebbero essere dolorose, per esempio), se poi da quel punto di vista andasse tutto bene, consiglierei un consulto con uno specialista in psicologia infantile per poter risolvere il problema.
Credo tuttavia che la soluzione sia a portata di mano e soprattutto è indispensabile che vi mostriate sempre tranquilli davanti alla bambina, poiché l'ansia potrebbe accentuare ulteriormente il problema.
Cordiali saluti
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Internet e la pedofilia |
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Gent. Prof. Mangani
Mio figlio ha solo 5 anni ma è già "esperto" di pc… Essendo nato in questo mondo tecnologico fatto di tastiere, monitor e cellulari, non mi stupisco di questa sua precocità. (Pensare che io ho scoperto i computer alle superiori o forse più tardi!!)
Però non le nascondo la mia paura, quando fra pochi anni sarà in grado di navigare in rete (per adesso digita solo DISNEY per andare a fare i giochini…) sapendo leggere e scrivere…
Come fare ad evitare che incorra in pericoli quali pedofili o simili?
Se da una parte dico che in camera non dovrà avere il computer, cosi che io possa controllarlo quando naviga, dall'altra mio marito mi "accusa" di essere troppo pressante e di non lasciare crescere sereno mio figlio. Sullo "sbagliando si impara" siamo d’accordo, ma non voglio certo che possa sbagliare correndo questi rischi!
Mi aiuti lei dandomi qualche consiglio.
Grazie mille.
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Gentile mamma,
purtroppo e per fortuna i nostri bambini sono molto "tecnologizzati" dato che i mezzi a loro disposizione sono sempre più e sempre più sofisticati.
Se da un lato questo è bene, dato che li aiutano a sviluppare la loro intelligenza, i rischi a cui vengono esposti sono sempre maggiori.
In particolare è risaputo come internet sia pieno di insidie, soprattutto per i più piccoli ed il "rischio" pedofilia è ahimé sempre maggiore, sia per la possibile esposizione a materiale di tipo pedopornografico sia per la presenza di cyberpedofili pronti ad adescare i bambini sui vari social network.
Per questo motivo è altamente sconsigliabile lasciare i nostri figli "soli" davanti ad un computer collegato in rete, almeno finché sono molto piccoli.
In seguito, (preadolescenza ed adolescenza) bisogna chiaramente lasciar loro la privacy di cui necessitano, ma questo non significa disinteressarsi alle loro "attività informatiche" e per questo, come genitori è bene imparare ad usare il computer come, se non meglio di loro e magari, ogni tanto e con molta discrezionalità, accedere alla cronologia o aprire un proprio profilo sui social network facendosi "amici" dei figli.
L'intervento dei genitori deve però concretizzarsi esclusivamente quando c'è un rischio reale (contatti con sconosciuti sospetti, visione di siti dubbi etc..) senza stressare i figli se per esempio chattando con gli amici usano un linguaggio "colorito" o criticano gli stessi genitori.
E' inoltre importante educare i ragazzi ad un uso consapevole del pc e pertanto fin da quando sono piccoli è bene parlare con loro esponendo quali sono i possibili rischi e come prevenirli.
Ottimi consigli in proposito si possono trovare sul sito della polizia all'indirizzo www.poliziadistato.it alla sezione "per i giovanissimi" o sul sito di Telefono Azzurro (www.azzurro.it) , dove è anche possibile segnalare eventuali molestie subite per via telematica o siti pedopornografici trovati navigando in rete.
Senza farsi prendere dall'ansia, è necessario considerare internet alla stregua del mondo reale e quindi controllare i figli al pc esattamente come li controlliamo per la strada o ai giardini pubblici.
Cordiali saluti
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Problemi con le amichette |
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Buongiorno,
sono mamma di una bambina che frequenta il secondo anno della scuola d'infanzia.
La bambina (secondogenita) e' sempre stata molto socievole con tutti e soprattutto con i suoi amichetti. Da un pezzetto a questa parte chiede sempre rassicurazioni su chi va a prenderla a scuola e soprattutto non vuole piu' andare a casa da nessuno dei suoi compagni...
Appena sente parlare in classe di chi va a casa di chi corre in braccio alla maestra e chiede che venga la mamma o la nonna a prenderla.
Sinceramente non so a quale episodio poter ricondurre questo comportamento. Mi potrebbe aiutare?
Un grande grazie e saluti,
Marzia
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Il comportamento potrebbe essere riconducibile ad un episodio avvenuto durante la permanenza a casa di qualche amichetta.
A quest'età anche un semplice litigio, magari un gioco conteso, potrebbe aver scatenato il rifiuto di andare a giocare con le compagne.
La cosa migliore da fare sarebbe provare a ricostruire l'accaduto e soprattutto fare in modo che sua figlia continui a frequentare le amiche fuori dall'orario scolastico; potreste magari essere voi ad invitarle a casa vostra in maniera da sondare la reazione della bimba.
Il comportamento-problema dovrebbe comunque attenuarsi entro breve.
Cordiali saluti
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Problemi di sonno |
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Gentile Dottore,
Sono una mamma di uno splendido bimbo di 5 anni, che da un mese a questa parte, non riesce più a dormire, la notte si sveglia anche 4/5 volte dicendo di avere paura e di voler stare con me e il papà nel lettone
perchè ha paura del buio e dei mostri.
Abbiamo provato ad assecondarlo e farlo quindi dormire con noi, prima di andare a letto gli leggiamo sempre una storia e il papà rimane con lui finchè non si addormenta, ma questo ha peggirato le cose perchè adesso pretende di dormire sempre con noi.
E'un bimbo molto sensibile e attacatissimo a me, è molto affettuoso,personalmente vederlo così non mi fà stare bene perchè percepisco il suo malessere.
Il papà sositiene chè è solo un capriccio, ma io credo che questo suo svegliarsi ripetutamente sia sintomo di un'isicurezza e di un maggiore bisogno di attenzioni. Noi siamo enrambi liberi professionisti e la sera si rientra sempre tardi, cerchiamo sempre di dedicagli tutto il tempo che ci rimane, ma comunque non riusciamo a trovare una soluzione.
Le sarei grata se volesse indicarmi uno specialista che possa aiutarci ad aiutare il nostro bambino e il sonno sereno da lui perduto.
Cordialmente
J
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Gentile signora,
in assenza di reali fonti di paura (visione di cartoni animati o film paurosi, ascolto di storie inquietanti etc....) anch'io sono del parere che suo figlio, attuando questo tipo di comportamento ricerchi attenzioni da parte vostra, anche in considerazione del fatto che il vostro lavoro vi porta a non essere molto presenti.
C'è poi da considerare il fatto che il piccolo sta attraversando quella fase dello sviluppo psicosessuale che Freud ha denominato "fase edipica", in cui la gelosia nei confronti del padre per la "contesa" della madre è fisiologica, pertanto stare lontano dal lettone è fonte di profonda angoscia.
Il mio consiglio è quello di tenerlo la notte insieme a voi per un certo periodo e contemporaneamente ritagliare momenti nei quali stare insieme facendo attività piacevoli, concordate con lui (ad esempio la domenica o i giorni in cui avete meno da lavorare potreste fare gite in bicicletta o andare insieme al parco o a mangiare una pizza), facendo così capire al bambino che la vostra attenzione nei suoi confronti non viene meno .
Gradualmente sarà necessario rimetterlo a dormire nel suo lettino, inizialmente facendolo addormentare insieme a voi per poi portarcelo in un secondo momento.
La cosa fondamentale durante questo periodo è non farlo sentire rifiutato.
Il problema comunque dovrebbe risolversi spontaneamente anche con la crescita.
cordiali saluti
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Al Lupo… Al Lupo |
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Buongiorno Dott. Mangani
Mio figlio (5 anni) ha da quasi due mesi una brutta gastrite, nonostante stia piano piano guarendo, ho il sospetto che ogni tanto la usi come strategia per ottenere attenzioni extra.
Mi spiego con un paio di esempi: quando arriva l'ora di andare a letto un paio di volte ha cominciato ad accusare mal di pancia, noi per evitare di metterlo a letto con la cena sullo stomaco lo facciamo stare alzato un po' di più, la mattina successiva: il miracolo, ogni malessere è scomparso.
Stamani, dopo aver chiamato la mamma ripetutamente e senza grossi risultati ha di nuovo usato le parole magiche "mi fa male la pancia" grazie alle quali la nonna si è istantaneamente materializzata, anche qui guarigione immediata.
Ci è stato suggerito di utilizzare l'effetto placebo tramite falsi farmaci quali caramelle Zigulì (essendo in blister hanno l'aspetto di medicine) o acqua e zucchero date con un contagocce.
Da un lato questo placherebbe la nostra ansia (se gli passa con una caramella o acqua e zucchero non ha niente), dall'altro lo incoraggia a continuare.
Io sono dell'avviso che se la sera dice di avere mal di pancia, OK per stare un po' più alzato ma la mattina dopo per non appesantire lo stomaco si salta la colazione.
Non vorrei che il bambino però vivesse questo come una punizione e la volta che sta male davvero non ci dice niente rischiando ulteriori ricadute.
Lei ha qualche suggerimento, quale una sana via di mezzo o qualche strategia completamente diversa.
Saluti
Jacopo da Firenze
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Gentile Jacopo,
il problema è alquanto complesso, dato che tutto parte da un disturbo reale per cui il bambino è stato davvero male.
Ovviamente deve essersi reso conto che le attenzioni nei suoi confronti sono notevolmente aumentate, di conseguenza, una volta cessato il disturbo continua a dire di sentirsi male (anche se presumibilmente non è vero) ogniqualvolta vuole ottenere qualche beneficio affettivo.
In questi casi la cosa migliore da fare è cercare di ignorare i suoi lamenti senza manifestare intenti punitivi, proprio per evitare che il bambino sviluppi la paura di comunicare un disagio reale.
Se ad esempio chiama la mamma insistentemente ed in quel momento questa non può dargli relazione, deve assolutamente evitare di dargliela anche se improvvisamente inizia a dire di avere mal di pancia.
Solo dopo un po', quando la mamma si sarà liberata dai propri impegni, andrà dal bambino, mostrando di non essere minimamente impressionata.
In tal modo il comportamento di suo figlio dovrebbe cessare.
Sul fatto di somministrare dei "placebo" può essere una buona idea anche perché rende possibile poter dire al piccolo: "non è possibile che ti faccia male la pancia, ti ho appena dato la medicina!"
Cordialità
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Quando pianifica troppo… |
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Ciao Massimo
sono Valentina "l'addetta stampa" di FsC,
volevo chiederti una cosa, Francesco mio figlio è un bambino tranquillissimo però ha un vizio: tende a pianificare sempre tutto con largo anticipo e alle volte sorprende per quanto è giudizioso e di pensiero.
Il risvolto invece è che se qualcuno dei suoi piani salta va nei matti. Secondo te come posso fare per mitigare questa sua tendenza?
Abituarlo ad essere un pochino più elastico?
Grazie
Valentina
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Direi che è una questione di carattere e credo che "mitigarlo" non sarà così semplice.
Se complessivamente il bambino è tranquillo e gli episodi critici non si manifestano troppo di frequente, la cosa migliore da fare è cercare di fargli capire che gli imprevisti vanno messi in conto, magari lasciandolo sfogare e parlandoci , dimostrando che in fondo la vita non cambia poi molto se una cosa non viene fatta seguendo una determinata pianificazione.
Se al contrario le crisi dovessero essere molto frequenti, tanto da rischiare di compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane (ma non sembra il tuo caso), allora l'intervento deve essere più deciso, magari con il supporto di uno specialista che sappia intervenire nei disturbi d'ansia.
Nel salutarti, ti auguro Buon Natale e felice anno nuovo.
Massimo Mangani
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Ninna nanna |
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Salve,
mi farebbe piacere conoscere la Sua opinione in merito alla questione nanna…
Mi spiego: ho una bambina di 20 mesi che dorme nel ns. lettone e prende il latte materno anche per tutta la notte ininterrottamente.
Ultimamente tuttavia mostra interesse per il suo lettino nella sua cameretta e chiede di fare la nanna lì. Ci mettiamo vicino a lei nel lettino cantando canzoncine e guardando i librini e ci possiamo stare anche un'ora ma non riesce ad addormentarsi. Finisce che poi si addormenta in braccio o al seno e se poi la mettiamo nel suo lettino si sveglia dopo al massimo un'ora con un pianto talmente disperato che può arrivare anche a vomitare.
