Home - Educazione - Didattica Nuova

Una “dieta digitale” per seguire le naturali fasi di sviluppo

Come conciliare l’uso delle tecnologie con lo sviluppo del bambino? Ragioniamo insieme prendendo spunto dagli studi dello psichiatra e psicanalista francese Serge Tisseron.
Di Mariagiovanna Grifi

Dove
Quando
  
Ingresso
Contatti
Tel:
Fax:
 
 
Consigliato a
Il cruccio maggiore dei genitori nella cosiddetta “era digitale” è spesso quello di dosare l’uso delle tecnologie da parte dei loro figli. Molti si chiedono quanto tempo li si possa lasciare davanti la TV o giocare con un videogioco. Continuamente il timore è che questi apparecchi possano sostituire i vecchi giochi didattici di una volta compromettendo il naturale sviluppo del bambino. In effetti è un problema che un genitore deve necessariamente porsi. Senza demonizzare le tecnologie, che esistono e vanno usate, gli esperti sempre più propongono delle vere e proprie “diete digitali”, con tanto di tabella in cui le dosi variano a seconda dell’età. Proveremo di seguito a dare qualche consiglio utile in tal senso, tenendo conto delle fasi di sviluppo psicologico del bambino.

Bambini dai 0 ai 3 anni: la conoscenza avviene tramite i cinque sensi, quindi per loro è molto importante avere chiari riferimenti spazio-temporali. Può essere sicuramente più indicato l’uso dei tablet rispetto alla televisione, almeno in questi dispositivi immagini e suoni si coniugano con la dimensione “touch” proponendo un tipo di esperienza sensoriale. Questo non significa che avere un tablet in famiglia sia necessario per lo sviluppo del bambino, i giochi tradizionali mantengono il loro alto valore pedagogico e nessuno “resterà indietro” se entrerà a contatto con i nuovi media successivamente (sono generazioni che imparano presto, anche se non abituati sin da piccini!). La TV risulta dannosa perché viene fruita in modo passivo, ma anche per un altro motivo: siamo nel periodo dell’imitazione, i bambini tendono a simulare i comportamenti dei genitori (guai se sono loro a passare troppo tempo davanti la TV, i figli faranno lo stesso!) e possono facilmente assimilare le azioni che vedono nello schermo (quindi la TV accesa è deleteria anche quando i bambini non la stanno guardando direttamente!).

Bambini dai 3 ai 6 anni: cominciano l’esplorazione dei propri pensieri (e capacità) e le relazioni con gli altri, è fondamentale qualsiasi attività che incentivi la socializzazione. Inutile sottolineare che TV e media abituano alla solitudine; raramente i bambini usano i dispositivi in compagnia degli amici e, quando capita, finiscono per isolarsi ognuno con il suo. In questa fase di sviluppo, inoltre, si impara a fare ampio uso dell’immaginazione, i piccoli scoprono la loro creatività sia attraverso la mente (fantasticare) che attraverso il corpo (giochi creativi, per esempio di manipolazione). Limitare l’impiego delle tecnologie non significa vietarlo, semplicemente scegliere i momenti e i tempi giusti, scegliere i programmi/film adeguati e i videogiochi più adatti all’età.

Bambini dai 6 ai 9 anni
: in questi anni avviene la scoperta delle regole sociali e si acquisiscono le prime abilità. I bambini imparano a relazionarsi con gli altri seguendo norme che garantiscono i valori fondamentali come la giustizia, il rispetto, la responsabilità. È il gioco sociale il migliore strumento per appropriarsi di queste prescrizioni, facendole proprie e potendole applicare nei contesti più disparati (in famiglia, a scuola, con gli amici, nello sport). Finalmente i genitori possono avere un confronto più diretto con i loro figli, spiegando per bene il perché dei divieti e commentando insieme le diverse circostanze. I media adesso possono essere usati in modo più tecnico per favorire lo sviluppo di nuove competenze, per esempio la fotografia e i video. È importante in questo momento trasmettere il significato del rispetto delle immagini. Un genitore fotografato (o ripreso) può pretendere che una foto (o un video) venga cancellata se non gli piace come è ritratto. Può essere un insegnamento profondo che, in futuro, spingerà il ragazzo a chiedere sempre il permesso prima di pubblicare in rete foto e/o video altrui.

