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Il Tar ferma l'incenertire di Firenze

Vittoria per le Mamme No Inceneritore. Vediamo nel dettaglio quali sono i motivi di questo STOP
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In un articolo del mese di maggio "C'è ancora speranza per Firenze" vi avevamo illustrato la questione relativa all'inceneritore di Firenze e descritto i comitati cittadini che ne contrastano la realizzazione, come "Mamme no inceneritore", invitandovi alla manifestazione che si sarebbe svolta il 14 dello stesso.
Questo evento ha portato nella nostra città una moltitudine di quasi 20.000 persone, con rappresentanti di comitati da tutta Italia, unite nel dire No all'incenerimento dei rifiuti e Si alle alternative: proponiamo infatti l'applicazione della Strategia Rifiuti Zero e la gestione dei rifiuti urbani attraverso la raccolta porta a porta quali strumenti per eliminare il ricorso alle discariche e agli inceneritori, che incidono negativamente non solo sull'ambiente ma anche sulla nostra salute.
Nonostante la grande mobilitazione non vi è stata da parte delle amministrazioni locali alcuna apertura ad un confronto costruttivo, anzi, in vista delle elezioni amministrative del comune di Sesto F.no, sul cui territorio è prevista la costruzione dell'impianto, i toni si sono ulteriormente inaspriti; in tutto questo, tuttavia, la novità positiva è che attraverso la sensibilizzazione della popolazione e la mobilitazione, ad opera dei comitati, il sindaco neoeletto del comune di Sesto Lorenzo Falchi, non solo è contrario alla realizzazione dell'opera, ma ha sottoscritto il Protocollo Rifiuti Zero alla presenza del suo presidente Rossano Ercolini.

E veniamo a quest'autunno, alle azioni intraprese ad iniziativa di alcune associazioni nazionali, accanto alle realtà cittadine, che si sono concretizzate in due eventi:
il primo riguarda il ricorso al TAR effettuato da Italia Nostra, WWF, Forum Ambientalista e comitati cittadini (cui si è poi unito il Comune di Campi Bisenzio) che il 9 novembre ha accolto due dei ricorsi e in sostanza ha sancito che l'AU (Autorizzazione Unica) per l'inceneritore di rifiuti, ovvero il documento che da il permesso a costruire l'impianto, insieme a tutta una serie di prescrizioni, è annullato con effetto immediato. Con esso sono stati annullati anche i verbali delle conferenze dei servizi che hanno portato a quell'atto e gli atti legati allo stesso; tra questi ci sono anche tutti gli espropri dei terreni necessari alla costruzione dell'inceneritore.
Questo annullamento è dovuto a due motivazioni, fondamentalmente:
1) La Città Metropolitana non aveva il potere di rilasciare l'Autorizzazione Unica in mancanza di uno strumento urbanistico come una variante al piano urbanistico del comune di Sesto Fiorentino o in alternativa un accordo di pianificazione da stipulare sempre con il comune in questione;
2) Non sono stati realizzati i "famosi" boschi della piana da parte della Provincia di Firenze (ora diventata Città Metropolitana), come invece era stato stabilito da protocollo di intesa del 2005 tra la Provincia di Firenze e i Comuni interessati. Nello specifico si subordinava la costruzione dell'inceneritore di Firenze, fonte aggiuntiva di emissione inquinanti, alla realizzazione di un parco di 30 ettari per MITIGARE l'inquinamento già presente nella zona a causa delle altre fonti emissive (traffico,riscaldamento,industria). In questi 11 anni non solo la Città Metropolitana non ha rispettato il vincolo e non ha fatto nessuna azione per procedere con la realizzazione del Parco, ma ha fatto completamente sparire questo vincolo/prescrizione dall'Autorizzazione Unica.
È bene sottolineare che gli elementi del ricorso, non presi in considerazione dal Tar, chiamato a pronunciarsi solo sugli aspetti di carattere amministrativo, non stanno a significare che il tribunale approvi la collocazione dell'opera nè tanto meno gli aspetti sanitari ad essa connessi, che non sono di sua competenza: queste sono letture distorte della sentenza, lette a piu' riprese sulla stampa, che generano confusione e idee non congruenti rispetto alla stessa.

L'altra azione legislativa presentata sempre dalle realtà sopra citate, e anche da Zero Waste Italy, si concretizza in un'esposto alla procura della Corte dei conti della Toscana, il 14 novembre, in merito a un presunto danno erariale a danno delle amministrazioni comunali, a causa dal mancato raggiungimento degli obiettivi minimi di raccolta differenziata, da parte dell'ente gestore Quadrifoglio, obiettivi stabiliti stabiliti dalla Ue: l' aggravio di spesa stimato è di 43 milioni di euro e comprende un arco temporale di sette anni ( dal 2008 al 2014).
In quest'azione vi è il caso precedente del comune di Recco, che a partire dalle indagini della magistratura relative ai costi di gestione del servizio e la percentuale bassa di raccolta differenziata, ha determinato un salto di qualità nei risultati raggiunti da parte del gestore, passando dal 28 al 69% in un solo anno; ci auspichiamo pertanto che anche per Firenze e la Città Metropolitana possa innescarsi un processo simile.

Mamme no inceneritore
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