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A come ABA, A come Autismo

Questo breve articolo del Dott. Claudio Bartoloni è rivolto a tutti coloro che, in un modo o in un altro, hanno sentito parlare dell’Analisi Comportamentale Applicata - ABA - con lo scopo di fare luce su cosa realmente sia rispetto all’autismo e sciogliere alcuni dubbi e falsi miti che spesso l’accompagnano
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L’ABA è una cura specifica per l’autismo?
Purtroppo no, per due motivi. Il primo è che oggigiorno, nonostante i grossi progressi fatti in ambito scientifico su questo tipo di patologia, la causa scatenante è tuttora sconosciuta, e di conseguenza una cura nel senso medico che si dà a questo termine non esiste.
Basti pensare che attualmente la diagnosi è fatta in base all’osservazione di comportamenti che soddisfano i criteri di riconoscimento di tale disturbo, a differenza di indagini medico-cliniche come nel caso della sindrome di Down.
Il secondo motivo è che l’ABA è l’applicazione a problematiche socialmente significative dei principi scoperti dall’Analisi Sperimentale del Comportamento. Quindi non solo è rivolta ad un ristretto campo clinico come il disturbo autistico bensì a tutto il comportamento umano in ambito lavorativo, sociale, educativo ecc…
Sarebbe più corretto considerarla, quando applicata a problematiche autistiche, come un set di tecniche e principi volti a migliorare aspetti e funzioni della persona minati dalla patologia verso un più corretto e soddisfacente funzionamento nel suo ambiente.

Se oggi l’ABA è diventato sinonimo d’intervento per l’autismo lo deve a radici lontane: è sicuramente il tipo d’intervento con la più lunga storia di studi scientifici a sostegno della sua efficacia alle spalle, a partire dalle prime applicazioni in ambito clinico negli anni 60. Tant’è che, secondo le ultime linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (LG21)” per gli interventi non farmacologici, quelli ritenuti maggiormente efficaci sono tutti basati su tecniche derivate dall’ABA.

In tanti anni di lavoro spesso mi è capitato di sentirmi chiedere da familiari del bambino con disturbo dello spettro autistico come potersi rapportare con lui. La mia risposta è sempre stata: "come vi rapportereste con un bambino senza le sue difficoltà". Questo perché il lavoro svolto con il bambino ha come obiettivo la modifica del comportamento, intesa come miglioramento delle aree in cui ha difficoltà e come decremento di quelle disfunzionali e problematiche, in relazione al suo ambiente naturale.
Se si cambiasse solo l’ambiente in base alle sue difficoltà, non si potrebbe parlare di una reale integrazione e libertà d’espressione, in quanto creeremo una dipendenza da una campana di vetro.
In altre parole, è fondamentale che il bambino impari a vivere e a rapportarsi con gli altri, adulti e non, ed è un suo diritto avere qualcuno qualificato che possa tener conto delle sue difficoltà e aiutarlo a crescere sereno nella sua comunità.

Questo va contro all’idea comune e del tutto errata che l’ABA per bambini con autismo sia solo “un addestramento che crea robottini”.
Un addestramento meccanico e ripetitivo non serve a nessuno, principalmente al bambino. La strada seguita da ogni analista del comportamento è quella di insegnare al bambino con autismo ad imparare dall’ambiente, come ogni altro bambino senza difficoltà e con soddisfazione.

In conclusione, se questo breve articolo vi è sembrato interessante, v’invito ad essere curiosi e ad informarvi su cosa sia veramente l’ABA per l’autismo magari leggendo qualche libro o seguendo qualche seminario.
Chiudo citando un pioniere degli interventi comportamentali sull’autismo, il Dott. Ivar Loovas:
“Se il bambino non impara nel modo in cui stiamo insegnando, dobbiamo trovare un modo migliore per insegnare”. Questo è ancora oggi il principio ispiratore degli analisti del comportamento.

Dott. Claudio Bartoloni
www.comportamentaba.it
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