Se poi quando si riaddormenta la rimettiamo per l'ennesima volta nel suo lettino si ripete la stessa situazione fino al mattino.
Come possiamo aiutarla a farla diventare più autonoma nella nanna e nel contempo possibilmente ridurre/togliere il latte materno?
Inoltre da qualche tempo chiede il ciuccio che prima proprio non voleva.
Adesso così grande non vorrei farle prendere l'abitudine al ciuccio anche perché ha quasi tutti i denti, mi chiedo tuttavia se possa aiutare.
Se però poi le dovessi dare il ciuccio allora almeno il seno dovrei toglierlo tassativamente non Le pare? Non vorrei crerare vizi su vizi….
Grazie mille.
Cordiali saluti. |
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Gentile sig. A.,
le parlo più da genitore che da pedagogista poiché ho personalmente sperimentato che in alcuni casi le teorie sono molto meno efficaci rispetto all'intuito genitoriale.
Avendo avuto un problema analogo con mia figlia, ed avendo constatato che i vari interventi pedagogici erano ahimé del tutto senza esito positivo, con mia moglie abbiamo deciso di agire per "via sperimentale".
Dato che la bimba nel lettino non ci voleva proprio andare, abbiamo deciso di tenerla in mezzo a noi e, riguardo la continua richiesta del seno abbiamo iniziato a darle del latte di mucca prima di fare la nanna e contestualmente a rendere il seno materno poco appetibile applicandovi sopra del limone. (metodo consigliato dalla nonna e rivelatosi efficacissimo).
Anche se all'inizio è stata un pò dura (il seno al limone provocava un certo disappunto nella piccola), nel giro di qualche settimana nostra figlia ha iniziato ad apprezzare il latte di mucca (tiepido e corretto con un po' di miele) ed a non richiedere più quello materno.
In tal modo, pur rimanendo nel lettone le sue notti (e di conseguenza anche le nostre) sono diventate tranquille e serene (per di più senza bisogno del ciuccio).
Sempre contravvenendo a molte "buone teorie", abbiamo deciso di lasciarla dormire nel lettone finché desiderava e così è stato fino al suo quarto anno di vita.
Attualmente, a 5 anni e mezzo la piccola si addirmenta nel nostro letto, poi viene delicatamente deposta nel suo lettino, in camerina sua, dove si sveglia serena e giuliva la mattina dopo.
Nonostante le numerose "critiche" ricevute da amici e parenti, la bambina è autonoma riguardo la gestione del sonno (volendo si addormenta anche da sola) e noi abbiamo guadagnato molte ore di sonno e molta tranquillità negli anni in cui abbiamo dormito tutti insieme nel "mitico" lettone!
Cordiali saluti |
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"Spannolinamento" |
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Salve, vorrei un parere riguardo lo "spannolinamento".
Mio figlio compie tre anni il 2 gennaio 2011, è molto sveglio, parla molto bene per l'età, è molto testardo, coerente e abitudinario ( quando compro ad esempio delle scarpe nuove, la prima volta che le indossa è una tragedia, con pianti e urla, poi dalla seconda volta vuole solo quelle e le mostra orgoglioso a tutti...poi dipende molto dal modo in cui gli propongo una novità, se sbaglio non c'è verso di fargliela piacere).
Ha iniziato a settembre la scuola materna e da marzo a luglio ha frequentato l'asilo nido, gli inserimenti sono andati molto bene (dopo le crisi iniziali va volentieri).
Visto che è nato in inverno ho aspettato quest'estate per togliere il pannolino, senza risultato.
Schematizzo le varie fasi:
-Non ha mai voluto giocare col vasino , ne sedersi
-Non so quanto influirebbe e non ho la sicurezza che sia successo ma ho forti dubbi che la scorsa estate(aveva quindi un anno e mezzo) la nonna ha provato a farlo sedere sul water contro la sua volontà (in mia assenza).
-Mi racconta che il buco del water lo spaventa (ha paura di caderci dentro)
-Al nido hanno provato ma senza risultato
-Quest'estate rimaneva a fatica nudo o col costume in spiaggia.
Quando sentiva lo stimolo si innervosiva molto, non riusciva a farla neanche in acqua.
-Io ho insistito molto , qualche volta la faceva rigorosamente in piedi a gambe aperte ma con addosso le mutande e dopo un bel pianto...(stava molte ore senza niente ma poi voleva almeno le mutande per farla)
-Già dai due anni mi diceva che gli scappava o che la stava facendo, però ancora adesso insiste nel dire che lui è piccolo e non vuole diventare grande. Un piccolo miglioramento negli ultimi giorni c'è stato nel vestirsi (pantaloni e mutande) da solo.
-Alla scuola materna ha accetttato di andare con le mutande e di farsi mettere il pannolino durante il giorno dalle maestre (C'era stata una difficoltà iniziale a causa mia, perchè mi aveva sentito più volte dire che alla materna non accettavano bambini col pannolino)
-Parla molto degli altri bimbi che fanno la pipì e non perde occasione per vedere come si fa
-Ha due libri sul tema, che guarda molto spesso e sono gli unici che ha scarabocchiato
Sicuramente non farò nulla fino ai tre anni, ma nel frattempo come mi devo comportare? E quando e come potrò rispovare? Non vorrei fare ulteriori "danni"... Grazie. |
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E' una normale reazione del bambino la paura di cader dentro il wc, infatti per loro è esattamente, come dice suo figlio, " un buco nero" che non conoscono. Tutto deve essere visto anche nella dimensionalità del soggetto, cioè dal suo punto di vista.
Se ci mettessimo a guardare il mondo e tutti gli oggetti che ci sono in casa all'altezza dei bambini , vedremmo che effettivamente le cose sono enormi e sconosciute, altre addirittura fuori dalla nostra visione!!! E' importante che suo figlio veda i suoi compagni di scuola farla tutti i giorni e che veda anche voi, le volte che capita, usare il wc con tutta tranquillità.
La prossima volta, magari, provi a chiedergli se vuole sedersi con lei...Provi anche ad andare a comprare con lui, il riduttore per il wc, che più gli piace.
Inoltre, se vede che per adesso ha difficoltà, lasci passare un po' di tempo, spesso i bambini hanno cambiamenti repentini in termini di poche settimane...o addirittura giorni, inoltre l'insistenza, potrebbe causare in lui la paura di poterla deludere e quindi generare uno stato ansioso al momento dello stimolo.
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Problema di pannolino |
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Caro Prof. Mangani
mi chiamo C. C., ho 40 anni, sposata da 15, e vivo a Calenzano.
Sono mamma di due bambini, Matteo 8 anni e Sofia 3 anni.
Il problema riguarda la bimba piccola: rifiuta di fare popò nel vasino (sia grande che piccolo). Le racconto un po' la sua storia.
La bimba ha sofferto di stitichezza fin da piccolina, con un paio di episodi un po' più "importanti" durante i quali ha sofferto di ragadi all'ano. Naturamente la bimba ha cominciato ad associare il dolore all'atto dell'evacuazione e questo l'ha portata a rifiutare lo stimolo e a trattenere le feci. Più tratteneva, più diventava difficile defecare, più aveva dolore e più diventava stitica...insomma un cane che si morde la coda.
Naturalmente ho consultato più pediatri e mi è stata consigliata la somministrazione di Paxabel 4 g all'occorrenza (tutti i giorni o a giorni alterni) per rendere le feci morbide e aiutarla a fare la popò. Così il problema della stitichezza è stato risolto: la bimba ha cominciato a defecare in modo più o meno regolare. Ma ormai si era instaurato in lei un rifiuto psicologico, tant'è che ogni volta che deve fare la popò va in alcuni luoghi addetti, da sola e in piedi incrociando le gambe, fa i suoi bisogni. Ovviamente ci riesce perchè aiutata dal Paxabel, ma la posizione non è certo quella che naturalmente aiuta a "spingere" e a defecare correttamente.
E' presto detto che, al momento di togliere il pannolino, mentre per la pipì non ci sono stati propblemi, per la popò è stata dura. Si rifiuta piangendo e dicendo che non ci riesce e appena le metto il pannolino, in un attimo la fa....in piedi.
A due anni e mezzo le ho tolto il pannolino per la pipi, ma potevo farlo anche prima, visto che la bimba è molto sveglia e parla correttamente da molto, ed era in grado di riconoscere lo stimolo della pipì e della popò anche da prima. Ho preferito però aspettare, visto che era ancora piccola, proprio per questo suo problema della popò, sperando che la crescita l'avrebbe aiutata.
Ma non è stato così. La pipì la faceva, la popo si rifiutava.
Ma non è stato sempre così.
Quest'estate, ad agosto, approfittando della calma delle vacanze, ci ho riprovato. La bambina aveva 3 anni compiuti da due mesi (è nata il 5/06/2007) ed io le ho detto che i pannolini erano finiti, che non li fanno più della sua taglia perchè ormai è grande e che avrebbe imparato a farla nel vasino. Così, raccontandole delle storielle sul Signor Popò, sua moglie e i figlioletti, sono riuscita a fargliela fare per un po'. Lei era contente e voleva farla vedere a tutti, e noi l'abbiamo accontentata e ha ricevuto anche dei regalini (dai nonni).
Solo che non era proprio passato il problema: la faceva sì, ma ancora chiedeva il pannolino e ne faceva poca e non tutti i giorni.
Poi ha cominciato ad avere lo stimolo e a trattenerla perchè voleva il pannolino ma sapeva che non c'era....poi ha ricominciato ad andare nei suoi soliti posti da sola e a farla addosso. Io ho anche portato il vasino nei suoi "luoghi prediletti" per fargliela fare, ma non è servito. Poi di nuovo ha cominciato a trattenerla....un giorno....due..tre.....finchè ho ceduto e le ho rimesso il pannolino e lei ha ricominciato a farla così.
Ci ho riprovato con lo stesso sistema a settembre ma è andata nello stesso modo.
Adesso mi sono arresa del tutto: le metto il pannolino quando lo chiede (mai fuori casa) e la fa così. Tutti mi dicono di non preoccuparmi, che è una cosa comune a molti bambini e che prima o poi ci arriverà da sola, ma è davvero così?.......dopo più di tre anni abituata ad evacuare in piedi con le gambe incrociate, riuscirà da sola, instintivamente e cambiare abitudini e ad assumere una posizione corretta?
Io non sono tanto convinta di questo, ma neppure la voglio stressare per un problema che è psicologico oltre che fisico, e meno che mai voglio crearle una stitichezza dolorosa non mettendolo il pannolino.
Non so proprio come comportarmi.
La ringrazio per il tempo che vorrà dedicare al mio problema e mi scuso per la lunghezza della mail, ma ritengo importante metterla a conoscenza di ogni cosa, visto che lei non conosce la bambina, e ogni caso è un caso a sè.
Cordiali saluti |
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Gentile signora, credo abbiano ragione quanti sostengono che il problema di sua figlia arriverà presto ad una soluzione, infatti da quanto ho potuto capire il rifiuto di fare la popò nel vasino deriva da un problema di natura organica che ha portato la bimba ad associare l'atto di defecare con il dolore.
Nei bambini piccoli il controllo sfinterico rappresenta una conquista eccezionale e viene raggiunto tramite un complesso processo psicofisico che può essere facilmente compromesso in presenza di "imprevisti".
Chiaramente il disturbo di cui sua figlia soffre ha posto un notevole ostacolo al raggiungimento del pieno controllo sfinterico rendendo la defecazione, solitamente atto piacevole per i bambini, dolorosa e poco gratificante.
Una volta risolto il problema mediante l'aiuto di farmaci, è pertanto necessario lavorare pazientemente sul fronte psicologico in maniera da rendere la piccola pienamente autonoma; il fatto che chieda insistentemente il pannolino può essere una conseguenza del fatto che, ovviamente non per vostra colpa, il momento della defecazione nel vasino ha inizialmente coinciso con la preoccupazione nel controllare che non ci fossero problemi o sofferenze (sangue nelle feci ecc...), pertanto il messaggio che è passato è che le feci siano qualcosa che incute una certa ansia e non un "dono" accettato con gioia.
