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Eloisa e la sarta delle fate

La vera bellezza non nasce da un vestito, ma si sprigiona dallo spirito e dai sentimenti che portiamo dentro e che si riflettono sul nostro viso [...]
Eloisa era intenta ad ammirare la sua immagine davanti allo specchio: - Ma come mi sta bene questo vestito, - diceva tra sé la ragazza – non vedo l'ora di indossarlo domani alla festa danzante di Primavera!

Il giorno seguente, nell'antico castello del paese, si sarebbe tenuto il gran ballo di Primavera per festeggiare l'arrivo della bella stagione: Eloisa, come tutte le altre ragazze della sua età, vi avrebbe partecipato indossando il suo abito più bello, cucito a mano dalla nonna.

Il giorno della grande festa, nei corridoi della scuola tutte le ragazze chiacchieravano fra di loro descrivendo gli abiti che avrebbero indossato:

- Il mio è un abito disegnato dal grande stilista Frescobaldi.- diceva la figlia del più importante avvocato del paese.

- Il mio lo ha cucito il sarto della baronessa Grazioli.- diceva la figlia del più illustre medico del paese.

- Il mio vestito invece è stato realizzato con le sete più preziose provenienti dalla Cina.- diceva la figlia del più ricco mercante di stoffe del paese.

Sembrava davvero che quella sera ogni ragazza avrebbe indossato abiti molto eleganti e disegnati dagli stilisti più celebri, mentre soltanto Eloisa avrebbe avuto un abito cucito dalle mani di sua nonna, che di mestiere faceva la sartina.

La ragazza cominciò a pensare fra sé:

- Tutte le mie compagne indosseranno vestiti realizzati dai più grandi creatori di moda, mentre soltanto io avrò l'abito cucito da una sarta qualunque … accidenti, sembrerò una delle ragazze meno belle della festa solo perché non ho il vestito adatto!- e iniziò a piangere come una fontana.

Dopo essere trascorsa una buona mezz'ora di lacrime e di singhiozzi, una nuvola rosa si materializzò sulla soglia della camera di Eloisa: era la fata Zelinda, che subito esclamò:

- Santo cielo Eloisa, la vuoi smettere di piangere?- Si può sapere quale ragione ti spinge a versare tutte queste lacrime?

- Domani, - rispose lei singhiozzando - ogni ragazza indosserà al gran ballo di Primavera un vestito più bello del mio, ed io sembrerò la meno elegante e la più brutta di tutta la festa! - e giù a piangere di nuovo.

- Oh, Eloisa, quanto sei lagnosa!- esclamò Zelinda, che era abituata a piangere solo quando moriva qualcuno- Fino a stamattina l'abito che ti ha cucito tua nonna era il tuo vestito preferito e ti piaceva così tanto, perché ora non sei più contenta di poterlo indossare al ballo?

-Perché fino a ieri, - rispose la ragazzina – non sapevo che le mie compagne di scuola avrebbero indossato gli abiti firmati dai più importanti stilisti: sicuramente saranno vestiti molto più belli del mio e tutti i ragazzi presenti alla festa vorranno ballare con le altre ragazze, mentre io rimarrò in un angolo in disparte!

- Ma tu senti che sciocche idee ti vengono in mente! – replicò Zelinda – I ragazzi presenti alla festa vorranno ballare anche con te, sempre che tu la smetta di piangere.- nonostante le parole di Zelinda, Eloisa continuava a versare lacrime e singhiozzi a ripetizione – E va bene, - disse allora la fata – chiederò a Morfea di cucirti il più bell'abito da sera che sia mai stato cucito sulla faccia della terra.

- Morfea? E chi è mai questa Morfea? – le chiese Eloisa.

- Morfea è la sarta delle fate, - le rispose Zelinda – e se non ti basta neppure questo, be', allora io non so proprio come aiutarti.

- Oh no, - disse Eloisa smettendo all'istante di singhiozzare – sono sicura che Morfea confezionerà per me un abito bellissimo: ti prego, Zelinda, portami subito da lei.

- Non ce ne è bisogno, - disse una voce che sembrava provenire da fuori la finestra – io sono già qui! – e Morfea apparve all'improvviso nella camera da letto di Eloisa.

- Ciao Morfea, - le disse Zelinda – come stai?

- Bene Zelinda, ti ringrazio, e tu?

- Io non ho di che lamentarmi, a differenza di questa ragazzina lacrimosa.- disse Zelinda guardando con rimprovero Eloisa – Credi di poter fare qualcosa per lei?

