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“Eccomi” e “Vai”: essere genitori sufficientemente buoni

Da una riflessione dello psicoanalista Massimo Recalcati, rispetto e incomprensione nel rapporto genitori-figli. Di Mariagiovanna Grifi
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La psicologia ce lo dice chiaro: qualsiasi stile educativo adotti, il genitore fallisce sempre. Quindi, la cosa migliore è prendere consapevolezza dei propri errori e “fallire” nel miglior modo possibile. Non è assolutamente una teoria pessimista e disfattista, è, anzi, una prospettiva realistica e anche costruttiva.
 
È stato illuminante l’intervento “Dialogo e conflitti tra genitori e figli” dello psicoanalista Massimo Recalcati a Villa Lorenzi lo scorso 3 febbraio 2017. Per spiegare la funzione genitoriale e il cambiamento abissale che intercorre tra la fase infantile e l’adolescenza dei figli, Recalcati ha preso in prestito due concetti basilari della psicanalisi, presenti anche nella Bibbia: “Eccomi” e “Vai”. L’Eccomi è necessario nel tempo dell’infanzia, quando il bambino ha bisogno della presenza dei genitori, della costante attenzione e risposta alle sue richieste primarie; in quel caso la genitorialità ha il compito di offrire protezione e cura per farlo sentire al sicuro.
Ben diversa la condizione del genitore di un adolescente, dove il Vai è sicuramente più adeguato. Nel tempo dell’adolescenza, infatti, il ragazzo ha nuove esigenze, bisogno di spazio per sviluppare la propria autonomia, spesso in forte contrasto con le figure parentali. Prevale il “dammi”, le rivendicazioni materiali, non la richiesta di cura e protezione che caratterizza l’infanzia. Di fronte al diritto di rivolta, di opposizione e di “viaggio” (andare via, staccarsi), il genitore è disorientato: improvvisamente la sua presenza diventa soffocante ed è essa stessa causa di insubordinazione. Cosa fare a quel punto?
 
La risposta è alquanto semplice: amore e fiducia. In ogni relazione esiste una dose di incomprensione dell’altro, è il fascino perverso di qualcosa che non riusciamo mai ad afferrare e che rende l’alterità intrigante, attraente, incantevole. Ogni essere umano conserva il segreto della propria essenza, che spesso è la sua risorsa più grande, e questo segreto si rivela all’esterno come “stortura”, “inclinazione”, qualcosa di imperscrutabile e anomalo. Soprattutto durante l’adolescenza il segreto-risorsa si nasconde in mezzo a mille desideri inconsueti che si esplicano in altrettanti comportamenti indecifrabili. Sono sperimentazioni, messe alla prova. Sta al genitore rispettare il segreto dell’altro e aiutare il giovane a scoprirlo pian piano, per valorizzarlo. Il dialogo forzato, l’imposizione delle proprie idee, i consigli che troppo spesso sono frutto di personali inclinazioni, deviano questa fioritura. Il segreto si sente imbrigliato, costretto, intimidito. E non viene fuori. Bisogna lasciarlo libero di esprimersi, anche se a volte non ne comprendiamo il senso. Non dobbiamo necessariamente capire l’altro, a volte rispettarlo e stimarlo nella sua incomprensibilità è il primo passo per stabilire un rapporto di amore, stima e fiducia reciproche.
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