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CiaoLapo Onlus. Insieme, per affrontare il lutto perinatale

"Mi dispiace, non c'è più il battito". Parole taglienti come rasoi, che feriscono a morte i cuori di mamme e papà, abbandonati all'elaborazione di un dolore ancora poco noto, spesso ignorato. Ma l'associazione CiaoLapo Onlus non lascia che i genitori si rinchiudano nel loro baratro buio.
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Abbiamo incontrato la fondatrice, psichiatra e psicoterapeuta, dottoressa Claudia Ravaldi di Prato. Ma soprattutto Mamma. Di Giulio, Guglielmo e anche di Lapo, diventato una splendida farfalla, a termine di una gravidanza che sembrava fisiologica. La sua breve esistenza, ha ispirato una vera rivoluzione culturale, partita dal tabù dell’indicibile che arriva ai giorni nostri.

Fino al 2006, anno di fondazione di CiaoLapo, l’Italia era completamente impreparata all’evento lutto perinatale. I genitori colpiti dalla morte del loro bambino non solo dovevano affrontare il lutto, ma spesso anche l’assenza di supporto in ospedale e sul territorio.

“Sono cose che capitano e non c’è causa”, “E’ molto molto raro”. Eppure 10 bambini ogni giorno muoiono nella seconda metà della gravidanza o nel primo mese dopo la nascita. E 3500 famiglie all'anno affrontano un trauma di questa portata.
CiaoLapo Onlus ha un cuore scientifico, che studia gli aspetti psicologici e psicosociali del lutto perinatale e della genitorialità dopo un lutto, e un compatto braccio assistenziale, che in questi otto anni e mezzo di attività ha offerto sostegno a circa 4000 famiglie.

Sono state create importanti sinergie con aziende ospedaliere, enti, università e con singoli professionisti sparsi in tutta la nazione. Attraverso il sito web e la pagina facebook, l'associazione rende disponibili e gratuite tutte le informazioni aggiornate, sia sugli aspetti medici che su quelli psicologici, regalando sollievo a tante persone. - La mia posta è sempre piena di email dai genitori che desiderano condividere i loro miglioramenti e la conquista di una nuova serenità - dice la dottoressa Ravaldi.

Molte delle iniziative di CiaoLapo sono pensate per diffondere la conoscenza di questo fenomeno, nel tentativo di restituire al bambino perduto la sua dignità e riconoscere lo status di genitori, a prescindere.
È un associazione apolitica, apartitica e aconfessionale che lavora in modo laico proponendo un modello di informazione e di autoaiuto, tenendo conto del dolore dei genitori e delle loro risorse, per prevenire disturbi psichiatrici, quali ansia o depressione. L'obiettivo è restituire le persone alle loro vite, senza forzature né fretta.

Dottoressa Claudia, quante donne si rivolgono a voi dopo un aborto? Si tratta di donne che hanno abortito consapevolmente o che lo hanno subìto, e quali sono le differenze tra le due?
Le statistiche italiane ci dicono che una gravidanza su sei non si conclude con la nascita di un bambino in salute, ma si arresta strada facendo, con la morte del bambino. Su CiaoLapo ci sono ad oggi circa 900 testimonianze di altrettante madri, alcune tra loro reduci da un interruzione terapeutica di gravidanza. Non ci sono differenze sostanziali nei modi del lutto, nei pensieri e nelle emozioni successive alla perdita, e certo non ci sono differenze nell’accoglienza.

“Fanne subito un altro, la prossima volta andrà meglio”. È una tipca frase usata spesso per congedare la madre, pensando di svincolarla dal suo dolore. Ma è davvero corretto, avere subito un altro figlio?
Gli ultimi studi prospettici svolti sulle madri con precedenti lutti prenatali e post natali hanno confermato ciò che la psicologia classica ha più volte evidenziato con numerosi contributi: se prima di avere un nuovo bambino non si elabora il lutto del figlio perduto, i rischi per il benessere della madre e del bambino successivo sono altissimi. A pagarne le conseguenze dirette sono le madri, che soffrono di ansia e di depressione molto di più che le madri senza lutti precedenti, e i figli neonati, che più frequentemente sviluppano disturbi dell’attaccamento o disturbi del comportamento in infanzia e adolescenza.

Claudia, quali sono gli step che una donna deve affrontare per superare il lutto?
Il lutto si compone di fasi che purtroppo non si possono saltare, né abbreviare. Dopo un lutto, ogni giorno, è un vero caleidoscopio psichico, perché la nostra mente reagisce scatenando un insieme di reazioni fisiche, psichiche ed emotive, spesso in grande contrasto tra loro.
La risposta alla perdita del bambino, inizia con un vero e proprio shock, che dura ore o giorni, e che limita notevolmente le capacità espressive e progettuali dei genitori. Molto spesso i genitori dicono di sentirsi “come proiettati in un’altra dimensione”, “come se fossi caduta in un buco nero”, “come se non fosse realmente successo”. Questa fase ha una funzione protettiva sulla psiche, perché permette al genitore di arrivare alla fase della consapevolezza dell’evento, coi suoi tempi psichici.
Quando poi si giunge a realizzare che la perdita è avvenuta (e questo nelle perdite perinatali è facilitato dal riconoscimento del bambino, dalla preparazione di un rituale di passaggio, nel caso di un aborto precoce, o di una funzione funebre nel caso di un bambino più grande, dal raccogliere ricordi di quel bambino e di quella gravidanza), inizia un periodo di vero e proprio lutto. In questa fase i genitori iniziano a cercare risposte ai loro perché e a chiedere aiuto, per esempio decidendo di iscriversi all’associazione e raccontare la loro storia.
In questo cammino, non mancano le fasi di grande smarrimento e paura (che possa accadere di nuovo, che non si abbiano più opportunità di avere altri figli...) di rabbia (perché a me?) fino all’invidia nei confronti di tutti gli altri, percepiti come “diversi” e “fortunati”.
Anche una persona senza precedenti disturbi psichici è sottoposta a notevole stress sia legato ai cambiamenti intercorsi in gravidanza, sia legato alla perdita dello stato gravidico (crollo ormonale), che vanno a complicare il già immenso trauma dovuto alla perdita del bambino.
Ogni lutto si elabora nel tempo, e il tempo è assai prezioso per ri-crearsi una narrazione interiore in grado di conservare il bambino perduto nella memoria lasciando andare il dolore.
Credo sia inoltre importante sfatare il mito della linearità del lutto: non c’è un inizio a tempo zero e una fine a tempo x, ma c’è un continuo ritornare su alcune parti del lutto, che necessitano di un’elaborazione progressiva. Non dobbiamo dunque stupirci, e tantomeno giudicare eccessivo, il genitore che inizia a elaborare scientemente il lutto dopo la data presunta del parto di un bambino perduto nelle prime settimane di gravidanza, o se ogni anno, intorno all’anniversario di nascita morte, i genitori si sentono peggio e provano ancora emozioni intense e sgradevoli di dolore e disperazione. Questo fa parte del viaggio, e non è un imprevisto, ma un evento piuttosto comune, che va affrontato in pienezza per essere poi elaborato gradualmente.






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