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L’attaccamento e l’angoscia della perdita

Il bambino piccolo instaura un tale legame con la madre da rendere difficile ogni tipo di separazione, scopriamolo attraverso gli studi di John Bowlby. Di Mariagiovanna Grifi
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John Bowlby è lo psicologo a cui si devono le maggiori conoscenze relative al legame di attaccamento che il bambino instaura con la madre. Un rapporto affettivo che permette al piccolo di acquisire sicurezza e fiducia nelle relazioni, fondamentale per lo sviluppo delle emozioni e dei suoi processi cognitivi. Infatti, proprio la buona riuscita di un legame di attaccamento “sicuro” spinge il bambino a osservare la madre e prenderla come esempio: comprenderne le emozioni e imparare a provarle lui stesso, ragionare pian piano sui suoi comportamenti e attivarne di simili. Bowlby si sofferma sul rapporto madre-bambino distinguendo due tipi di attaccamento: sicuro e insicuro. Una madre attenta e responsiva (capace di rispondere in modo immediato e adeguato alle richieste e ai bisogni del figlio) dà vita a un attaccamento sicuro favorendo nel bambino relazioni serene e stabili con gli altri. Un attaccamento insicuro, invece, deriva da una incapacità del genitore di mantenersi costante nella cura del piccolo: è il caso delle madri che si dimostrano poco affettuose, o ansiose, o concentrate su altre attività nei momenti delicati in cui la loro attenzione dovrebbe essere sul bambino.

Un altro aspetto molto studiato da Bowlby è la separazione. Quando il bambino viene separato dalla madre, anche per pochissimo tempo, soffre enormemente. Ciò che gli provoca questo dolore lancinante non è la mancanza temporanea della madre, ma la paura (e spesso la convinzione) che la madre non tornerà più. L’angoscia provata dal bambino viene da Bowlby paragonata al lutto. Il bambino non sa che la madre tornerà, il suo allontanamento è percepito come perdita. Questo spiega i suoi pianti disperati, per esempio nei primi tempi che viene lasciato al nido. E spiega perché ci vuole tempo per accettare che la madre vada via e per rendersi conto che poi tornerà. Ci vogliono delle strutture mentali che si formano pian piano, che permettano al bambino di ragionare anche su ciò che non è nel suo campo visivo; alcuni studiosi (in primis Piaget), infatti, ritengono che per il bambino molto piccolo solo ciò che vede esiste. Infine, ci vogliono nuovi legami, per esempio con le educatrici, che aiutino il bambino a superare la sensazione di perdita e sentirsi al sicuro anche senza la presenza dei genitori.
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