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La resilienza: conosciamo le nostre risorse

Ognuno di noi è capace di reagire di fronte alle difficoltà, di non arrendersi per un insuccesso, di risollevarsi dopo aver subito un trauma. Di Mariagiovanna Grifi
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Pensiamo di essere fragili, ma non lo siamo. Possediamo potenzialità innate di cui neanche conosciamo l’esistenza, che dobbiamo allenare, o risvegliare, quando ne abbiamo bisogno. La resilienza è una di queste. E oltre a poterla mettere in atto di fronte alle problematicità possiamo promuoverla nei nostri figli per aiutarli ad affrontare i “momenti no”.
 
In fisica la resilienza è quella proprietà dei corpi che permette loro di adattarsi, piegarsi e deformarsi senza spezzarsi. Un’immagine che ben spiega quella che in scienze umane si configura come la capacità di reagire di fronte agli insuccessi, alle difficoltà, ai fallimenti, di non arrendersi, di non soccombere, ma anzi di rimettersi in gioco. Dopo aver subito un trauma o aver avuto un problema serio, la resilienza si manifesta nell’avere la forza di rialzarsi e tornare alla propria vita. Le situazioni in cui le persone subiscono un forte stress che potrebbe farle crollare sono varie e disparate, dalla malattia alla morte di familiari, da questioni personali di salute a calamità naturali, da esperienze di violenza alle guerre. In tutte queste circostanze si scatenano dei fattori di rischio per la sanità mentale dell’individuo che lo mettono a dura prova.
Fortunatamente esistono strategie per affrontare queste condizioni catastrofiche, strategie che bisogna incamerare sin da piccoli, con l’aiuto di genitori, parenti e amici. Prima tra tutte l’emozionalità positiva che consiste nel senso dell’umorismo, in quella capacità di sdrammatizzare o comunque di guardare in una prospettiva più positiva le criticità. A protezione dallo stress contribuiscono anche i forti valori morali, il supporto di una rete di rapporti rassicuranti e sinceri e le esperienze passate. Chi ha sperimentato molti momenti difficili può essere saturo, e meno pronto a superarne altri, oppure l’esposizione a traumi infantili potrebbe aver favorito una personalità resiliente. Una strategia per fronteggiare problemi, traumi o stress è sicuramente quella di non negarli, ma di dare loro un nome, accettarne la presenza ed essere anche pronti a chiedere aiuto ad altri. Sicuramente chi si prende cura della persona che ha subito uno shock può aiutarlo incrementando la sua autostima, facendogli credere nelle potenzialità e nelle possibilità di superare il momento difficile.
 
Anche in ambito scolastico la resilienza è una grande risorsa per lo studente. Un insuccesso spesso diventa fonte di ansia al punto da abbassare notevolmente il senso di autoefficacia del soggetto che non si sente più in grado di svolgere quel determinato compito. L’alunno resiliente, invece, continua a mantenere la motivazione e il desiderio di riuscire nonostante le ripetute avversità, anzi è sempre pronto a riprovare. Questo dipende molto dal sostegno sociale, della famiglia e della scuola, dalla conoscenza concreta di ciò che sta facendo (compiti e obiettivi) e dalla percezione di sé (quanto si sente intelligente? Qual è il suo livello di autostima?). Sono tutti fattori di protezione che i genitori possono trasmettere e insegnare ai figli, spiegando loro che le difficoltà esistono, ci sono e ci saranno sempre, ma affrontarle con positività le rende sicuramente meno disastrose.
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