Ragazzi dai 9 ai 12 anni
: siamo alla fase più critica, quando i vostri figli chiederanno di avere un telefono cellulare e inizieranno a conoscere sia il mondo fuori che in rete. Per il cellulare, più tardi riuscirete a comprarlo meglio sarà per voi (e per lui), ma quando arriva il momento è bene dare subito delle regole (per esempio quando non usarlo!). La cosa più urgente ora, però, è indirizzarli a un uso consapevole di Internet e della TV. Parlare di ciò che vedono sullo schermo serve a sviluppare anche le loro capacità narrative e comunicative, non solo la vista e l’ascolto passivo che i dispositivi spesso privilegiano. Bisogna sensibilizzarli ulteriormente sul diritto alla immagine e su quello alla privacy, fargli capire che quando qualcosa va online diventa di dominio pubblico e vi rimane per sempre; ancora: spiegargli che ciò che trovano sulla rete può anche essere falso. Tutti questi insegnamenti potranno essere molto utili nel momento in cui anche loro entreranno in un Social Network (per esempio Facebook).

Ragazzi dai 12 anni in su
: l’adolescente dimostra un grande bisogno, quello di rendersi indipendente dagli adulti. È il momento in cui i vostri insegnamenti potranno dare i loro frutti, ma solo se l’attenzione resterà costante: la connessione a Internet deve essere limitata (specie nelle ore notturne) e, comunque, è necessario tenerla “sotto controllo”. Attenzione: non significa spiarli né stargli addosso, questo provocherebbe solo un grande conflitto. Basta che siano in vigore ancora regole e limiti nell’uso delle tecnologie, che sia la TV o Internet. Se il ragazzo passa molto tempo in rete senza avere ripercussioni sul suo rendimento scolastico o sui suoi rapporti sociali, allora non è il caso di allarmarsi. Piuttosto potete cercare di capire, parlando con lui, se il suo interesse per l’informatica potrebbe essere tale da aprirgli una strada lavorativa futura, o se ha sviluppato una creatività digitale che potrebbe gratificarlo da grande. Infine, è importante sapere se usa la rete per rimanere in contatto continuo con i suoi amici reali o se preferisce giocare da solo. Se la rete incentiva la socializzazione è positivo, se spinge alla solitudine c’è da preoccuparsi. Bisogna ricordare e accettare che i ragazzi di oggi hanno una rete relazionale ibrida, in cui reale e virtuale sono fortemente intrecciati.
 
Fonte: Questo contributo prende spunto dagli studi di psicologia dello sviluppo sul rapporto tra infanzia e media, in particolare da un articolo presente nel n.243 (maggio-giugno 2014) della rivista bimestrale «Psicologia contemporanea» della casa editrice Giunti. Questo argomento è stato trattato in modo più approfondito da Serge Tisseron nel suo libro “3-6-9-12 Apprivoiser les écrans et grandir”, Éditions Érès, Tolosa, 2013.
Può interessarti anche:

Didattica Nuova

Comunicazione e nuovi media digitali, strategie e metodi di studio, difficoltà di apprendimento e disturbi evolutivi, misure dispensative e strumenti compensativi per DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), indicazioni per i BES (Bisogni Educativi Speciali), psicologia e didattica, nuovi orizzonti per le teorie psico-pedagogiche… questo e tanto altro su cui riflettere, discutere, proporre… in sintesi: produrre cambiamento. Rubrica di Mariagiovanna Grifi.
Inserisci un commento Caratteri rimasti:
Nome
EMail
Permetti la pubblicazione del tuo indirizzo email
Letto e Compreso Privacy
 
 
 
 
 
 
Gli eventi per famiglie
Disclaimer           Ufficio Stampa
(c) 2013 Tutti i diritti riservati - P.IVA 06038670482 - Concept, progetto grafico e gestione contenuti: Elisa Staderini