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DSA: frasi a sproposito di chi non sa

Dopo 5 anni dalla normativa che riconosce i disturbi specifici di apprendimento c’è ancora chi ne rifiuta l’esistenza. Di Mariagiovanna Grifi
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Purtroppo il vero problema che rende ancora difficile la gestione dei disturbi specifici di apprendimento è l’ignoranza. Si sente tanto parlare di DSA: a scuola, a casa, da studenti, da genitori, dagli insegnanti, ma quante di queste persone ne parlano con cognizione di causa? Quanti sono veramente informati sulle caratteristiche di questi disturbi e sulle modalità di aiuto realmente efficaci? Anche quando si nota una certa sensibilità a riguardo – cosa tra l’altro molto rara – emerge subito una generalizzazione che, se applicata, potrebbe causare più danni che benefici.

I ragazzi con DSA non sono tutti uguali. È necessario conoscere caso per caso per comprendere il singolo alunno e progettare un piano di lavoro che possa essere adeguato e produttivo. La certificazione degli enti accreditati purtroppo viene sempre più spesso considerata solo una dichiarazione che attesta il disturbo, da cui partire per avviare una serie di attività standardizzate predisposte per i DSA. Nei PDP (Piano Didattico Personalizzato, documento di programmazione scolastica che viene firmato da famiglia e consiglio di classe per supportare lo studente) di solito vengono elencati misure dispensative e strumenti compensativi molto simili a scapito della differenziazione-personalizzazione richiesta. Il sistema non funziona. Le incompetenze a riguardo sono troppe. Le presunzioni ancora di più. «Nel PDP viene stabilito che il ragazzo non può prendere appunti mentre spiego, ma io sinceramente penso che ce la farebbe benissimo…» questa una delle tante affermazioni (agghiaccianti) ascoltate a scuola da parte di un docente, ossia di colui che dovrebbe garantire il benessere e l’apprendimento dello studente. Docenti-psicologhi qualcuno li chiama, perché pretendono di capire più dell’equipe multidisciplinare chiamata per la diagnosi.

Questo purtroppo accade perché non tutti i ragazzi hanno lo stesso livello di difficoltà e non tutti le stesse particolarità. Ma gran parte degli insegnanti non lo hanno ancora capito. Come già detto: ogni caso è in sé unico e particolarissimo. Ci sono, infatti, coloro che riescono benissimo ad ascoltare e prendere appunti, come quelli che hanno difficoltà solo nella lettura; ci sono persone che rivelano carenze di memoria o problemi nell’organizzazione del pensiero, o anche soggetti che leggono bene ma non comprendono il testo; e l’elenco potrebbe continuare. Ci sono poi coloro che hanno sviluppato già strategie efficaci e allora “sembra” che abbiano superato il disturbo. «Era un DSA, ora non lo è più», mai nulla di più falso. Non si diventa DSA e non si smette di esserlo. È uno stato d’essere permanente. Quello che può cambiare è il modo in cui il soggetto affronta la sua problematica: esistono ragazzi con disturbi abbastanza rilevanti che sin dalla primaria hanno avuto un supporto adeguato e che alle superiori dimostrano autonomia e abilità nello studio. Restano DSA, ma sono i fortunati che hanno incontrato persone competenti.

Infine… i genitori. Sono ancora troppo pochi quelli che fanno valere i diritti dei loro figli, perché sono i primi a non sapere bene con che cosa hanno a che fare. Alcuni si sentono colpevoli di aver dato al mondo un bambino con “questo DSA” e il senso di colpa viene trasmesso ai figli in modo diretto e dannoso. Se solo focalizzassero l’attenzione sulle loro potenzialità! Gli insegnanti non aggiornati sono manchevoli nella professione, i genitori non informati sono pericolosi come tutori del ragazzo. Purtroppo ci sono anche i casi opposti, in cui i genitori si mostrano apprensivi o aggressivi creando angoscia e disagio nei loro figli e contrasti inutili con la scuola. Non ha senso minacciare i docenti, basterebbe semplicemente richiamare quanto deciso nel PDP, basterebbe avere un dialogo e un confronto perenne nell’interesse unico dello studente.

La mia non è solo una riflessione, ma una denuncia. Naturalmente non è rivolta a tutti coloro (genitori e insegnanti) che vestono benissimo il loro ruolo, certo non hanno bisogno dei miei consigli! Parlo agli adulti che rendono questi disturbi un peso inesauribile per i ragazzi, i quali potrebbero vivere come DSA senza grandi disagi. Ancora di più il mio vuole essere un invito a informarsi per bene. Chiunque sia a contatto con i DSA ha il dovere di sapere di cosa si tratta e di evitare personalissime interpretazioni.

Mariagiovanna Grifi

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