Fiorentini si Cresce

Spaghetti e samurai


Questa storia nasce dalla fantasia dei bambini del corso di teatro che Paola Vergari conduce insieme a Elena Tagliaferri. Una piccola giapponese che adora gli spaghetti, riuscirà a salvare il figlio dei giganti e a guarire le ferite del cuore.
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La piccola samurai Itaka atterrò con il piccolo aereo giapponese nella terra dei Giganti e delle Fate.
Era stata chiamata in soccorso dal capo dei giganti perché una fata aveva rapito suo figlio.
I giganti lo avevano cercato ovunque, ma era letteralmente scomparso. Fu interpellato perfino il gufo civettuolo e questi sentenziò, che la piccola Itaka, samurai da generazioni, era l’unica che poteva risolvere l’enigma. Ma disse anche che Itaka era ghiotta di spaghetti al pomodoro e mai si sarebbe spostata in un luogo, dove non venivano cucinati gli spaghetti almeno tre volte al giorno.
I giganti dovettero quindi chiamare il grande cuoco italiano Callabocciolo che degli spaghetti era il re oltre alla sua compagna, specializzata in sughi al pomodoro, la famosissima Grissina Podori.
Arrivarono tutti il giorno 23 all’aeroporto di Giganfate, dove una delegazione attendeva la samurai e i due eccezionalissimi cuochi.
Itaka era un poco capricciosa e oltre ad aver richiesto gli spaghetti tre volte al dì per ogni giorno che restava da loro, aveva anche voluto un cammello per potersi spostare. Era sempre stato il suo sogno quello di viaggiare in groppa a quegli animali fantastici e magici e non avrebbe perso quest’occasione, per nulla al mondo.
La fata sceriffa fu la prima ad accogliere gli stranieri e dopo i primi saluti, iniziò subito un dettagliato resoconto dei fatti accaduti nella loro terra.
La fata rapitrice era una ribelle che voleva diventare regina e siccome non era riuscita a far innamorare il re, che si era sposato con una gigantessa simpatica e intelligente, la fata Malaccolta aveva covato rancore e rapito il loro figlioletto per vendetta.

Itaka prese subito la situazione in mano, lei aveva fiuto per certi affari di cuore e salendo sul cammello come se lo avesse sempre fatto, salutò tutti dicendo che andava in perlustrazione e che sarebbe andata al castello per mezzogiorno, ovviamente per pranzare con gli spaghetti al pomodoro preparati da Callabocciolo e Grissina Podori.
Dopo un’ora di perlustrazione, notò che in una grotta poco distante dal castello, uscivano dei bagliori violetti. Si avvicinò guardinga e intrufolandosi nella strettoia dove riuscì a malapena a passare, si ritrovò in una grotta oscura.
All’interno era immensa e una luce violetta le faceva intravedere tutta la bellezza della caverna. Pietre preziose erano incastonate tra le rocce e strati di oro e argento ne completavano la magnificenza.
Lontano sentì un fievole lamento e guardinga lo seguì. Dopo un tunnel scuro e stretto le si aprì davanti una sala addobbata con una culla nel centro. Una fata dalle ali sporche e stropicciate era vicino alla culla, che dondolava per tranquillizzare il bambino che piagnucolava.

Itaka non aveva dubbi, sicuramente nella culla c’era il figlio del re, dato che questa era enorme. Sarebbe stato facile per lei assalire di sorpresa la fata rapitrice e ucciderla con le sue scimitarre infuocate. Ma Itaka provò compassione per la fata che cullava amorevolmente il piccolo gigante. Così estrasse la pozione magica che teneva nella tasca e la passò su entrambe le lame. In questo modo esse guarivano le ferite e risanavano i cuori trafitti.
Itaka la chiamò prima di colpirla e la fata girandosi lanciò un grido di paura credendo che la samurai volesse uccidere il bambino.
Malaccolta si buttò sopra al piccolo per difenderlo, Itaka allora colpì la fata con le lame guaritrici sfiorandole il cuore e subito si rimarginarono le ferite d’amore tradito.
La fata s’inginocchiò chiedendo perdono e la samurai l’abbracciò. Poi piansero entrambe come fossero amiche di sempre.

-Riportiamo il bambino dai suoi genitori. – disse infine Itaka, e prendendo in braccio il piccolo gigante si avviò verso il tunnel percorso.
-Aspetta. C’è una strada più veloce con cui tornare al castello. – Le disse Malaccolta e dopo aver detto una formula magica, si ritrovarono all’istante tutt’e tre sul cammello che si avviò verso il castello.
-Sei forte fata, hai fatto un bel prodigio a farci scomparire e riapparire così. Voglio anche dirti che il re sarà felice quando ci vedrà arrivare con suo figlio, sicuramente sarà magnanimo nei tuoi confronti visto che ti sei pentita di quello che hai fatto. –
-Il re era il mio fidanzato, poi è arrivata la gigantessa che lo faceva ridere e io sono stata messa da parte. Ecco volevo fargli capire che non ci si comporta così. –
-Capisco il tuo dolore, però hai fatto una cosa bruttissima. Il bambino ha bisogno della sua mamma e la sua mamma di lui, tu non dovevi rapirlo. –
-Hai ragione, mi sono pentita. Ho sbagliato. L’odio mi aveva accecata e se mi metteranno in prigione sarà la mia giusta punizione. –
- Sicuramente il re ti perdonerà quando gli racconterò che volevi proteggere il bambino e soprattutto quando gli svelerò che ti ho passato la lama guaritrice sul cuore. Fata Malaccolta, ora non soffrirai più, non sarai più piena di odio, ma di amore per i bambini. –
-E’ vero Itaka. Sento il mio cuore pieno di amore, tu mi hai davvero guarita. Grazie. –

Arrivati al castello furono accolti con grandi grida di gioia, la tavola era già imbandita con tanti piatti di spaghetti al pomodoro per tutti i giganti e le fate e soprattutto, per la piccola samurai.
Il re e la regina riabbracciarono il loro figlioletto e ascoltando il racconto di Itaka, decisero seduta stante di perdonare la fata Malaccolta che da quel giorno cambiò il nome in Benaccolta.
La festa per il lieto fine fu grande e di spaghetti Itaka, si tolse soprattutto la voglia prima di ripartire per il suo amato Giappone.

Storia nata al laboratorio per bambini di TeatrEssere di Elena Tagliaferri con la partecipazione di Paola Vergari

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