Home - Ufficio Stampa

Lingua in evoluzione… anche grazie ai bambini?

Nei giorni scorsi siamo stati sommersi dai media che hanno rilanciato la notizia del bimbo “petaloso”. Ma è davvero possibile modificare la lingua italiana anche grazie ai più piccoli? Lo abbiamo chiesto ad alcuni professori e giornalisti per poter disegnare un quadro più completo. Di E. Staderini
Dove
Quando
  
Ingresso
Contatti
Tel:
Fax:
 
 
Consigliato a
Professoressa Grifi, secondo lei un alunno che si inventa un aggettivo per descrivere un fiore, è da considerarsi un piccolo genio o un illetterato ignorante che non segue i dettami imposti dalla lingua italiana?

- Né l’uno, né l’altro in verità. È un bambino di 8 anni. Come tutti i bambini inventa parole perché ancora non le ha imparate tutte e, quando vuole esprimere un pensiero e non trova la parola adatta nel suo piccolo vocabolario, allora la inventa. Non può essere considerato un illetterato ignorante, se no cosa dovremmo dire degli adulti (anche personaggi pubblici) che usano parole improbabili pur avendo una cultura superiore a quella di un bimbo della scuola primaria? Dire che è un genio, però, è altrettanto esagerato visto che sta nella natura dei bambini (e dell’essere umano) giocare di fantasia. Nel caso in questione (bambino che usa il termine “petaloso” per descrivere un fiore), come ha giustamente sottolineato l’Accademia della Crusca nella lettera di risposta alla maestra, il bambino in fondo ha seguito i dettami imposti dalla lingua italiana: ha aggiunto a un sostantivo la desinenza –oso per trasformarlo in aggettivo. Questo lo rende intuitivo, conoscitore delle regole grammaticali, ma non un genio. E certo non sancisce l’esattezza del termine inventato.
Dal punto di vista pedagogico la maestra ha parlato di “errore bello”. Ha valorizzato l’errore. E ha anche colto l’occasione per insegnare ai piccoli discenti come vengono inseriti nuovi termini nel vocabolario chiamando in causa l’Accademia della Crusca. Il valore dell’errore dovrebbe essere una consuetudine pedagogica, qui invece appare come un’eccezione. “Sbagliando si impara” è un modo di dire dimenticato dalla scuola e forse, un poco, anche dai genitori. L’errore è formativo. L’errore ci insegna. Tutti noi, ogni giorno, piccoli e grandi, commettiamo errori. Non per questo è necessario colpevolizzarci, umiliarci. Semplicemente prenderne atto per non ripeterli. La pedagogia e la psicologia impongono la valorizzazione dell’errore anche per evitare di mortificare gli alunni (e causare ansie e blocchi che in qualche modo si associano alla scuola… ne consegue un calo della motivazione, un aumento degli errori… e un circolo vizioso da cui sarà difficile uscire!).
Un altro aspetto importante di cui tenere conto è la fantasia. -
Continua l’insegnante di scienze umane Prof.ssa Grifi - Va sempre incoraggiata, purché la distinzione tra realtà e fantasia resti chiara ed evidente, altrimenti crescendo si diventa aridi e anche privi di inventiva, che nella vita invece è molto utile. Creare parole nuove può essere un ottimo esercizio di fantasia, ma essendo consapevoli che non sono termini da usare come se fossero corretti. Non lo dico certo io, ma una persona molto più illustre: Gianni Rodari. Nella sua “Grammatica della fantasia”, in cui raccoglie meravigliosi giochi di invenzione e di scrittura, propone ai bambini di scrivere frasi senza senso dove ci siano parole inventate, suoni e situazioni assurdi. Sfidare la realtà, ma conoscendola. Naturalmente il bambino va guidato in questi percorsi, per non confonderlo. Siamo sempre noi adulti a dover dare il “peso” e la “misura”. Privare i piccoli della fantasia significa privarli delle emozioni positive che vengono incentivate proprio dall’immaginazione quando si affrontano momenti difficili (la speranza deriva da questo processo cognitivo!). -
 
- Io amo la lingua italiana da quando ero bambina ci racconta la giornalista e mamma Manuela Plastina - sono sempre stata affascinata dai neologismi, dai modi di dire e dalle loro derivazioni e dal cambiamento del nostro modo di parlare, pur ritenendo che il linguaggio debba essere rispettato nelle sue regole, nei suoi tempi linguistici e nella sua appropriatezza. I bambini hanno la grande capacità di applicare la fantasia alla quotidianità, anche alle più piccole cose. Ed applicarla al linguaggio significa porre attenzione a ciò che si dice. Ritengo sia da lodare un insegnante quando riesce a far riflettere la classe e quando suscita interesse nei confronti della lingua. -
Stesso parere per la ricercatrice al dipartimento di scienza politica e sociologia Alessandra Marilli che ritiene che la maestra in questione dovrebbe costituire un esempio per i colleghi: - ha testimoniato umiltà, ha solleticato la curiosità degli studenti e li ha pure attivati! Davvero fortunati i suoi piccoli alunni! -

Il Prof. di lettere Massimo Mangani, fuori da ogni schiamazzo mediatico ha potuto constatare che la realtà è un po' diversa da come sembra. - La Crusca risponde che la parola in questione sia "ben formata", "bella" e "chiara" e sottolinea che "POTREBBE" diventare una parola del vocabolario italiano. Ovviamente questo messaggio è ben diverso da ciò che i media hanno voluto far passare, e cioè che l'Accademia avrebbe certificato la nascita di un nuovo vocabolo inventato da un bambino!
Quella che avrebbe potuto essere una bella lezione sulla lingua italiana, si è trasformata in una brutta lezione di basso giornalismo ed il messaggio che rischia di passare è che le maestre non devono più permettersi di correggere gli errori dei propri alunni poiché qualunque termine, anche una parola ortograficamente sbagliata, se entrasse nel linguaggio comune diverrebbe corretta. -

Prof.ssa Grifi
come può il nostro vocabolario evolvere ed arricchirsi?
 
- Una parola può essere accolta nel vocabolario solo quando diventa parola d’uso. Le parole sono semplicemente segni convenzionali a cui gli uomini, in accordo tra loro, hanno dato un significato. È l’abitudine ad usarle che le rende note a tutti e le legittima ad entrare nel lessico linguistico. Ecco perché alcune parole straniere, pur avendo il loro corrispettivo nella lingua italiana, vengono usate e accolte nel nostro dizionario. Quindi, sì, la lingua può e deve sempre essere cambiata. Con criterio. Con il tempo. Ma siamo tutti noi a deciderlo. La condivisione crea norma, nel bene e nel male. -
Inserisci un commento Caratteri rimasti:
Nome
EMail
Permetti la pubblicazione del tuo indirizzo email
Letto e Compreso Privacy
 
 
 
 
 
 
Gli eventi per famiglie
Disclaimer           Ufficio Stampa
(c) 2013 Tutti i diritti riservati - P.IVA 06038670482 - Concept, progetto grafico e gestione contenuti: Elisa Staderini