Fiorentini si Cresce
La PSICOTERAPEUTA risponderà a tutte le vostre domande sulla salute psicologica dei bambiniFai la tua domanda all'esperto

Dott.ssa Elisa Torrini, Psicologa, psicoterapeuta psicosintetista, consuelor del metodo Montessori. 

Diploma di specializzazione in Psicoterapia Psicosintetica con tesi: “Connessioni tra il metodo Montessori e la Psicosintesi”. Caso clinico: “Sofia: Il passaggio dall'infanzia all'età adulta.
Laurea in Psicologia ad indirizzo “Psicologia dello sviluppo e dell’educazione”, conseguita presso l’Università degli Studi di Firenze. Tesi di laurea in Fondamenti anatomo-fisiologici dell’attività psichica.
Iscrizione nella Sezione A dell’albo dell’ Ordine degli Psicologi della Toscana dal 14/10/2006 al numero 4167.
Socio S.I.P.T (società italiana di psicosintesi terapeutica). Membro del Centro di Psicosintesi clinica.
Tirocinio di specializzazione post laurea in Psicoterapia, presso il presidio ASL “La Pira” via Fanfani 17. Infanzia e adolescenza.
Partecipazione al corso di formazione di 350 ore B.E.L.L (bambini etologia laboratori longitudinali) Progetto europeo per la salute mentale del bambino e del futuro adulto secondo Maria Montessori.

La Dott.ssa Elisa Torrini svolge la libera professione in
via San Domenico 14,
Viale Manfredo Fanti 101,
e Via Granbretagna 133 a Firenze
Tel: 3397976334

Accogliamo la nuova "Esperta" tra i professionisti dell'infanzia su Fiorentini si Cresce. Questa settimana diamo il benvenuto Dott.sa Elisa Torrini.
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Mio figlio non mi vuole bene


Caterina, forse lei, lavorando da casa, si è presa più cura di suo figlio per quel che riguarda le necessità materiali come la nutrizione e l'igiene e suo marito e sua sorella si sono occupati più di stare vicino al bimbo parlandogli, tenendolo in braccio, giocandoci o comunque facendogli sentire maggiormente la loro vicinanza?
Il bambino è stato allattato da lei al seno? Lei ha sofferto di depressione post partum, anche in forma leggera?
Avrei bisogno di più elementi per consigliarla.
Per tranquillizzarla posso dirle che per una crescita psicologica sana è sufficente che il bambino abbia una "base sicura" ovvero una persona di riferimento con cui si è creato il "legame di attaccamento", non necessariamente la madre. Capisco la sua sofferenza per non essere quella persona, ma putroppo questa peggiora la relazione con il suo bimbo. Le suggerisco un colloquio con uno psicologo per affrontare la sua sofferenza e approndire la questione della relazione con il bimbo.

Cordiali saluti
Dott.sa Elisa Torrini
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Ritrovare la calma dopo la tempesta


Buongiorno,
capisco perfettamente il suo stato d'animo e che le possibili risposte da parte dei genitori sono spesso dettate dal meccanismo causa-effetto.

La mamma accontenta il bambino pur di farlo smettere oppure lo ignora per dargliela vinta o sbotta con una punizione che mette fine alla discussione. Ma queste modalità hanno un comune denominatore che è la mancanza di comprensione del bisogno di attenzione e dell’angoscia sottostante il comportamento anomalo del bambino.

Forse il bambino si è sentito escluso, umiliato o è geloso del fratellino o del babbo, è fondamentale comprendere i motivi delle reazioni aggressive ma non sufficiente per risolvere il problema.
E’ difficile dire cosa deve fare esattamente il genitore di fronte a una situazione simile, ma essenzialmente deve riuscire a raggiungere l’angoscia del bambino e l'azione deve essere comprensiva e non strategica. Solo così il piccolo potrà ritrovare la calma perché si stabilisce una comunicazione mentre le soluzioni precedenti sono rivolte a ottenere un risultato e reprimere la violenza.

La comunicazione con i bambini, soprattutto se molto piccoli, non si basa sulle parole ma sull’agire ripetendo ciò che normalmente subiscono. I bambini comunicano tentando di far provare agli altri ciò che loro non riescono a elaborare e sopportare. Si mettono nei panni del più grande e del più forte, facendo sentire agli altri cosa significa essere comandato, sgridato o picchiato. Questo li alleggerisce psicologicamente sul momento ma ovviamente genera una reazione altrettanto violenta che aumenta il grado di sofferenza.

Le consiglio di osservare in quali situazioni avvengono queste reazioni di rabbia, a stare in ascolto profondo dell'angoscia di suo figlio, a restare calma e accogliere la situazione offrendo conforto (rimanendo anche in silenzio e senza avvicinarsi troppo fisicamente) e quando la bufera si è calmata, chiedere in modo semplice cosa sia successo per farlo arrabbiare così tanto. Non riceverà subito delle risposte che la soddisferanno ma il bambino inizierà a sentirsi accolto e compreso, la rabbia diminuirà e getterà le basi di un buon dialogo che servirà maggiormente nell'adolescenza.

Mi faccia sapere.
Un caro saluto
Dott.ssa Elisa Torrini
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