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Discriminazioni familiari

Aumentano le famiglie che si sfaldano dopo pochi anni dal matrimonio. L’iter giudiziario per l’affidamento dei figli non tutela le relazioni parentali, i danni sono gravissimi. Ne abbiamo discusso con Fabio Barzagli, fondatore dei portali web dedicati alla bigenitorialità. Di M.Grifi
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Entrambi i genitori hanno “il dovere e il diritto di mantenere, istruire, educare i propri figli” (art. 30 della Costituzione Italiana). Non tutti sanno che questo diritto viene dato automaticamente solo a uno dei coniugi nel momento della separazione, perché, nonostante la nuova legge del 2006 sancisca l’“affido condiviso”, di fatto nella maggioranza dei casi solo la madre gode della presenza costante del figlio nella propria vita e nella propria casa. La condizione dei padri è quasi sempre disastrosa: raramente vengono designati come affidatari (di solito quando la madre è dichiarata “incapace” dal Tribunale) e le ore settimanali in cui hanno il “permesso” di vedere i figli sono assolutamente insufficienti per creare una rapporto “familiare”. Inizialmente invisibili, ma estremamente dannose le conseguenze sulla psiche dei bambini, la cui spaccatura interna gli provocherà ansie, dipendenze e patologie psicosomatiche che solo in età adulta saranno ricondotte alla reale causa d’origine.

È quello che è successo a Fabio Barzagli, figlio di genitori separati e, ironia della sorte, padre separato a sua volta. Dopo aver superato le grandi difficoltà derivanti dal vuoto genitoriale vissuto durante l’adolescenza, si è ritrovato nella situazione capovolta di genitore separato con una figlia di soli due anni. Era il 2001, il pieno controllo sulla vita della sua bambina era stato affidato dal magistrato alla ex moglie. Anni e anni di udienze e richieste al Tribunale per aumentare i “tempi di frequentazione” (termine tecnico per designare le ore da poter passare con la figlia); infine, nel 2007, l’affido condiviso che gli regala solo qualche week end e vacanza in più! Ancora non abbastanza per creare quel rapporto equilibrato e continuativo che gli spetterebbe di diritto!

La sua esperienza personale lo ha spinto a diventare uno dei maggiori riferimenti in Italia per l’orientamento dei padri “reduci” dalla separazione. Il portale web www.paternita.info nasce nel 2008 semplicemente come luogo dove trovare tutte le informative legislative in materia di affido paterno, ma si allarga notevolmente divenendo uno spazio di consulenza e, nel 2010, nasce anche www.infanzia-adolescenza.info. Ben presto, infatti, Barzagli viene convocato da gran parte delle associazioni che si occupano di bigenitorialità e nel dicembre 2010 è chiamato a Bari da Giancarlo Ragone (Consigliere del Sindaco di Bari per la Promozione della Bigenitorialità) per organizzare la prima celebrazione italiana della Convenzione ONU dei Diritti del Fanciullo (firmata nel 1989 a New York).

Una delle iniziative più interessanti è la promozione di nuove proposte di legge, tra cui quella di modificare l’art. 31 della Costituzione, che recita: “La Repubblica protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù”, introducendo anche “la paternità”. Un progetto da segnalare è l’istituzione del "reato di impossessamento della prole: un crimine che è stato approvato l’anno passato in Brasile e che si riferisce al comportamento screditante verso l’altra figura genitoriale davanti agli occhi del figlio. Un atteggiamento molto comune tra le coppie separate che scaricano la loro rabbia diffamando l’ex coniuge e non rendendosi conto (o nei casi peggiori essendone pienamente coscienti) del plagio che attuano nei confronti dei figli, ancora piccoli e manipolabili. Ne deriva la sindrome “da alienazione genitoriale” (P.S.A.: Parental Alienation Syndrome - ipotizzata nel 1985 da Richard Gardner), i cui sintomi sono: stati d’ansia, regressione, tendenza ai disturbi alimentari o alle dipendenze, problemi di socializzazione e deficit di attenzione, nei casi più acuti psicosi e schizofrenia. La terapia preventiva migliore sarebbe una legislazione appropriata che freni queste forme di “abuso di potere” troppo frequenti nelle relazioni tra genitori separati e figli.

Barzagli sottolinea la totale mancanza di attenzione al problema da parte delle istituzioni in contrapposizione con un interesse sempre crescente di associazioni e persone singole. È per questo che da anni è impegnato in campagne sociali, convegni, interviste televisive secondo un’ottica di sensibilizzazione, ma soprattutto la sua attività è nel quotidiano, nell’ascoltare ogni giorno padri in difficoltà che lo contattano per essere guidati su come affrontare la separazione. Gli chiedono aiuto: “hanno paura di perdere i figli”- ci confida - “vivono un’esperienza di trincea: spesso sono costretti a coltivare una relazione nascosta con i figli per contrastare le insinuazioni e le menzogne che arrivano dall’altra parte”. Nella maggioranza dei casi ottengono che i figli si chiudano in se stessi senza comunicare più con nessuno dei genitori: “accade che un genitore sia troppo aggressivo e manipolatore, l’altro sia troppo remissivo e timido; per cui del primo hanno paura, sul secondo sentono di avere il potere”.

Esperto di separazione, suo malgrado, dalla doppia prospettiva di figlio e padre, portatore di esperienze altrui in qualità di “orientatore” tramite il suo portale, gli abbiamo chiesto un consiglio da dare a tutti i genitori separati, padri e madri, per tutelare i figli dai rischi che la situazione può comportare: “due cose: prima di tutto risolvere i problemi in modo mite senza farsi una guerra spietata; e poi spiegare cosa sta succedendo ai figli. Siate onesti con loro! Il figlio spera sempre che i genitori tornino insieme: glielo dovete dire!!! Non abbiate paura di ferirlo. Meglio una delusione temporanea, che una speranza che non si realizzerà mai”.

di Mariagiovanna Grifi
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