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Il paese dei Ringrazi-orsi

E' difficile dire "grazie"? Basta volare nel paese degli orsetti per imparare a usare la parolina magica... E tu che favola vorresti per il tuo bambino? Dillo a Elisabetta
C’era una volta una bambina a cui non piaceva dire la parola “grazie”. Se le cadeva una penna, e qualcuno gliela raccoglieva, lei non diceva grazie.
Se la nonna le teneva aperta la porta, lei passava veloce, ma non diceva grazie.
Se la mamma le comprava un gelato, lei lo mangiava di gusto e se papà le portava la cartella? Avete indovinato? Esatto: lei camminava tranquilla, senza quel peso sulle spalle, ma non diceva mai ‘grazie’.
“Martina,” le chiedevano tutti, “perché non ringrazi mai chi ti aiuta?”
“Non serve,” rispondeva Martina. “Se qualcuno vuol farmi un favore, io sono contenta. Ma non ho proprio voglia di dire ‘grazie’.”
Un giorno però, proprio mentre andava a scuola, incontrò per la strada un orsetto che indossava una piccola giacca rossa. “Ciao Martina, sono contento di conoscerti: ho sentito molto parlare di te.”
“Davvero?” chiese la bambina curiosa. “E da chi?”
“Vedi io sono un orsetto Ringrazi-orso; nel mio paese i ‘grazie’ sono preziosi e li usano tutti. Così quando abbiamo sentito che c’era una bambina sulla Terra che non li usava mai, mi hanno mandato a conoscerti. E se vuoi ti porto nel mio paese a conoscere i miei amici,” rispose l’orso. “Ma ad una condizione…”
“Quale?” Chiede Martina.
“Che tu non mi dica mai ‘grazie’”
“Oh, stai tranquillo, questo te lo posso garantire.” L’orso la prese per mano e in un batter d’occhio la portò in volo nel bosco dove si trovava la città degli Orsi Ringrazi-orsi. Avevano case di vetro e biciclette volanti con cui giravano liberi per il cielo. Tutti indossavano giacche colorate e andavano in giro sorridendo nella loro bella città.
“Che meraviglia!” Esclamò Martina.
Si accomodarono in una bella pasticceria del centro e un cameriere portò loro una coppa di gelato ricoperta di panna e cioccolato. Martina mangiò di gusto, ma subito si rese conto di non avere soldi. "Non posso pagare,” sussurrò al Ringrazi-orso. “Non preoccuparti,” rispose lui, poi rivolto al cameriere: “Due grazie grandi, grandi da me. La signorina qui presente non ne ha.”
Il cameriere sorrise e i due uscirono. “Ma non hai pagato?” Chiese la bambina.
“Vedi mia cara, nel nostro paese abbiamo eliminato i soldi: qui non ci sono poveri né ricchi e tutti possono avere ciò che gli serve. Basta solo che dicano ‘grazie’”.
“Che meraviglia, beati voi! Da noi è molto diverso.”
“Ah, lo so bene. Ma vedi è proprio ‘grazie’ a persone come te che da voi il sistema non funziona. Se voi foste capaci di ringraziare, quando qualcuno vi aiuta, allora potreste smetterla di accumulare i soldi e utilizzare i ‘grazie’.” Martina era rimasta a bocca aperta.
“Vuoi dirmi che basterebbe che tutti noi dicessimo…”
“Non pronunciare quella parola,” la interruppe l’orso. “Me lo hai promesso. Vedi, la parola ‘grazie’ - che a te non piace e che fai tanta fatica a pronunciare - nel mio mondo è una moneta preziosa, che vale un tesoro. Ma se per te e i tuoi amici non vale nulla, è inutile dartela: voi continuerete a usare i soldi, ad accumulare monete e a fare la guerra tra ricchi e poveri; noi – usando il ‘grazie’ potremo vivere, viaggiare, fare la spesa o comprare quello che ci serve usando bene questa semplice parolina.”
Martina non credeva alle sue orecchie. “E io non posso più usarla? Proprio adesso che ho capito a cosa serve.”
“L’unica possibilità è che tu torni nel tuo paese e vai a dire grazie a tutti quelli che ti hanno aiutato e che non hai ringraziato prima.”
E se volete sapere la verità, Martina è tornata a casa e sta cercando tutti quelli a cui non ha detto grazie negli ultimi anni.
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