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Bullismo: il timore di intervenire

Parliamo di un fenomeno sempre più allarmante nel mondo di giovani e giovanissimi a cui gli adulti devono necessariamente fare più attenzione. Di Mariagiovanna Grifi
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A volte la paura è proprio di intervenire e fare peggio. Genitori e insegnanti spesso vivono un forte conflitto di fronte a episodi di bullismo, soprattutto quando non conoscono realmente la natura e le dimensioni del fenomeno. Il timore maggiore è quello di rendere la vittima ancora più vittima, motivando ulteriormente la derisione da parte del bullo e dei suoi “seguaci”: diventa quasi ovvio prendersela con chi non sa difendersi da solo e chiama in causa gli adulti! In altri casi, invece, si tende a sdrammatizzare, pensando che in fondo i ragazzi sono così… litigano, poi fanno pace… e dimenticano. Niente di più vero, ma il bullismo non è un semplice litigio.
 
Il fenomeno è definito da una relazione asimmetrica in cui c’è il forte e il debole, in cui la vittima non è in grado di difendersi da sola e proprio per questo viene individuata, scelta, dal bullo. Inoltre si può parlare di bullismo solo quando i comportamenti aggressivi, provocatori e persecutori vengono perpetuati per un lungo periodo di tempo. Un dispetto singolo, per quanto crudele, non è un atto di bullismo, ma qualcosa che, in fondo, può verificarsi tra ragazzi, fa parte della crescita. Il consiglio, quindi, è di analizzare bene i fatti e capire di fronte a che tipo di situazione ci troviamo, senza esasperare né sminuire. L’individuazione del problema è il primo passo per risolverlo.
 
Appurato che si tratti realmente di bullismo, allora bisogna intervenire, sempre. Perché le conseguenze, sia per la vittima che per il bullo, sono devastanti. Nelle vittime può causare seri disturbi d’ansia fino a fobie e depressione, con esiti spesso tragici; nei bulli può attivare comportamenti violenti e disadattivi fino a indurre alla delinquenza e a disturbi della condotta. Quindi, se apparentemente gli adulti sono chiamati a intervenire per “salvare” la vittima, in realtà gli interventi sono mirati a proteggere tutti. Soprattutto è importante che l’ambiente circostante venga sottoposto a programmi preventivi e di promozione della responsabilità e dell’empatia. Un fattore che non va sottovalutato, infatti, è che il bullismo è un fenomeno di gruppo. Esistono sempre altri soggetti che vi partecipano il cui ruolo, apparentemente secondario, in realtà è determinante: sono i sostenitori del bullo, i difensori della vittima e gli spettatori. Il bullo ha bisogno di avere un pubblico che lo gratifichi, che lo tema, che lo incoraggi. Il suo comportamento è rinforzato dal gruppo. E anche le opposizioni, se non risolutive, potrebbero maggiormente stimolarlo.
 
Piaga sociale anche tra i giovanissimi, oggi sono nate nuove e diverse forme di bullismo per cui abbiamo il dovere di tenere gli occhi aperti. Ogni giovane più fragile o che presenta una qualsiasi “diversità” (religiosa, culturale, fisica) rispetto al gruppo potrebbe diventare obiettivo di scherno e crudeltà da parte dei bulli, così come ogni ragazzo difficile o inquieto potrebbe trovare nel bullismo la sua valvola di sfogo.

Prof. Mariagiovanna Grifi
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