Direi che è positivo il fatto che la piccola durante le vacanze abbia fatto la cacca nel vasino e la conseguente regressione è da considerarsi del tutto normale poiché è comunque fisiologica (tutti i bambini, una volta imparato a fare i bisogni nel vasino hanno delle "ricadute").
La cosa migliore è non scoraggiarsi e continuare ad insistere, non in maniera ansiogena, affinché la bambina faccia la popò nel vasino ed è molto positivo raccontarle storie e filastrocche che rendano il momento piacevole.
Un consiglio che ritengo importante darle è di non mostrare mai un atteggiamento di delusione quando sua figlia si siede sul vasino e fa pochissima popò, poiché c'è da considerare che lo sforzo per lei è grandissimo ed il rischio di umiliarla è alto.
Le gratificazioni devono essere continue e ben determinate.
Un tentativo che potrebbe funzionare è quello di eliminare il passaggio del "vasino" e passare direttamente al water (esistono riduttori in commercio) enfatizzando il fatto che "adesso sei grande e la fai dove il babbo e la mamma"; in tal modo la gratificazione dovrebbe essere maggiore.
Anche se ci vorrà qualche mese, certamente il controllo sfinterico arriverà a compimento, ovviamente con l'affiancamento di mezzi che eliminino del tutto il dolore, mezzi non soltanto di tipo farmacologico, ma anche facendo mangiare alla piccola frutta e verdura con regolarità e magari qualche yoghurt con fermenti lattici. |
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Prepararsi alla "Primina" |
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Egregio Professore mio figlio di 4anni e mezzo ne compie cinqe a marzo 2011 frequenta l'ultimo anno di asilo e sta cominciando a prepararsi per la primina che dovrà affrontare nel 2011 a settembre , si lamenta che non vuol fare i compiti ma vuole giocare e la mattina prima di andare a scuola piange per questo motivo..e non vorrei che questo mi comprometta il fatto che mi rifiuti la scuola.
Ne ho parlato con la maestra che mi ha detto che a scuola lo fa tranquillamente e che la girornata si alterna tra il gioco e il fare questi cosiddetti compiti...
Mi chiedo come devo comportarmi ...
Attendo suo parere...
Grazie e saluti |
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Solitamente alla scuola dell'Infanzia non dovrebbero essere date attività da svolgere a casa, neppure ai bambini che frequentano l'ultimo anno; comunque sia se il bambino a scuola non mostra particolare insofferenza non dovrebbero esserci problemi in futuro.
I compiti a casa, che vengono assegnati quotidianamente ai bambini che frequentano il tempo "normale" o il venerdì pomeriggio se frequentano il tempo pieno, devono essere introdotti in maniera molto graduale in modo da farli accettare senza traumi particolari.
La cosa fondamentale è far vivere il "momento" dei compiti come qualcosa di importante e nello stesso tempo i genitori devono essere presenti per supervisionare il lavoro dei bambini, rassicurandoli senza intervenire eccessivamente, in modo da favorire l'autonomia.
Spesso può manifestarsi una certa insofferenza per i compiti a casa che vengono vissuti come un'invasione della sfera privata da parte dei bambini, per questo il lavoro degli insegnanti è fondamentale e dovrebbero riuscire a proporre questo tipo di lavoro senza creare ansia negli alunni, magari sottoforma di gioco (i libri delle prime classi elementari sono coloratissimi e propongono schede con disegni allettanti.)
Un consiglio da parte mia è quello di procurarvi qualche libro adatto ad un bimbo di 5 anni che proponga giochi propedeutici alla scolarizzazione e proporglieli come giochi o sfide da fare insieme a voi.
In questo modo sarà più semplice fargli accettare il prossimo anno i testi scolastici.
Cordiali saluti
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Combatte il sonno |
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Buongiorno Prof. Mangani,
ancora una volta mi piacerebbe conoscere il Suo prezioso parere per mia figlia di 19 mesi che da qualche settimana è diventata una vera e propria avversaria del sonno serale.
Premesso che va al nido dai primi di settembre e che vede noi genitori purtroppo solo la sera, dopo cena fosse per lei giocherebbe fino a notte fonda.
Siccome al mattino la dobbiamo svegliare alle 7.30 io ho imposto come limite massimo le 22.00 poi inizio ad addormentarla.
E qui viene il bello...non possiamo neppure nominare la parola nanna perchè parte un pianto straziante.
Ormai la scena si ripete da molte sere e vista dall'esterno è anche un pò comica perchè io tengo la bimba appoggiata con la testina sulla spalla (perchè fondamentalmente sonno l'avrebbe) e le canto le canzoncine e cammino per la casa, dietro di me in corteo segue mio marito tenendola per la manino perchè giustamente lei vuole che partecipi anche lui e infine spossata dalla stanchezza e dal pianto si addormenta.
Mi sembra davvero brutto che si addormenti piangendo così e capsico che non accetti il distacco momentaneo del sonno dopo una giornata senza noi ma secondo lei io come devo comportarmi? Continuo o così o ci sono altre strade?
Ancora grazie.
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Gentile signora, credo che il problema di sua figlia dipenda proprio dal fatto che ha iniziato a frequentare il nido, passaggio molto delicato che genera nel bambino un senso di abbandono dovuto al distacco dai genitori.
Dato che anche l'addormentamento costituisce un distacco dal mondo reale e dalle figure affettive, sua figlia lo vive due volte nel corso della giornata e dunque tenta naturalmente di evitarne uno, il più angosciante.
La cosa migliore da fare in questi casi è farle capire che il papà e la mamma ci sono sempre, anche quando non sono presenti fisicamente e dunque è bene rassicurarla e farle sentire l'affetto, dedicandole momenti di attenzione sia nel corso della giornata che, soprattutto durante i fine settimana.
La sera poi sarà necessario coccolarla il più possibile, cantarle canzoncine e raccontarle storie facendole sentire il contatto corporeo.
Con il passare del tempo, man mano che la frequenza al nido diverrà meno angosciante, anche l'addormentamento diverrà meno problematico e la situazione dovrebbe risolversi spontaneamente.
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E' ancora immaturo |
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Gent. Prof. Mangani,
mio figlio ha 6 anni e mezzo (7 a gennaio prox), e frequenta la prima elementare.
Non ho ancora avuto un colloquio individuale con le maestre, ma mi hanno accennato che a scuola si distrae facilmente (seppur già notevolmente migliorato), chiacchera ed è "stuzzichino" (spinte ,
calci, qualche lancio di matite....).
In più , aggiungo io, rifiuta di mettersi in gioco per timidezza e paura di una sconfitta. Un esempio, portato al museo dei ragazzi, è rimasto tutto il tempo imbronciato, rifiutandosi di partecipare
all'attività.
Non sò più cosa fare; con mio marito abbiamo sempre cercato di stimolarlo, per l'aggressività, leggendogli favole, parlandogli, talvolta togliendogli i suoi giochi preferiti;per la concentrazione e
la timidezza, facendolo partecipare alla lettura di fiabe, portandolo a teatro, ai musei, invitando a casa i suoi amichetti, ma tutte le volte è difficile ed io ne esco sempre esausta.
In tutti questi anni dei miglioramenti ci sono stati, ma pochi, soprattutto per l'aggressività.
Ha un fratellino di 3 anni del quale non è particolarmente geloso, 2 volte a settimane frequenta un corso di piscina (è bravo e ci va volentieri), adora correre, andare in bicicletta, il calcio, lo sci, insomma tutte quelle attività in cui può usare maggiormente le gambe.
Dorme regolarmente e a scuola va' volentieri..........ma si distrae ed è "stuzzichino "!
Cosa posso fare ? Dove sto' sbagliando?
Grazie in anticipo per il suo aiuto.
S. |
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Gentile S.,
da quello che mi dice non vedo particolari motivi di preoccupazione se non per il fatto che probabilmente l'ambiente scolastico a suo figlio "va un pò stretto", nel senso che, avendo ricevuto e ricevendo numerosi stimoli dalla famiglia, le cose fatte in questi primi giorni di scuola lo annoiano un po'; per questo motivo non sente lo stimolo a mettersi in gioco.
Riguardo l'aggressività questa probabilmente dipende dalla gelosia nei confronti del fratellino che a casa non si azzarda a manifestare e riversa sui compgni; nei bambini di questa età infatti la gelosia verso un fratello più piccolo è fisiologica e da qualche parte deve sfogarsi (anche se a voi non appare).
Riguardo al vostro approccio nei confronti del problema, direi che è positivo ( fargli fare sport, leggere, coinvolgerlo in attività con gli amici, oltre al comminare punizioni quando si comporta male) e non lo varierei di molto.
Una raccomandazione importante è di non lasciarsi scoraggiare dalla situazione convincendosi di "aver sbagliato tutto", ma aver pazienza ed aspettare ancora qualche mese per vedere se, con il complicarsi delle richieste scolastiche, che progressivamente diventano più complesse, e l'attenuarsi della gelosia nei confronti del fratello, il comportamento di suo figlio migliora (da quello che mi scrive è già migliorato).
Se ciò non dovesse accadere, allora converrà strutturare un piano di intervento, coinvolgendo la scuola, finalizzato ad un miglior inserimento del bambino.
Cordiali saluti |
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Dislessia |
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| Buonasera , sono il padre di un bambino che ha 8 anni e fa la terza elementare e ha difficoltà a scuola di apprendimento piuttosto gravi . In italiano riporta a casa dettati con 30/40 errori come mescolare la d con la b , le doppie , le h , gli con gn e altri . In matematica va un po' meglio ma anche lì è sempre indietro . E' un bambino molto frignone e bizzoso . I primi due anni parlando anche con le maestre abbiamo confidato in una crescita sperando nel miglioramento del livello di attenzione ma quest'anno pur essendo all'inizio lo vedo molto in difficoltà . Vorrei rivolgermi ad una persona che quanto meno può darci un consiglio e un indicazione . Grazie |
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Gentile signore, da quello che mi riporta suo figlio potrebbe soffrire di quella sorta di disturbo dell'apprendimento che tecnicamente va sotto il nome di "dislessia".
Questo tipo di disturbo si manifesta principalmente in bambini che non hanno altri tipi di problematiche legate alla sfera cognitiva, hanno cioè un Q.I. nella norma o più alto rispetto alla norma e non presentano patologie di tipo genetico o autismo.
Ovviamente per una diagnosi precisa è necessaria una valutazione da parte di uno specialista ed a questo proposito sul territorio nazionale è presente l'Associazione Italiana Dislessia (AID www.dislessia.it , info@dislessia.it) cui è possibile rivolgersi per una consulenza specifica.
Nel caso in cui la diagnosi dovesse essere confermata, è possibile mettere in atto tutta una serie di strategie, anche a scuola, per poter curare il disturbo.
L'importante è tener presente che la dislessia è un "disturbo specifico", per cui può essere tranquillamente arginata e non compromette assolutamente lo sviluppo cognitivo del bambino.
Proprio perché trattasi di bambini intelligenti, essi si rendono perfettamente conto delle loro difficoltà per cui è possibile che sviluppino avversione per la scuola ed abbiano atteggiamenti di rifiuto per attività quali lettura e scrittura.
L'importante è intervenire tempestivamente in modo da poter garantire un normale percorso scolastico.
Onde non allarmarsi eccessivamente, è importante sapere che alcuni personaggi illustri quali John Lennon e John Fitzgerald Kennedy erano dislessici. |
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Scarsa concentrazione |
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Gentile Prof
la maestra di mio figlio sostiene che il bimbo, 4 anni e mezzo, debba giocare con un gioco alla volta e concentrarsi per un pò di tempo solo su quello. Invece lui ne prende uno, ci gioca un minuto e ne prende un altro, col quale ci gioca per un minuto...e via dicendo col solo risultato che rovescia ogni volta la cameretta!
Come posso fare a farlo concentrare per più tempo su un gioco?
E' un bimbo molto intelligente ed altrettanto vivace...alla sua età già riesce a fare delle somme e sottrazioni, (secondo me cosa molto strana) ma se gli si chiede di fermarsi ad un tavolino per giocare ad un gioco che richiede calma...niente da fare! si alza e prende un pallone! per questo ancora non è in grado di disegnare. I suoi tentativi si riducono ad un enorme testa con i piedi attaccati sotto che dovrebbe essere "un bambino", mentre noto che i suoi compagni di classe gia disegnano il corpo con le braccia le gambe ecc...