- Certo che posso, e vi sbalordirò entrambe. Lasciate solo che mi metta all'opera.- pronunciate queste ultime parole, Morfea estrasse dalla tasca la sua bacchetta magica ed incominciò a creare l'abito per Eloisa – Scelgo la stoffa ricamata con la scia delle stelle comete, la stoffa che brilla della luce degli astri. Per tagliarla useremo forbici di tulipano e cristalli di luna, mentre per cucirla … per cucirla utilizzerò aghi di pino e fili di corallo marino. – Morfea faceva roteare nell'aria la stoffa, gli aghi e i fili – Ancora un ultimo tocco, ed eccolo qua! Il tuo abito è pronto: allora Eloisa, che cosa ne pensi?

La ragazzina spalancò la bocca ed esclamò:- Ma è un capolavoro!

- Modestamente, - le disse Morfea – le mie creazioni sono il meglio del meglio che c'è sulla piazza, altro che i vestiti di quegli stilisti mezzi matti che vedi sulle riviste di moda!

- Zelinda, Morfea, non so proprio come ringraziarvi! – disse Eloisa raggiante di gioia – Indossando questo vestito sarò sicuramente la ragazza più corteggiata della festa, e mi divertirò un mondo. Grazie, grazie ancora.

Zelinda e Morfea si fecero l'occhiolino l'una con l'altra, salutarono Eloisa e volarono via.

L'indomani era la giornata del gran ballo; Eloisa era tutta intenta ad ammirarsi davanti allo specchio della sua camera:

- Questo si che è un bel vestito, – diceva fra sé la ragazzina– un vestito meraviglioso. Ma dove avrò messo invece il vestito di mia nonna? E' da ieri sera che non riesco più a trovarlo …

Un'ora dopo Eloisa era all'interno del castello, nel salone delle feste: salutò le sue amiche e cercò di individuare quali fossero i ragazzi da cui avrebbe voluto essere invitata a ballare.

La musica cominciò a suonare e subito un bel giovanotto dall'aspetto simpatico le domandò se volesse concederle il primo giro di valzer: Eloisa acconsentì volentieri. La festa ebbe inizio.

Dopo quel primo valzer si susseguirono altri cavalieri al fianco di Eloisa, e la ragazza era molto felice di avere tanti pretendenti con cui danzare.

A metà serata, mentre il divertimento proseguiva vorticoso, una compagna di classe di Eloisa le si avvicinò e le sussurrò: - Che peccato, Eloisa, hai un così bel vestito ma non hai indosso neppure un gioiello …

Eloisa si accorse solo in quel momento che tutte le altre ragazze avevano al collo collane di perle, o addirittura di diamanti, e orecchini preziosi che brillavano ancor di più sotto la luce dei lampadari.

Eloisa corse allora in balcone e, certa che nessuno la potesse udire, chiamò a gran voce:

- Zelinda! Morfea! Dove siete? Ho bisogno di aiuto!

Dopo pochi secondi le due fate si materializzarono davanti ai suoi occhi:

- E adesso qual è il problema? – le chiese Zelinda.

- Sono l'unica ragazza della festa che non indossa gioielli!

- E come mai?

- Perché non mi sono mai piaciuti, non rappresentano nulla e non li ho mai voluti indossare, ma qui tutte le altre ragazze ne sfoggiano di preziosi e di molto costosi …

- Eloisa, - le disse Zelinda – posso parlarti francamente?

- Ma certo, - rispose Eloisa – dimmi pure.

- Sei una cretina! Ti sei divertita fino a un attimo fa, senza che ti occorresse nessun gioiello al collo, e adesso vuoi ricominciare a piagnucolare solo perché non possiedi collane di diamanti? Morfea, lo specchio!

Morfea schioccò le dita e un grande specchio apparve di fronte a Eloisa:

- Ooohhh ……. – esclamò stupita la ragazzina appena vide la sua immagine riflessa – ma quello che ho indosso è il vestito cucito da mia nonna!

- Esatto, e ti sta benissimo, tanto che stasera ogni ragazzo ha voluto ballare con te! Se ti abbiamo fatto credere di avere indosso l'abito di Morfea, è stato solo per farti capire che la vera bellezza non nasce da un vestito o da un gioiello, ma si sprigiona dallo spirito e dai sentimenti che portiamo dentro di noi e che si riflettono sul nostro viso, illuminandolo. Ora vuoi tornare dentro a divertirti o vuoi continuare a perder tempo qui fuori lamentandoti di non avere l'abito firmato o gli orecchini di diamanti?

- Corro subito dentro, voglio continuare a ballare tutta la notte!

- La solita esagerata.- borbottò fra sé Zelinda.

Eloisa, piena di gratitudine, abbracciò le due fate e poi corse di nuovo nel salone, desiderosa di danzare ancora al suono dell'orchestra in quella splendida serata di Primavera.
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