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Il chicco di caffè e la margherita

Anche questa volta, Elisabetta ci stupisce per la delicatezza del racconto. Mamma Silvia le ha chiesto infatti una favola per il suo bimbo arrivato dal Mali: un aiuto per spiegare il perché lui è di colore mentre la sua mamma è diversa... Leggi la storia di un chicco di caffè
Nel prato dietro alla mia scuola, c’è un campo di margherite bianche. Sembrano tutte uguali, ma se le guardi bene ti accorgi che non è vero: ci sono margherite grandi e margherite piccole; margherite papà e margherite mamme, margherite nonne e margherite nonni e poi tantissime margherite cuccioli.

Un giorno, mentre passavo di lì, su di un lato vicino al recinto, ho visto due bellissime margherite che si tenevano strette, Avevano un grande cuore giallo e una corolla di petali bianchi come il latte. Sembrava che stessero parlando tra loro. Allora mi sono avvicinata, per guardare meglio e sapete cosa ho visto?

In mezzo a loro c’era una piccola pianta tenera col suo gambo sottile e una sola fogliolina verde che si agitava per salutarmi. E nascosto sotto alla foglia c’era un bellissimo chicco di caffè.

“Ehi, ma cosa ci fa un chicco di caffè in mezzo ad un campo di margherite?” ho chiesto io che sono curiosa.

Allora Mamma Margherita mi ha sorriso e mi raccontato che in primavera i semi di caffè volano tutto intorno alle piante, per trovare un pezzettino di terra fresca dove sdraiarsi a riposare. E così aveva fatto anche questo chicco, come i suoi fratelli. Ma una volta salito a cavallo di una striscia di vento, invece che farsi portare solo un pezzettino, non aveva più voluto scendere.

Le strisce di vento amano correre, come i cavalli selvaggi, e il semino, anziché spaventarsi – era rimasto attaccato alla criniera e correva, correva sulle ali del vento. E il vento volava, senza mai fermarsi e dopo aver attraversato la terra e il mare, scalò le montagne, fino alla cima; poi seguì un fiume, che si lanciava in una cascata e poi ancora superò boschi e prati e città e deserti. Finalmente – quando fu sera – il vento si fermò, perché era stanco.

“Vai avanti ancora un po’,” lo pregò il semino. “Aiutami a trovare un pezzettino di terra morbida, dove io possa sdraiarmi e riposare.”

E il vento lo accontentò; volarono bassi, cercando quella terra. E quando finalmente videro questo bel campo di margherite, decisero di fermarsi. Ma il semino era incerto e non sapeva che fare. “Non c’è posto per me, quaggiù” gli abbiamo sentito dire al vento. “Ripartiamo.”

Allora noi gli abbiamo fatto un cenno, perché venisse qui, vicino a noi, dove c’era un angolino di terra, che sembrava aspettasse proprio lui.” Il chicco di caffè ci ha sorriso, si è sdraiato in mezzo a noi e noi gli abbiamo rimboccato le coperte.

“Ciao Chicco di caffè,” l’ha salutato il vento, “io me ne torno a casa.”

“Ciao Vento gentile, salutami i miei fratelli e dì loro che io resto qui: ho trovato un Papà e una Mamma Margherita” e si è subito addormentato.
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