Professore come posso dunque aiutare mio figlio nell'acquisire maggior concentrazione?
Grazie mille |
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Francamente non credo che suo figlio abbia particolari problemi, il fatto di non concentrarsi su un singolo gioco per volta denota sicuramente una certa "iperattività", tendenza a rispondere contemporaneamente a più stimoli.
Ciò, in un quadro cognitivo nella norma (bambino intelligente e vivace) può addirittura divenire un punto di forza per poter svolgere determinate attività che richiedono questo tipo di competenza.
Grandi campioni quali Valentino Rossi e Max Biaggi o attori famosi come Roberto Benigni o Robin Williams devono il loro sucesso all'iperattività, componente prevalente della personalità che ha permesso loro di eccellere nei rispettivi campi (si pensi al lavoro dell'attore che contemporaneamente deve recitare il copione, porre attenzione alla gestualità, controllare il tono della voce, seguire le indicazioni del regista etc....)
Per questo motivo non mi trovo d'accordo con quanto propone l'insegnante di suo figlio, credo anzi che il piccolo debba essere lasciato libero di esprimere pienamente questa sua componente caratteriale che necessita di essere contenuta solo in caso diventi eccessivamente disturbante (spesso i bambini iperattivi tendono a non rispettare molto le regole, specialmente quelle scolastiche).
Puo dunque risultare utile trovargli un'attività che possa tenerlo impegnato come uno sport od un'attività creativa.
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Ha iniziato il nido: perchè regredisce? |
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Salve Prof. Mangani,
mi farebbe piacere conoscere il suo parere per quanto segue.
Ho appena felicemente concluso il fatidico periodo di inserimento al nido della mia bambina di un anno e mezzo. Sono state circa due settimane piuttosto normali, voglio dire accettate con gioia ma anche con timore e con qualche episodio di crisi ma non particolarmente incontrollabile.
Devo dire che mia figlia nonostante l'emozione e il forte impatto con persone, ritmi, ed ambiente nuovi ed anche il sentimento di abbandono che inevitabilmente sta provando va volentieri al nido, e spesso quando è a casa ci fa capire che vorrebbe uscire per andarci.
Le educatrici ci confermano che a volte può andare ancora in crisi dato il recentissimo inserimento ma che comunque gioca con gli altri bimbi e dimostra di essere serena e di mangiare (cosa che a casa fa un pò meno volentieri).
Da due giorni però la trovo regredita come fosse una bimba piccola e di notte piange nel sonno e anche i nonni mi chiamano a lavoro dicendomi che nel pomeriggio da loro piange e ci cerca in maniera inconsolabile e non riescono più ad esempio a farle fare il sonnellino pomeridiano nel suo lettino ma solo in braccio.
Premesso che adesso dorme nel lettone, sono un pò preoccupata e vorrei appunto conoscere la sua opinione.
Ringrazio e saluto.
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L'inserimento presso l'asilo nido viene vissuto dai bambini come una sorta di "abbandono" da parte dei genitori ed ovviamente si possono avere manifestazioni di rifiuto.
Laddove, come nel caso di sua figlia, la struttura si riveli accogliente e pienamente soddisfacente per la piccola, tali comportamenti appariranno assai mitigati (crisi di pianto passeggere) ma a livello inconscio il senso di abbandono permarrà per i primi mesi, fino a quando la bambina non arriverà a comprendere appieno che la frequenza del nido è un distacco passeggero, e che l'amore dei propri cari non è venuto meno.
Durante questo periodo è possibile tuttavia assistere a comportamenti regressivi dovuti all'ansia da distacco, e pertanto è del tutto normale che possano esserci episodi di pianto inconsolabile, tendenza a passare la notte con i genitori finanche episodi di enuresi notturna.
Tali manifestazioni tuttavia non devono destare particolari preoccupazioni poiché tenderanno ad attenuarsi in breve tempo ed è quindi necessario non enfatizzarli eccessivamente.
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Un pò di gelosia... |
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Buonasera,
sento di aver bisogno di fare chiarezza su alcuni nuovi atteggiamenti di mia figlia (18 mesi) e vorrei chiedere dunque il suo parere.
Recentemente siamo stati a trovare una coppia di amici che ha avuto un bimbo e la mia bimba è stata tutto il tempo imbronciata e scontrosa .
Immagino sia una prima manifestazione di gelosia ma la situazione sta un pò degenerando tanto che nei giorni seguenti mio marito mi ha fatto una carezza e lei ha allontanato la sua mano.
Inoltre da qualche mese ha iniziato a mettersi sdraiata e ad imitare i neonati e poi ci guarda aspettando la nostra attenzione.
Premesso che la piccola è molto considerata, seguita e coccolata da noi genitori come da tutti e quattro i nonni, vorrei capire come dobbiamo comportarci...anche perchè ci piacerebbe allargare la famiglia e comunque non vogliamo crescerla nè viziata nè egocentrica.
Grazie!
Una mamma - Prato
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All'età di sua figlia le manifestazioni di gelosia sono piuttosto comuni, specialmente nei bimbi molto coccolati ed è quindi naturale che, non appena si rendono conto di non essere più al centro dell'attenzione mettano in atto comportamenti disturbanti finalizzati a riacquistare quella "centralità" apparentemente perduta.
E' pertanto necessario attuare strategie educative adeguate per far sì che la bimba si renda consapevole del fatto che, anche quando non le viene prestata attenzione, l'affetto dei propri cari è sempre presente.
A tal fine è opportuno per i genitori ritagliarsi momenti per stare da soli, magari affidandola ad una tata, al termine dei quali gratificare la piccola con coccole e giochi.
Risulta inoltre importantissimo andare a trovare amici con figli piccoli, cercando il più possibile di rendere vostra figlia partecipe della cosa, magari organizzando dei giochi insieme o coinvolgendola nell'accudimento (facciamo la pappa insieme......)
In tal modo è possibile renderla consapevole del fatto che la presenza di un altro bimbo è un fattore assai positivo e che i genitori sono felici che lei partecipi al suo accudimanto.
Questo aiuterà sicuramente in caso di presenza di un fratellino (o sorellina.)
Le manifestazioni di gelosia si attenueranno anche con l'inizio della frequenza scolastica, non appena la bimba dovrà imparare a condividere l'affetto delle maestre.
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Papà moderni |
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Salve professore
avrei una curiosità. Per quale motivo fino a qualche decennio fa gli uomini non erano ammessi ad assistere al parto delle proprie compagne mentre oggi è normale?
Cosa è stato a produrre questo, a mio avviso importante, cambiamento nella società? Personalmente, trovo che l'aiuto offerto dal partner alla partoriente sia talmente prezioso ed unico, da non essere confrontabile con il sostegno di una mamma o di una amica...
Ed ancora, perchè i papà della mia generazione (30 anni) non erano coinvolti nelle cure parentali neonatali come invece succede di questi tempi? Oggi è normale che un papà sappia cambiare un pannolino...fortunatamente!!!
Grazie per la sua risposta
Lucia (Fi) |
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Il discorso è lungo e complesso, la figura paterna recentemente si è resa maggiormente responsabile dell'allevamento dei figli principalmente per due fattori: da un lato i moderni studi psicopedagogici che hanno messo in risalto l'importanza che il ruolo del padre riveste nella serena crescita dei bambini, dall'altro il mutamento delle condizioni sociali che hanno determinato l' "allontanamento" della madre dal ruolo esclusivo di "allevatrice".
Pertanto sia per una più sana crescita psicologica, sia per permettere alla madre di avere una propria vita e, sempre più per riuscire a mantenere la famiglia visto che entrambi i genitori devono lavorare, il padre è sempre più presente.
Il poter assistere al parto dunque è anche un modo per responsabilizzare ulteriormente i padri che fin dai primi istanti di vita entrano in contatto con i propri figli.
per approfondire ulteriormente l'argomento consiglio la lettura di un interessante libro:
Giulia Galeotti - "In cerca del Padre" - Laterza |
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Conversare tra adulti? impossibile... |
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Salve Dott.Mangani
ho un bimbo di 5 anni e mezzo. Non può vedermi parlare con qualcuno, se incontro un'amica o se sono a telefono, mi da il tormento interrompendomi di continuo. Spesso abbandono la conversazione neanche iniziata per lo stress che mi causa. Come faccio a evitare questa situazione?
Grazie mille
una mamma |
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La cosa più importante è far capire al bambino che i genitori devono avere i loro spazi, a tal proposito risulta indispensabile non cedere alle bizze e non rinunciare a parlare con gli altri adulti.
A 5 anni potrebbe provare a spiegare a suo figlio che anche quando lei parla con altre persone, ciò non significa che toglie a lui affetto ed attenzione e se questo non dovesse essere sufficiente, converrà attuare una strategia educativa che preveda premi quando si comporta bene e punizioni quando non le permette di parlare con le amiche. |
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Il ciuccio...come lo tolgo? |
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Buongiorno sono una mamma di 30 anni ed ho una bimba di quasi 4 anni a cui non riesco a togliere il ciuccio in quanto ha crisi di pianto e urli .Ho provato in tutti i modi possibili e immaginabili ma non ci riesco .
Molti mi dicono che quando sarà pronta e si vergognerà lo toglierà ma io non ci credo anche perchè è una bambina che non si vergogna e se la prendono in giro a lei poco interesssa . Sono disperata non so come fare volevo un consiglio su come fare soprattutto per il discorso palato e denti e poi credo che più passi il tempo più sia difficile . la ringrazio anticipatamente |
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Gentile signora, prima di tutto vorrei suggerirle di non farsi prendere troppo dall'ansia pioché nessun bambino ha tenuto il ciuccio fino a 18 anni ed il riuscire a toglierlo a sua figlia è soltanto questione di tempo.
Trovo invece più che legittima la preoccupazione per eventuali danni alla dentizione che, ancorché reversibili, comportano un notevole dispendio di risorse in termini economici e non solo.
Il fatto che a 4 anni la bimba ancora non voglia saperne di stare senza ciuccio non è poi così insolito; capita spesso infatti che il ciuccio venga individuato dai piccoli come "oggetto transizionale", data la sua forma molto simile al seno materno, e considerato un pò come la famosa "coperta di Linus", con la funzione di attenuare l'ansia data dal contatto sempre maggiore con il mondo esterno.
Riguardo la strategia da utilizzare per convincere la piccola a gettare il ciuccio, il consiglio che le è stato dato potrebbe essere valido: aspettare con pazienza che la bimba non lo voglia più, anche se ciò comporta il mettere in conto i danni alla dentizione di cui accennavo prima.
In alternativa è possibile cercare di "rivestire" l'oggetto con un significato "magico" e fare in modo che sia la piccola a chiedere di disfarsene.
Per esempio la sera, durante la fase dell'addormentamento (sono necessari un luogo ed un contatto rassicuranti), potrebbe sdraiarsi insieme alla bambina e raccontarle di un posto magnifico in fondo al mare (o ad un fiume) dove prima o poi tutti i ciucci di tutti i bambini del mondo si danno appuntamento.
Guarda caso la "sirena dei ciucci" si è accorta che manca quello di sua figlia e lo aspetta con grande apprensione.
Ovviamente appena il ciuccio arriverà, la sirena lascerà un regalo magnifico a patto che non venga più richiesto.
Una storia di questo tipo va ripetuta tutte le sere, con molta dolcezza, finché sarà la bambina a voler lasciare che il ciuccio raggiunga tutti gli altri. A questo punto, non appena la piccola sarà convinta, è necessario compiere il "rito di separazione", andando in riva al mare o lungo un fiume e, dopo aver recitato la "formula magica" (che può benissimo inventare) gettandovi dentro il ciuccio. Chiaramente, per rendere credibile la cosa al ritorno a casa la "sirena" deve aver lasciato effettivamente un regalo (magari qualcosa che la piccola desidera da tempo) possibilmente con una colorata letterina di accompagnamento (non scritta con la calligrafia dei genitori, che potrebbe essere riconosciuta), dove la "sirena dei ciucci" ringrazia per l'offerta ed il coraggio dimostrato. Inizialmente qualche piccolo pianto ci sarà ma, ricordando dove il ciuccio è andato a finire, dovrebbe essere gestibile. Per concludere una piccola raccomandazione; cerchi di evitare metodi troppo drastici poiché questi potrebbero creare forti disagi finanche la depressione, se la strategia della storia magica non dovesse funzionare, meglio aver pazienza e lasciare che sia il tempo a fare il proprio corso. |
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a tavola? un incubo... |
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Gentile prof.Mangani
la mia bambina di 5 anni quando è l'ora dei pasti fa sempre capricci, si imbambola davanti al piatto e non vuole mangiare, si inventa mal di pancia...è stressante perchè tutto inzia a colazione, prosegue a pranzo e cosi identico anche a cena. Dobbiamo sempre spronarla, alla fine esausti ci arrabbiamo e stiamo tutti male. Il fatto assurdo è che questo succede solo con noi, perchè quando è a mangiare dalle nostre famiglie d'origine, sembra che i nonni dicano solo: "mangia su!" che magicamente finisce quello che ha nel piatto...
