Fiorentini si Cresce

Scuola: vorrei che fosse...


Guardiamo i nostri ragazzi alzarsi al mattino per andare a scuola. Cosa notiamo, che sensazioni avvertiamo al loro rientro? Come vorremo che fosse davvero il sistema? Lo abbiamo chiesto a una mamma toscana, Fiorinda Pedone.
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È da ieri sera che mi frulla una domanda nella testa”, racconta Fiorinda Pedone, una mamma che vive in provincia di Arezzo: la scuola è uno spazio di accoglienza e condivisione di risorse pedagogiche e umane o una caserma di addestramento reclute?

Fiorinda, insegnante di yoga per bambini, si sente confusa dal nostro sistema scolastico.

Come mamma faccio fatica a lasciare mia figlia dentro un ambiente che ad oggi riconosco come insalubre, arido e qualche volta anche ostile. Vedere la luce di mia figlia spegnersi dopo pochi giorni di scuola è per me un campanello di allarme che m’invita a soffermarmi e a chiedermi: perché? Vi sembra sano che nelle cinque ore di lezioni ci siano solo dieci minuti di ricreazione in classe, sottolineo in classe, dove i ragazzi possono mangiare un panino, bere un sorso d'acqua e andare a fare pipì? E questo è solo un esempio di preoccupante realtà. Siamo proprio sicuri di fare il bene dei nostri figli quando li accompagniamo a scuola? 

La riflessione di Fiorinda non vuole essere una denuncia offensiva nei confronti di nessuno, ma crediamo che possa essere uno spunto di riflessione per tutti coloro che possono aiutare a "fare meglio".

In quel piazzale davanti al portone che si apre verso gli studenti per portarli in classe, c'è molto di più di un ragazzo da educare, c'è un’anima da accompagnare verso la crescita, verso l'ascolto di se stesso e la scoperta dei suoi talenti. Un seme nobile da difendere e far germogliare. Un seme che ha bisogno di essere annaffiato da gesti amorevoli e tempi educativi adeguati, da spazi di silenzio e ascolto dove gli sguardi s’incontrano. Da momenti dove l'anelito che spinge è quello di avere studenti curiosi e vivaci e non apatiche figure che subiscono lezioni senza nessuna reale motivazione.

Spesso noi genitori ci troviamo ad affrontare le sofferenze dei nostri ragazzi che somatizzano le emozioni negative, perché non hanno il permesso a scuola di esprimerle.

Io non voglio vedere mia figlia somatizzare emozioni perché soffre, ma non può comunicarlo. Non voglio vederla andare a scuola con uno zaino che pesa quasi quanto il peso del suo corpo, non voglio vederla piangere perché ha paura di non farcela ad affrontare le prove che le sono offerte come sfida. Io voglio dire no a tutto questo, perché voglio un sistema scolastico a misura di bambini e ragazzi felici, dove le sfide sono quegli attimi da condividere e superare insieme e la conoscenza si consolida attraverso uno scambio reciproco di visioni, sensazioni, informazioni, che si armonizzano alla necessità del momento. Io voglio una scuola, dove mia figlia possa dire la sua senza il timore di farlo, dove l’insegnante si senta libera/o di offrirsi in tutta la sua creatività senza dover soccombere a programmi obsoleti e sterili, dove il genitore fluisca dentro la fiducia di aver fatto il meglio per il proprio figlio/a, accompagnandolo a scuola.
Fiorinda Pedone

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