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Giocare è un diritto

Giocare è un diritto per ogni bambino. O almeno così dovrebbe essere nei così detti paesi civili. Pare invece che non proprio tutti i comuni italiani lascino liberi i bambini di divertirsi nei parchi pubblici. Di Elisa Staderini
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In alcuni regolamenti urbani vengono mantenuti in vigore addirittura i divieti degli anni trenta che, diciamocelo, puzzano proprio di vecchio!
Quando ho letto che a Finale Ligure c’è il divieto di crossare col pallone in piazza o che a Monteriggioni (Siena) il Comune requisisce i palloni che dai cortili privati rotolano sulla strada pubblica, mi è venuto da ridere, ho pensato ad una candid camera.
In realtà c’è da riflettere proprio sul fatto di poter creare sempre più città, grandi o piccole, che siano a misura di bambino.

Sempre in Toscana, a Livorno non si può arrampicarsi sugli alberi, non si può saltare la corda né rincorrersi e schiamazzare. In provincia di Massa Carrara, a Licciana Nardi è uscito il divieto di giocare a palla con tanto di multa che va dai 40 ai 240 euro, dove viene specificato che saranno ritenuti responsabili trasgressori i genitori di minori.
In Campania, Battipaglia nel 2016 vieta ancora il gioco del tamburello: ma c’è davvero qualcuno che ancora ci gioca? Inoltre non si può giocare a bocce né con i cerchietti. C’è il divieto di pattinare, di giocare a birilli e vige la multa addirittura in lire, dalle sei mila alle venti mila lire! Non sarebbe forse arrivata l’ora di rivedere queste regolamentazioni?

Per fortuna in controtendenza alcune città hanno cancellato tali ridicole quanto obsolete restrizioni. Come Roma, dove il consiglio comunale dei bambini ha decretato modifiche che comprendano il diritto al gioco rispettando la convenzione Onu per l’infanzia, o Genova e Milano. 
E anche alcune piccole realtà come le frazioni del Comune di Tagliacozzo in provincia dell’Aquila, dove la Pro Loco ha finanziato le spese per una ventina di cartelli dove si legge: “Attenzione rallentare, in questo paese i bambini giocano ancora per la strada”. 

L'infanzia andrebbe cresciuta incentivando la socializzazione nei parchi pubblici e ritengo che lo sbucciarsi un ginocchio per correre, rincorrersi e arrampicarsi sugli alberi, voglia dire ancora crescere bene e in salute, anche in piena era di videogiochi e social.

Voi cosa ne pensate. Vi è mai capitato di trovare qualche divieto al gioco nelle zone intorno a Firenze?
Elisa Staderini
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