Io e mio marito ci chiediamo come mai con i genitori si comporta in un modo e con i nonni sembra un'altra bambina? Non ci sembra di far nulla di diverso rispetto a loro, anche se ultimamente mi sono sentita mortificata dopo che mia suocera mi ha detto esplicitamente che è evidente che la bimba abbia un disagio e la causa sicuramente siamo noi genitori.
La nostra creatura sembra felice e serena, noi stravediamo per lei anche se esistono i NO e le regole che a volte i suoceri si dimenticano... Insomma Professore ci aiuti lei, ci dia un consiglio.
Grazie da Emma e Giacomo (Fi) |
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Cari Emma e Giacomo, prima di tutto non dovete assolutamente sentirvi mortificati rispetto al comportamento di vostra figlia poiché è del tutto normale che i bambini mettano alla prova i loro genitori.
Succede molto spesso infatti che comportamenti negativi si perpetuino esclusivamente in presenza dei genitori e questo può essere dovuto a molteplici fattori.
Nel caso specifico, se la bambina trascorre molto tempo con i nonni è possibile che metta in atto una forma di "vendetta" per l'abbandono subito e, avendo capito che per voi il momento di stare a tavola è importante, lo faccia diventare appunto "un incubo".
Altra spiegazione potrebbe essere il fatto che i nonni, come è normale che sia, sono generalmente più tolleranti e concedono di più alla piccola mentre con i genitori, per ottenere alcune cose, si rende necessario aprire una trattativa e quindi, per lo stesso principio prima esposto, il momento dei pasti viene a rappresentare il "tavolo" delle contrattazioni.
Il consiglio che sento di darvi è quello di non forzare vostra figlia a mangiare e cercare il più possibile di mostrare disinteresse per i suoi atteggiamenti.
Se anche dovesse saltare uno o più pasti, prima o poi la fame arriverà ed a quel punto, tassativamente al pasto successivo (non prima!) la piccola mangerà ciò che viene messo in tavola.
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Rifiuta la sconfitta |
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Prof.Mangani,
mio figlio è vivace e molto arguto, ma spesso non si vuol mettere in gioco, rifiuta la sconfitta. Ad esempio: eravamo al museo dei ragazzi, l'animatore chiedeva al gruppo di bambini di trovare le tartarughe dipinte sulle pareti delle sale di palazzo vecchio. Tutti con gli occhi in su...quando il primo bimbo esulta:" l'ho vista io eccola la...!" e poi un altro:"la ce nè un'altra..." e cosi via. Mio figlio, non avendole viste lui per primo, non ha cercato di trovarle presto nella sala successiva, ma si è messo imbronciato in un angolo dicendo che lui non le ha trovate per primo e questo non è giusto. Fine della storia.
Insomma anzichè di stimolo è diventato un incubo. Voleva smettere la visita. Poichè questo atteggiamento che le ho descritto, si ripresenta in altre occasioni, vorrei da lei un consiglio. Cosa è meglio, lasciarlo stare o forzarlo nel gioco/attività?
Grazie mille
Aurora
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Gentile Aurora,
il consiglio che sento di darle è quello di costringere suo figlio a mettersi in gioco, magari iscrivendolo a qualche disciplina sportiva "di squadra" dove si renda necessaria la collaborazione con il gruppo e vi sia la possibilità di essere sconfitti senza che ciò provochi eccessiva frustrazione.
Sconsiglierei tuttavia il Calcio poiché anche a livello giovanile ha raggiunto degli indici di competitività eccessivamente elevati, mentre andrebbero bene sport quali Basket, Palla a mano e, le sembrerà strano ma non lo è, Rugby.
In questa tipologia di giochi i bambini devono competere e contemporaneamente hanno l'obbligo di collaborare con la propria squadra e se, seguiti da un bravo allenatore, riescono a mettersi in gioco accettando al contempo i propri limiti, prendendoli come punti di partenza per migliorarsi.
Le ho citato il Rugby poiché per quanto sembri un gioco violento (ma posso garantirle in prima persona che è solo apparenza), in realtà annovera nella sua tradizione valori di sportività e "fair play" talmente alti che spesso dovrebbero essere presi ad esempio da altri sport ed inoltre nel settore giovanile è specificamente contemplata l'educazione al riconoscimento dei meriti degli avversari. (Il così detto Terzo Tempo lo hanno inventato i rugbisti).
Suo figlio del resto ha semplicemente bisogno di stimoli in tal senso, per cui ne parli insieme a lui e scelga un'attività del tipo che le ho descritto.
Cordiali saluti
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Inizia l'avventura nuova |
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Buongiorno,
volevo chiedere il suo aiuto per un atteggiamento di mia figlia di otto anni che non riesco a capire e non riesco a gestire: tutte le volte che si presenta una situazione nuova(del tipo: inizio centri estivi, inizio corsi sport, gita giornaliera con zii e cugino)la bambina e' entusiasta fino a 5 minuti prima dell'avvento poi succede il " patattrac" . Le subentra un non so che che la blocca comincia a piangere a dire che non vuloe andare e mi si avvinghia e ci vuole tipo mezz' ora per convincerla a superare lo scoglio.....
Mi puo ' aiutare?
Grazie mille e saluti,
Marzia Vanni |
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In questo caso la cosa più importante è non dare alla bambina l'impressione di essere "impietositi" dal suo comportamento.
Se al ritorno dall'attività prevista la piccola è serena e tranquilla e si mostra contenta, direi che non c'è nulla di preoccupante e le bizze fatte al momento del distacco devono essere semplicemente interpretate come una modalità per dimostrare di essere dispiaciuta nel dover abbandonare i genitori. C'è da dire che molto spesso, anche inconsciamente, noi genitori ci mostriamo altrettanto dispiaciuti nel doverci staccare dai nostri figli e questo può provocare la reazione da lei descritta.
Al contrario se anche dopo il distacco la bambina continua ad essere triste ed a non mostrare interesse per le cose che deve fare, allora è necessario rivedere il rapporto che voi genitori avete con lei, magari eccessivamente iperprotettivo.
Tuttavia, come mi pare di intuire dalla sua mail, la situazione dovrebbe corrispondere al primo caso, pertanto difronte alla vostra fermezza le bizze dovrebbero progressivamente cessare.
Cordiali saluti
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Gestire i capricci gravi |
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Gentile pedagogista,
ho un bambino di 7 anni che ancora fa dei grossi capricci. Ieri ha incominciato a urlare e sputare nel supermercato perche' non ha trovato le patatine che voleva per esempio. In genere quando torna da scuola e' molto nervoso forse perche' stanco e affamato. Quando ha queste reazioni non e' facile calmarlo e l'unico modo e' metterlo in camera sua, a volte chiudendo la porta. Visto che ha paura di stare da solo piange un po' ma poi si calma.
Mi chiedo pero' se questo sia il metodo giusto per farlo calmare. Va bene chiudere un bambino nella sua stanza e a volte chiuderlo a chiave?
Grazie per il suo aiuto.
Saluti
Diletta
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Difronte alle bizze di un bambino è estremamente normale che i genitori si sentano a disagio e spesso non sappiano cosa fare, anche perché spesso le urla ed i pianti appaiono sinceramente disperati ed inconsolabili.
Ovviamente al bambino deve essere fatto capire che non può ottenere tutto ciò che vuole e che alcune rinunce devono essere fatte.
Negli ultimi anni alcune scuole di pensiero pedagogico hanno posto l'accento sul valore della "parola" per risolvere i conflitti con i figli, in poche parole davanti alle situazioni da lei descritte la cosa migliore sarebbe cercare di dialogare con il piccolo per riportarlo a più miti consigli.
Talvolta purtroppo ciò è impossibile e si rendono necessarie forme di "contenimento" fisico (sempre nei limiti) o utilizzo di punizioni.
Chiudere il bambino a chiave in camera sua, ovviamente per un tempo limitatissimo, può essere utile nel caso che questa sia la punizione prevista per comportamenti gravi (come sputare in un supermercato) e sia accompagnata successivamente, una volta calmatosi, dalla spiegazione del perché si è deciso di adottare tale sanzione.
Così facendo, se per il piccolo l'essere isolato per un pò di tempo è fastidioso, il comportamento negativo dovrebbe attenuarsi, anche perché le coccole che vengono dopo la punizione sono sicuramente più piacevoli.
Cordiali saluti
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Mamma è al lavoro |
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Salve Prof.Mangani,
vorrei chiedere il Suo supporto per quanto segue:
sono una mamma di un bimbo di 14 mesi che passa la sua giornata dai nonni poichè noi genitori ns. malgrado dobbiamo lavorare.
Spesso sento raccontare sia di distacchi dai genitori che di inserimenti difficli e dolorosi ed invece nel mio caso devo dire anche un pò paradossalmente che la mattina mi saluta felice per andare dai nonni e quando lo vado a prendere non solo non si sbilancia con manifestazioni di affetto ma anzi quando lo metto in auto per partire piange affranto ed inconsolabile. A volte per consolarlo durante il tragitto gli tengo la manina e lui addirittura mi allontana.
La situazione mi addolora molto.
Posso capire che stia così volentieri dai nonni perchè può fare tutto ciò che desidera senza troppe regole e divieti ma Lei non crede che comunque sia necessaria una riflessione sul mio modo di stare insieme?
La ringrazio per la disponibilità.
Una mamma.
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Per quanto il comportamento di suo figlio possa addolorarla, le garantisco che rientra nella normalità in un bambino di 14 mesi.
Fortunatamente i nonni riescono a farlo stare bene ed a non fargli pesare la vostra assenza, per questo motivo il bambino è felice di stare insieme a loro e non mostra disagio quando deve andarci.
Riguardo il comportamento di iniziale "rifiuto" nei suoi confronti quando va a riprenderlo, questo è sì indice del fatto che con i nonni trascorre molto tempo magari con "meno" regole, ma è anche una forma di "punizione" per averlo "abbandonato".
E' necessario considerare infatti che le figure genitoriali, anche se costrette a trascorrere poco tempo con i figli, restano sempre le più importanti, pertanto i bambini, a livello inconscio, sono pronti a punirle quando percepiscono un senso di abbandono da parte loro.
Quando suo figlio piange e la rifiuta, sta semplicemente esprimendo contrarietà per il fatto di non averla vista per una giornata intera.
Il grande psicoanalista infantile Bruno Bettelheim sosteneva che tale comportamento tipico dei bambini è descritto magistralmente nella fiaba de "Le mille e una notte" dal titolo "La storia del pescatore", dove si narra di un pescatore che libera un genio rinchiuso da quattro secoli in un vaso di rame.
Invece di essere riconoscente, il genio vuole uccidere il suo liberatore che, spaventato chiede perché.
Il genio racconta i motivi per cui era stato rinchiuso nel vaso e dice che dopo il primo secolo, se qualcuno lo avesse liberato lo avrebbe reso ricco "anche dopo la morte".
Ma il tempo passava e la rabbia del genio cresceva; dopo il secondo secolo se qualcuno lo avesse liberato sarebbe stato ricompensato con molte ricchezze, ma nulla.
Alla fine del terzo secolo chiunque avesse liberato il genio sarebbe stato fatto Re, ma nessuno lo liberò e la rabbia crebbe così tanto che alla fine del quarto secolo, dopo un'attesa infinita, il genio era talmente arrabbiato che decise che chiunque l'avesse liberato sarebbe stato punito con la morte!
Il ragionamento del genio è molto simile a quello dei bambini quando vengono lasciati dai genitori, più passa il tempo e più sono arrabbiati.
Questo ovviamente non deve farla sentire in colpa poiché sicuramente dopo un pò di tempo l'atteggiamento di rifiuto cessa e suo figlio è di nuovo pronto a sorridere e giocare insieme a lei.
L'unico consiglio che sento di darle è quello di cercare il più possibile di trascorrere del tempo con il bambino durante i fine settimana o nei momenti in cui è libera dal lavoro, e soprattutto di non sentirsi inadeguata come madre poiché non ce n'è davvero alcun motivo.
Cordiali saluti |
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Pochi stimoli? a scuola mi annoio- parte seconda |
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| La ringrazio tantissimo per la sollecita risposta (vedi qui ) e per i validi suggerimenti. Non ho l'impressione che i compagni abbiano soggezione di mia figlia perché vedo che la cercano sempre con entusiasmo (sentimento che lei non sempre ricambia), ma sono certa che le maestre (anche per loro ammissione) siano più coinvolte dalle situazioni più "difficili". Quel che non mi torna è come si possa far annoiare una bimba di 4 anni, stato emotivo che a casa credo non averle mai visto vivere... E a farla annoiare a tal punto da far diventare lei un caso difficile! Non credo sia così complicato, anche per una maestra sola con 25 bimbi, diversificare l'offerta ludica e didattica in base alle differenti predisposizioni. Non si tratta di laureandi in diverse discipline! ma solo di bimbi che credo possano essersi stufati dei soliti pennarelli e che gradirebbero essere stimolati ogni tanto con un'attività creativa diversa. Ho stima delle qualità umane delle maestre, perché le vedo sinceramente dispiaciute del disagio di mia figlia, ma in quanto alle loro competenze pedagogiche, immagino abbiano qualche lacuna oltre ad una dose di presunzione che temo non le renda affatto ricettive a qualsivoglia consiglio (dicono che è loro pratica comune "affidare" i piccoli ai maggiori, ma è ovvio che lei non descrivesse la situazione consueta del grande che accompagna il piccolo a far pipì...) Quindi,grazie ancora, ma continuo ad esser perplessa e preoccupata. Se ha un consiglio per incoraggiare la scarsa apertura di mia figlia ai coetanei, ma che possiamo metter in pratica fuori dall'ambiente scolastico, abuserei ancora della sua disponibilità. Consideri che al momento la bambina non ha voglia di frequentare corsi, ma che non è certo privata da occasioni di incontro (andiamo sempre ai giardini, frequentiamo bimbi, la biblioteca, partecipiamo a spettacoli per bambini...) |
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Un'ottima strategia potrebbe essere quela di invitare di volta in volta i compagni di sua figlia a casa o, con le belle giornate ai giardini e cercare di farli interagire in maniera positiva, magari con le modalità da me descritte (fare lavoretti che sua figlia può insegnare...)
Questa situazione dovrebbe ricreare quel "feeling" positivo che magari a scuola sussiste solo apparentemente.
Riguardo le maestre, talvolta risulta purtroppo difficile convincerle a mettersi in discussione, anche se ciò dovrebbe far parte delle capacità di ogni buon insegnante.
Se la situazione dovesse persistere, prima che possa risultare traumatico per la bambina la permanenza nella scuola, potrebbe essere opportuno cercare un'alternativa, magari in una scuola senza classi miste, che non è detto abbiano valenza positiva per tutti i bambini.
Cordiali saluti |
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Mamma, ti sposo io! |
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Salve Professore
mio figlio Teseo ha 4 anni e mezzo e da qualche giorno manifesta una lieve gelosia nei confronti del suo babbo. E' enormemente tenero quando mi dice: "mamma sono io tuo marito vero?". Io gli spiego che sono la sua mamma ma anche la moglie del suo babbo, ma lui insistendo con la sua faccina dolcissima ed estremamente coccolosa, mi dice:" facciamo che il babbo non è più tuo marito cosi poi ti sposo io e sarai sempre tutta per me ". Mi sento molto gratificata da tutte queste attenzioni che il piccolo ha nei miei riguardi, ma come devo fare per non farlo esagerare? non vorrei certo acuire questo suo volermi sposare...
Grazie per la sua risposta
Elisa |
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Direi semplicemente che Teseo è in quella che Sigmund Freud definiva "fase edipica" dello sviluppo psicosessuale.
In pratica a quest' età l'amore per la madre è così intenso che il bambino desidera prendere il posto del padre col quale entra in conflitto.
Tutto ciò avviene a livello inconscio e risulta essere altamente angosciante, anche perché l'amore per il padre è comunque molto forte e la sensazione di non poter competere con lui porta un senso di smarrimento e di impotenza.
La questione è spiegata nel celebre trattato "Il caso del piccolo Hans" dove Freud afferma:"Il suo (di Hans) amore per il padre era in conflitto con la sua ostilità verso di lui quale rivale presso la madre"
Il "Complesso di Edipo" si risolve naturalmente verso i 6 anni, quando il bambino si rende conto che la madre non può essere anche "amante" e che il suo ruolo è diverso da quello del padre.
A questo punto, dopo qualche anno definito di "latenza", all'inizio della fase "genitale" il bambino dirotta i suoi desideri sulle coetanee.
Spero di essere stato esauriente...... |
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Pochi stimoli? a scuola mi annoio |
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La mia bimba di 4 anni e mezzo, che non definirei affatto timida ma solare ed estroversa, ha ultimamente manifestato un netto rifiuto alla scuola dichiarando di annoiarsi.Frequenta la stessa materna da 2 anni e precedentemente era stata al nido sempre senza problemi. da una quindicina di giorni entrando a scuola piange disperata e, se pure mi dicono si calmi rapidamente, tende ad isolarsi, a non interagire ed è poco attiva se non per le situazioni di gioco e lavoro gestite dalle insegnanti. Le stesse riferiscono che la bimba, pur essendo molto gioviale, non ha mai manifestato un forte interesse nello stare coi compagni, ma fino ad adesso questa sua caratteristica era stata vista quasi come un punto di forza, individuandola come sicura di sé, autonoma e indipendente. Adesso però mi parlano di vero e proprio isolamento e ovviamente la cosa mi preoccupa e stupisce, in particolar modo per le tragedie cui assisto al mattino.
Osservandola fuori dall'ambiente scolastico, mi pare la bimba di sempre. Forse il contesto familiare che definirei a lei fin troppo dedito e disponibile, fa sì che sia più interessata dalle relazioni con gli adulti che coi coetanei (che pur non ho mai visto rifiutare). Ma la coordinatrice pedagogica della scuola, conferma quanto dichiara la bimba, cioè a suo avviso si annoia perché, pur
essendo in una classe mista dove lei rientra nella fascia d'età dei medi, è più avanti rispetto alla maggior parte dei compagni e richiederebbe a scuola le stesse attenzioni e gli stessi stimoli che riceve a casa. Gradirei avere la sua opinione e soprattutto indicazioni su come affrontare questo momento di difficoltà e in generale il problema della scarsa propensione alla socialità.
grazie fin d'ora
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Il problema da lei esposto è già stato in parte sollevato da altre madri di bambini che frequentano sezioni miste dell'asilo nido o della scuola materna.
Evidentemente sua figlia mostra di essere più "avanti" da un punto di vista cognitivo rispetto a molti suoi compagni, pertanto le attività che le vengono proposte risultano particolarmente noinose e poco invitanti.
Può inoltre darsi che i compagni stessi la percepiscano come più grande e più abile nello svolgere le attività e pertanto siano in soggezione quando devono stare insieme a lei.
Questo ovviamente crea uno stato di disagio nella bambina che sente la scuola come luogo "ostile".
Probabilmente anche le maestre tendono a seguire di più i bambini meno autonomi e per questo più in difficoltà non dedicandole molto tempo, cosa che invece viene fatta da voi a casa.
In pratica la bambina passa da un ambiente dove viene stimolata, gratificata, seguita da vicino, ad un ambiente dove non riceve le stesse attenzioni e si sente isolata.
Questo giustifica la reazione descritta: pianto e tendenza ad isolarsi sono una sorta di richiesta di maggior attenzione.
La cosa migliore da fare in questi casi è parlare apertamente con le maestre e mettere in atto strategie per gratificare la bimba, magari facendole fare da "tutor" ai compagni più piccoli che non la percepirebbero più come "inarrivabile", ma come modello da seguire, accettandola più serenamente.
La vostra bambina potrebbe proporre, su suggerimento delle maestre, piccoli lavori ed aiutare i suoi compagni a svolgerli.
Cordiali saluti |
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Difficoltà di stare in gruppo e curiosità sessuale |
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Gentile Professore,insieme ad altre mamme,spesso discutiamo e confrontiamo il comportamento dei nostri bambini.
Abbiamo figli di otto anni che frequentano la classe terza,riscontriamo in loro oltre ad una forte agitazione,crediamo, relativa all'eta' anche la difficoltà nello stare insieme.
Per non parlarle della volgarizzazione di tutto quello che riguarda l'argomento sesso.(precoci vero?)
Vorremmo proporre dei laboratori da fare a scuola, di educazione civica o altro,lei sa' consigliarci qualcosa o a chi rivolgersi ?
Grazie molte,saluti Chiara |
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Come lei giustamente osserva, l'agitazione nei bambini di otto anni è fisiologica mentre la sesssualizzazione precoce è dovuta principalmente ai continui messaggi che ci arrivano prevalentemente dalla televisione.
Vorrei intanto fornire poche regole ma estremamente preziose per prevenire un'esposizione precoce a messaggi sbagliati:
1)Cercare di stare sempre insieme ai figli davanti alla TV; spesso anche durante i programmi dedicati ai bambini passano pubblicità o anteprime con espliciti messaggi sessuali.
2)Evitare in ogni modo che i vostri figli navighino da soli su internet; spesso anche digitando le "parole chiave" più innocue è possibile essere re-indirizzati a siti pornografici, inoltre i programmi che bloccano l'accesso a tali siti, talvolta possono essere "aggirati"
3)Parlare con i vostri figli di sessualità, nella maniera giusta e adeguata all'età.
Certamente un laboratorio di "educazione all'affettività" sarebbe l'ideale sia per imparare a stare insieme agli altri, sia per convogliare in maniera sana la curiosità sessuale.
Purtroppo le risorse di cui la scuola dispone sono sempre più limitate e per questo il ruolo rivestito dalle famiglie assume un'importanza cruciale, a tal proposito sarebbe opportuno che i genitori si auto-organizzassero per intervenire in maniera decisa, documentandosi sulle strategie da seguire.
Esistono ottimi testi riguardo a come spiegare la sessualità ai bambini, in particolare quelli delle edizioni "Erickson" (www.erickson.it) e potrebbe essere una buona idea dedicare una sera la settimana alla lettura ed alla discussione di questo materiale fra voi genitori, cercando poi di attuarne i consigli e le strategie sui vostri figli.
Per i problemi nello "stare insieme", in questo caso la collaborazione con la scuola è fondamentale ed è necessario discuterene con le maestre, attuando strategie d'intervento comuni, in particolare facendo capire ai bambini che quanto accade a scuola avrà ripercussioni anche a casa e viceversa, sia per quanto riguarda i premi che le punizioni.
Risulta inoltre estremamente importante creare "momenti nello stare insieme" anche al di fuori del tempo scuola, facendo incontrare i compagni ai giardini ed organizzando gite e pic-nic.
Al di fuori delle "tensioni" scolastiche, bambini che a scuola litigano o non vanno d'accordo, possono diventare buoni amici, magari vedendosi a casa o al parco. |
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Le fissazioni dei bambini |
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Egregio Prof.Mangani
ho una domanda: perchè i bambini (età scuola materna) manifestano delle "fissazioni"? per esempio, quando scelgono di vedere un cartone animato lo guardano e lo riguardano fino alla nausea (nostra!! ) senza stancarsi anche per giorni di fila. Cosi accade anche con un giocattolo, ci giocano instancabili per qualche giorno poi lo dimenticano in un angolo della cameretta fin quando non lo ritrovano dopo settimane e ricominciano.
Grazie se vorrà rispondermi
Un papà di Livorno |
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Le "fissazioni" nei bambini piccoli sono estrememente frequenti e rientrano nel normale processo di crescita; questo dipende dal fatto che, essendo in una fase esplorativa della realtà, tutto ciò che risulta nuovo, piacevole ma anche angosciante deve essere ben elaborato.
E' necessario infatti tener presente che i bambini fra i 3 ed i 6 anni (in alcuni casi anche più piccoli) vivono il distacco dalla madre, con cui fino a poco tempo prima hanno trascorso quasi tutto il tempo e dalla quale hanno avuto il nutrimento, in maniera molto traumatica.
L'ingresso al nido o alla scuola materna, l'inizio dei rapporti sociali con altri bambini e altre figure adulte pongono il piccolo in una condizione di insicurezza che necessita di essere compensata.
Per questo motivo molto spesso il "rifugio" più naturale per elaborare l'angoscia derivata da questa situazione è rappresentato da oggetti (giochi) ma anche storie, tanto che spesso a noi genitori viene richiesto di raccontare la stessa fiaba fino alla nausea.
La perdita di interesse progressiva per gli elementi oggetto di fissazione è dovuta al fatto che piano piano il bambino si rende conto di essere pienamente adeguato alle richieste dell'ambiente, oltre al comprendere che la separazione dalla madre (e più in generale dalla famiglia) è qualcosa di temporaneo.
Ovviamente nella fase di crescita ci sono inevitabili momenti di regressione che portano il bambino a fissarsi nuovamente su qualche "oggetto".
Lo Psicologo Winnicott parlava di "oggetti transizionali", cose che aiutano i bambini nella transizione (appunto) dal mondo "fantastico" dei primi mesi di vita al mondo reale.
L'esempio più classico è rappresentato dalla "coperta di Linus", anche se non necessariamente può trattarsi di oggetti materiali ma anche di storie, fiabe e più recentemente cartoni animati.
Spero di sver soddisfatto la sua curiosità. |
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Le urla insistenti del piccolo: che fare? |
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Gentilissimo professor Massimo Mangani,
abbiamo un bimbo di 10 mesi, Federico. E' sempre stato un bimbo vivace ma tranquillo. Da tre mesi ha iniziato a frequentare un nido domestico e si è subito ambientato, visto anche il numero limitato di bimbi (sono 5 in tutto).
Da qualche settimana ha iniziato a urlare, ma solo a casa. Urla quando gioca, quando facciamo le coccole, quando mangia. Ho provato a dirgli, sempre con calma, che mamma e papà non vogliono che si urli in casa, che noi non lo facciamo mai perchè è sbagliato e se lui lo fa noi siamo tristi.
Abbiamo provato a dirlo con calma e anche con un atteggiamento più sostenuto e con voce più ferma, ovviamente senza mai urlare.
Ma Federico continua. Ha qualche consiglio da darci? Pensa che questo comportamento possa cambiare e "passare"?
La ringrazio per la cortese risposta, saluti |
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Vista l'età del bambino (10 mesi) c'è da considerare che la separazione dai genitori è sempre un momento traumatico quindi una qualche forma di reazione negativa, dopo l'inserimento al nido, c'è sempre da aspettarsela.
Il fatto che inizialmente Federico non abbia manifestato particolari disagi è piuttosto normale dato che il nido da voi scelto è accogliente e stimolante e comunque la curiosità deve aver prevalso sull'angoscia.
Inoltre se durante l'inserimento vi siete sempre mostrati sereni e convinti della vostra scelta, Federico si è sentito automaticamente tranquillizzato.
Tuttavia il confronto con altri bambini, magari alcuni un pò più grandi, e la "rabbia" per la separazione quotidiana lo hanno naturalmente spinto ad attuare una forma di "vendetta" nei vostri confronti, confermata dal fatto che si manifesta soltanto a casa.
Tale comportamento implica sia la ricerca di attenzione che la modalità scelta per punirvi, in quanto si è reso conto che a voi da' molto fastidio.
Questo non significa assolutamente né che dobbiate sentirvi in colpa né che lui non stia bene al nido e sicuramente nel giro di poco tempo le urla cesseranno.
Da parte vostra la cosa migliore da fare (anche se difficile poiché richiede pazienza) è ignorarlo quando si mette a strillare.
Se durante un gioco o le coccole Federico inizia ad urlare, conviene interrompere immediatamente l'attività e dirgli che non volete stare con un bambino che urla.
Appena smetterà di gridare l'attività dovrà essere immediatamente ripresa, in modo da rinforzare la convinzione che le urla vi allontanano da lui, mentre il comportamento corretto vi avvicina.
La situazione dovrebbe risolversi nel giro di pochi mesi e comunque se per il resto Federico è sereno, non preoccupatevi eccessivamente. |
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Bambini e disegni: "non mi riesce, non lo faccio più!" |
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Gent.mo Prof.Mangani il mio bambino frequenta il primo anno di scuola dell'infanzia in una classe mista, quindi con lui ci sono bambini fino ai 5 anni. Disegnare non è mai stata la sua attività preferita, ma da un pò di tempo si rifiuta addirittura di provarci. Dice che i disegni dei bambini più grandi si capiscono, mentre ciò che sa fare lui sono solo "righe" e nessuno capisce cosa in realtà ha disegnato. Risultato: non mi riesce, non lo faccio! Secondo me è un atteggiamento sbagliato e ho cercato di parlare con lui dicendo che anche gli altri bambini grandi quando avevano tre anni disegnavano "righe", poi piano piano sono cresciuti e disegnano sempre meglio: cosa che succederà anche a lui. Poichè sembra non aver funzionato bene, ora mi rivolgo a lei per un consiglio su come far tornare la fiducia nelle proprie capacità a mio figlio. Grazie mille, so che mi aiuterà. |
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Gentile signora, premetto che le classi miste nella scuola dell'infanzia presentano numerosi vantaggi ma anche molti svantaggi; fra gli svantaggi si annoverano proprio le dinamiche relative alla percezione del disegno che il suo bambino sta mostrando. Evidentemente queste sono date dal confronto impari con i compagni più grandi, che ovviamente hanno capacità pittoriche più sviluppate. Bisogna poi considerare che il disegno magari non è una delle attività preferite da suo figlio, da qui il totale rifiuto. Direi che più che le parole in questi casi si rivela estremamente utile l'esempio concreto: potrebbe iniziare con il regalare al bambino delle riproduzioni dei quadri di Paul Klee o di altri pittori astrattisti, spiegandogli che sono opere d'arte importantissime (alcune di queste si avvicinano molto a quello che potrebbe essere il disegno di un bambino). E' poi necessario trascorrere del tempo con lui visitando mostre di pittura appropriate all'età (fiorentinisicresce ne segnala continuamente), cercando di fargli vivere questi momenti in maniera piacevole e soprattutto trasmettendogli l'interesse che lei stessa prova per le opere d'arte. In seguito il bambino dovrà essere lasciato libero di esprimersi con i colori, questo richiederà la strutturazione di momenti in cui potrà dilettarsi a manipolare pastelli, tempere, acquerelli anche con l'unico scopo di imbrattare i fogli. Questo è utilissimo per fargli apprezzare le numerose magie che possono essere fatte mescolando i colori o per fargli creare piccole opere d'arte con la tecnica delle "macchie di rorschach", sempre molto gradita ai bambini. Tutto questo dovrà avvenire fuori da ogni confronto, gratificando sempre suo figlio con elogi, mostrando di apprezzare le sue creazioni, magari incorniciandole ed appendendole nella sua cameretta. Seguendo questi consigli non le garantisco ovviamente che suo figlio diventerà un pittore, ma dovrebbe comunque iniziare ad apprezzare il disegno e soprattutto il gioco con i colori.
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Perché si lava di continuo le mani? |
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gentile Prof Mangani mio figlio, 4 anni, sta passando un periodo in cui è angosciato dai "puzzi". Dice che le sue mani puzzano e se le lava continuamente. Io ci tengo all'igene e le assicuro che le sue manine non puzzano! Stamani però ha detto che le mani puzzavano di "tavola" mentre era seduto a far colazione... Professor Mangani, io so che chi si lava continuamente soffre di manie compulsive, mi dovrei preoccupare per questi episodi che si stanno ripetendo frequentemente? Grazie , una mamma |
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Gentile signora, vista l'età del bambino (4 anni) direi che per ora non ci sono grandi motivi di preoccupazione in quanto le nevrosi ossessivo-compulsive generalmente non compaiono prima della pubertà. Spesso nei bambini piccoli si riscontrano alcuni tratti ossessivi che hanno uno scopo "consolatorio" durante alcune fasi di "transizione", in particoloare quando si sentono investiti da un'eccessiva responsabilità. Talvolta noi genitori, in maniera del tutto inconsapevole, tendiamo a forzare un pò la mano richiedendo al bambino competenze che magari ancora non ha del tutto acquisito come mangiare da solo, lavarsi o vestirsi senza alcun aiuto, curare l'igiene personale anche se non è ancora in grado di farlo etc... In tali situazioni il bambino si sente inadeguato, insicuro ed è possibile che si sviluppino dei tratti ossessivo-compulsivi che tuttavia si attenuano durante il periodo puberale. Da parte dei genitori è estremamente importante imparare a tollerare tali manifestazioni, cercando di capire da cosa derivano e attenuando le richieste che fanno sentire il bambino inadeguato. La preoccupazione per eventuali manifestazioni patologiche può considerarsi lecita quando, raggiunta la soglia dell'adolescenza i tratti ossessivi si accentuano fino ad arrivare a compromettere il normale svolgimento della vita quotidiana. Spero di aver risposto esaurientemente Cordiali saluti
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Reazioni al divieto |
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| Ho un bambino di 6 anni e mezzo che va in prima elementare. Ultimamente se vieto di fare qualcosa ha reagito dicendo che si sarebbe buttato dalla finestra e che in questo modo io avrei pianto. Dopo essersi comportato cosi' in due occasioni, la terza volta mi ha detto che avrebbe fatto qualcosa, quindi si e' avvicnato alla finestra e ha preso in mano la maniglia per aprirla ma non l'ha fatto. Devo preoccuparmi? Grazie |
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Gentile signora, io non mi preoccuperei più di tanto per il comportamento di suo figlio ma lo interpreterei piuttosto come un segnale di richiesta di attenzione. La prima elementare costitusce un passaggio estremamente delicato per i bambini ed è più che naturale che a questo punto dell'anno, quando la stanchezza inizia a farsi sentire, possano comparire comportamenti che, come genitori, ci mettono in ansia. Nello specifico suo figlio ha capito che con quella frase riesce a metterla in difficoltà e quindi, ogni volta che vuole ottenere qualcosa o che viene sgridato, la reitera. La cosa migliore da fare in questi casi è cercare di ignorarlo e, qualora facesse il gesto di aprire la finestra, continuare a mostrarsi tranquilli (ovviamente tenendolo d'occhio). Nel giro di poco tempo il comportamento dovrebbe cessare ( solo se alle eventuali richieste accompagnate dalla frase non viene dato alcun seguito). Come ulteriore consiglio, ne parlerei anche con le maestre per sapere se a scuola il suo bambino ha lo stesso comportamento e se viene manifestato anche da altri compagni. Contestualmente sarebbe opportuno ritagliare dei momenti in cui svolgere un'attività "esclusiva", soltanto lei e suo figlio. Tale attività, che può essere un gioco, la lettura di una storia, una passeggiata, dovrebbe avvenire regolarmente con cadenza quotidiana e dovrebbe essere un pretesto per parlare con lui di eventuali ansie o paure che lo affliggono. Rimango a sua disposizione per eventuali altri chiarimenti. |
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Il divezzamento |
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Ho una bimba di quasi 10 mesi, allattata al seno...così bene che ancora adesso faccio fatica con le pappe...Il problema che mi preme risolvere è che riesce ad addormentarsi ed a continuare a dormire solo poppando, così frequentemente che per lei la situazione ideale sarebbe stare direttamente attaccata tutta la notte. Inutile dire che dorme a questo punto nel lettone. Il problema si è ulteriormente aggravato quando da 2 settimane sono rientrara a lavoro e Vittoria sta 3 giorni dai miei genitori e 2 giorni dai miei suoceri. Da loro non riesce a fare il suo sonnellino pomeridiano e se lo fa non resta addormentata per più di 30 minuti, il risultato è che arriva ad un punto in cui è molto molto stanca e non si riesce a calmare il suo pianto. Di conseguenza poi è talmente spossata che salta anche la cena. Mi rendo conto che sta vivendo un grande cambiamento con la novità delle giornate dai nonni (dove nonostante tutto sta comunque ben volentieri ed è sempre contentissima quando la portiamo) ma che siamo anche incappati in un circolo vizioso nel senso che siccome sono meno presente ha più bisogno di poppare quando stiamo insieme...ma che proprio questo comporta grandi svantaggi, sia da un punto di vista di alimentazione, che di approccio al sonno. Inoltre vorrei, verso il compimento del suo primo anno, smettere di allattarla perchè mi sembra già così grande. I nonni non sanno come gestire questa situazione e mi stanno proponendo varie soluzioni tipo: di non portarla via dal suo ambiente domestico ma di venire loro da noi così che la bimba sia meno spiazzata vedendo i suoi giochi e la sua cameretta...però non penso che dormirebbe comunque, oppure mi dico di spezzare le 6 ore di lavoro che faccio dalle 08.30 alle 14.30 e di andare a trovarla...però il risultato è che popperebbe ancora di più...insomma è una gran confusione.... Gradirei un Suo consiglio. Alessandra |
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Il divezzamento è sicuramente una delle fasi più delicate della crescita del bambino ed è bene tenere presente che ognuno la vive in maniera diversa; non ci sono regole standard. Certamente il fatto che ad un anno la sua bambina richieda ancora molto spesso il seno materno, senza interruzione notturna, costituisce un importante fattore di stress per tutta la famiglia, anche se sicuramente non è una cosa preoccupante: è fondamentale ricordare che il seno per i bambini piccoli non rappresenta esclusivamente un oggetto da cui trarre alimentazione, ma anche benessere psicologico dato che è fortemente rassicurante. Un primo tentativo da fare per eliminare l'allattamento materno è il "fading", proporre cioè alla bimba il seno soltanto in determinati momenti del giorno, regolati secondo le esigenze dei genitori. L'importante è che la piccola si renda conto di non essere lei a "comandare";inizialmente non sarà affatto facile e sarà necessario armarsi di grande pazienza per sopportare le bizze che inevitabilmente scoppieranno. Anche a costo di apparire eccessivamente duri, fuori dai momenti stabiliti il seno non dovrà essere dato. Per quanto riguarda la proposta di pappe per il divezzamento, questa deve avvenire cercando di presentare la novità nella maniera più allettante possibile. E' necessario ricordare che l'introduzione di nuovi alimenti non è particolarmente piacevole per il bambino sia perché deve abituarsi a nuovi sapori, sia perché viene meno il contatto intimo con la madre. Il momento della pappa deve quindi essere stimolante ed avvenire in ambiente rassicurante, per cui la proposta dei nonni di lasciare la bimba nella propria abitazione mi sembra da prendere in seria considerazione. Sarebbe opportuno inoltre coinvolgere la piccola nella preparazione della pappa, facendola assistere e magari lasciandole manipolare gli ingredienti in modo che possa prendere confidenza con la novità. Una volta pronta, chi somministra il cibo deve armarsi di molta pazienza e rendere il più possibile divertente il momento, magari cantando canzoncine, raccontando fiabe o mettendo in atto stratagemmi di vario genere (fare l'aeroplanino con il cucchiaino...). Uno stereo con canzoni per bambini tenuto in sottofondo può aiutare. Nel caso in cui il rifiuto continui a persistere sarebbe opportuno provare a variare gli ingredienti della pappa, cercando un sapore più gradito dalla bimba. Il consiglio più importante in questo senso è quello di evitare le pappe pronte, anche se ciò comporta più tempo nella preparazione. In commercio si trovano ottimi "robot" con i quali è possibile omogeneizzare carne fresca e verdure di stagione e devo dire, per esperienza personale, che il cibo preparato con ingredienti freschi è di gran lunga più gradito.
L'idea di interrompere il lavoro per recarsi dalla bambina non la prenderei molto in considerazione poiché rischierebbe di rinforzare il comportamento di rifiuto della pappa (se non mangio arriva la mamma...).
Con un pò di pazienza il problema dovrebbe risolversi, l'importante è non trasmettere ansia alla bambina e soprattutto rispettare gli orari che si è deciso di stabilire. |
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Il sonno: non è facile far addormentare i bambini |
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Abbiamo problemi ad addormentare una bambina, infatti stiamo un paio di ore prima di lasciarla sola nella culla. se la lasciamo sola in camera,si butta di sotto la culla. come si addormenta una bambina di 2 anni? è vivace durante il giorno,ma la sera dovrebbe dormire...durante il giorno non riposa più di mezz'ora,e non capisco come fare. potete aiutarci? grazie,perchè siamo disperati!
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La domanda che viene posta è abbastanza complessa, prima di tutto è bene specificare che non esiste un metodo unico per addormentare un bambino poichè ognuno ha le proprie esigenze. Certamente, preparare il bambino al sonno seguendo lo stesso rituale tutte le sere (es: pigiama, lavarsi i dentini, favola) è un'ottima cosa, anche perché è bene ricordare che i bambini piccoli nutrono un forte senso di ansia rispetto all'addormentamento, che viene vissuto come momento di distacco dalla realtà e dai genitori. In alcuni casi può rivelarsi utile addormentare il piccolo nel lettone insieme al papà ed alla mamma e poi metterlo nel suo lettino. Più il bimbo è tranquillo quando si addormanta, più il sonno sarà sereno ed a questo proposito il contatto con i genitori risulta fondamentale. E' bene sempre prendersi tutto il tempo necessario senza avere fretta e soprattutto non bisogna lesinare coccole, fiabe, ninne nanne che sono importantissime per dare sicurezza ai nostri cuccioli. In casi estremi, se il piccolo risulta molto agitato o particolarmente restio a prendere sonno, è possibile pianificare un "distacco graduato dal lettone", facendolo inizialmente dormire in mezzo ai genitori. Quando trascorrerà l'intera notte senza svegliarsi (ci possono volere diversi mesi), si procederà con l'abituarlo a dormire nel suo lettino, possibilmente posto nella stessa camera dei genitori. Successivamente, l'ultimo passaggio sarà quello di farlo dormire nel suo lettino in camera sua. L'utilizzo di questa tecnica viene spesso scoraggiato poichè si pensa che far dormire un bambino in mezzo ai genitori non sia una cosa molto corretta, in realtà ciò non comporta nessun effetto collaterale e contribuisce a rasserenare il clima familiare, spesso turbato dalla mancanza di sonno non solo dei piccoli ma anche dei grandi. Personalmente con i miei figli ho utilizzato proprio questa tecnica e nel giro di un anno sono riuscito a farli dormire da soli nella loro cameretta. Nel caso estremo che tutte le tecniche possibili falliscano e che, raggiunta l'età scolare persistano problemi, è bene prendere in considerazione la possibilità che il bambino soffra di disturbi del sonno ed è bene parlarne con il proprio pediatra.
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Se manca una figura genitoriale |
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Prof. Mangani, la domanda è banale ma il problema è grande: quando la bambina è nata il padre era già sparito da mesi. Si tratta quindi ora di una bimba di due anni con madre single e che andando al Nido vede che molti altri bimbi hanno, a volte, il babbo che li va a prendere. Chiama a volte il nonno con l'appellativo papà (siamo del profondo Nord..). La domanda è: quando e con quali parole spiegarle l'assenza del SUO babbo?. Grazie, un nonno. |
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Gentile "nonno", il problema effettivamente è molto delicato ma deve essere affrontato con onestà e sincerità da parte vostra. La cosa più importante è stare molto attenti a che la bambina non confonda le figure parentali, pertanto conviene scoraggiare il fatto che la chiami "papà". Chiaramente le domande sulla figura paterna saranno più insistenti man mano che la piccola crescerà, ma questo non dovrebbe essere oggeto di ansia da parte vostra, anche solo per il fatto di evitare di trasmetterla alla bambina. A due anni è possibile ancora dare spiegazioni sincere ma un pò evasive del tipo: "Il tuo papà vive molto lontano e non può stare insieme a te!" Ovviamente arriverà il momento di dire la verità, facilmente con l'ingresso nella scuola elementare e sarà necessario stare molto attenti alle parole che si utilizzeranno. Anche se nello specifico non conosco la situazione, conviene prima di tutto evitare di "criminalizzare" il padre o di marcare l'attenzione sull' "abbandono", perché ancora la cosa può risultare non comprensibile alla bimba. Con molta semplicità si può dire che ci sono alcuni padri che non se la sentono di stare insieme ai loro figli, che preferiscono vivere da soli ma che ciò non significa "essere stati abbandonati", anche perché ci sono tante persone intorno che ci vogliono bene. E' necessario evitare anche di fornire "false speranze" con discorsi del tipo: "vedrai che prima o poi papà torna...". In tutto questo delicato processo un ruolo fondamentale è quello svolto dalla madre che deve sempre cercare di trasmettere serenità mostrando di non venir toccata particolarmente dall'assenza di un marito. Non sempre ciò è facile, ma il "messaggio" che la bimba deve ricevere è quello di vivere tutto sommato una situazione di "normalità". Ovviamente in un contesto simile i nonni diventano determinanti e possono davvero, con la loro presenza ed il loro affetto, evitare traumi che spesso, in età adulta, possono tornare a manifestarsi sottoforma di insicurezza, ansia e depressione. Un ultimo consiglio è quello di contattare altre famiglie che vivono lo stesso problema per trascorrere un pò di tempo insieme. Questo sarà molto utile alla piccola per capire di non essere l'unica a crescere senza un padre. Spero di essere stato abbastanza esauriente.
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Capire meglio i bambini |
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Per capire meglio i bambini, quali testi che abbiano un minimo di attendibilità scientifica è possibile leggere? Grazie Un papà
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| Per iniziare sicuramente i libri scritti dal pediatra americano Mel Levine, in particolare "A modo loro" e "I Bambini non sono pigri". |
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Verdura: proprio non va giu… |
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La mia bambina ha 4 anni e si rifiuta categoricamente di mangiare la verdura. Devo obbligarla o è meglio lasciar perdere?
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Nell'alimentazione degli individui di qualunque età, la verdura è di fondamentale importanza sia da un punto di vista nutrizionale che per la prevenzione di gravi malattie, quindi, specialmente ai bambini sarebbe opportuno riuscire a farla mangiare. Oltre a cercare di presentarla in maniera appetibile, e per questo si possono consultare buoni testi di cucina, un espediente che solitamente funziona è quello di costruire delle "storie magiche" attorno al piatto di verdure. Il passato di carote per esempio, può diventare sangue di drago che, se mangiato fa diventare cavalieri forti e coraggiosi o dame dall'irresistibile fascino. Le patate potrebbero essere pepite preziose che fanno acquistare poteri magici, mentre un passato di zucchine assomiglia alla terribile "bava di strega"! Sta alla nostra fantasia far diventare il pasto un momento piacevole e divertente, dove il bambino sia invogliato a mangiare anche quello che inizialmente non vorrebbe.
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Il problema del Dover Fare i compiti |
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Sono la mamma di un bambino che frequenta la 3^ elementare, mio figlio è piuttosto agitato, anche se adorabile, ma quando si tratta di fare i compiti la situazione diventa insostenibile. Dopo pochi minuti si alza dal tavolo e non vuole più saperne, si distrae con estrema facilità. Presa dalla disperazione spesso ci rinuncio mandandolo a scuola senza i compiti fatti. Come posso aiutarlo?
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Per prima cosa sarebbe importante creare uno "spazio" adeguato dove svolgere i compiti scolastici, un angolo della casa dove mettere una scrivania con lo stretto necessario per il lavoro, senza altri stimoli quali televisione, videogiochi, riviste… che possono essere una facile fonte di distrazione. E' poi fondamentale stabilire insieme al bambino i tempi di lavoro e se i compiti sono molti e l'attenzione scarsa, può rivelarsi di grande aiuto svolgerli a "tappe" ( per esempio 5 minuti di riposo ogni esercizio fatto…..). Altra cosa importantissima è gratificare in maniera adeguata il bambino al termine del lavoro, facendogli percepire chiaramente l'importanza per ciò che fa. Seguendo queste semplici regole, la situazione dovrebbe migliorare in breve tempo.
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