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Allattamento: l'importanza dei primi magici momenti

Tutto quello che si deve davvero sapere su come far partire un corretto allattamento è dimenticare ciò che ci viene ripetuto sui bisogni dei neonati. Il consiglio di Michela Lorenzoni, IBCLC consulente in allattamento è... seguire la natura!
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Spesso le mamme arrivano al parto senza aver mai tenuto in braccio un neonato e senza aver ma visto un'altra donna allattare: non è facile né scontato far avviare quindi il delicato processo tra mamma e figlio.

Per far partire l'allattamento è utile dimenticare quello che abbiamo imparato sull'accudimento dei bambini, ci dice Michela Lorenzoni, IBCLC consulente professionale in allattamento. Sappiamo che i neonati hanno dei bisogni fisici che non riescono a soddisfare da soli, ma nessuno ci spiega che il primo bisogno reale di un bambino è lo stesso che ha la mamma: il bisogno di affetto e di appartenenza. Se i bisogni emotivi sono soddisfatti, sarà più semplice soddisfare quelli fisici e di conseguenza anche allattare.

Il messaggio fuorviante che arriva dalla nostra cultura è che il bambino può essere accudito e nutrito da chiunque, ma questo non è affatto fisiologico. Semplicemente, l'essere umano è adattabile all'ambiente che lo circonda!
Studi fatti attraverso l'ipnosi regressiva ci mostrano come, nonostante il neonato sia un un essere umano molto immaturo a livello neurologico rispetto a qualsiasi altro mammifero, ha comunque idee e pensieri propri e che, il primo pensiero di un bambino quando viene separato dalla madre è: “Dov'è la mia mamma?”. Si sente incompleto, proprio come accade alla madre che viene separata dal lui.

L'ideale sarebbe dare la possibilità a mamma e bimbo di stare subito insieme, per instaurare il legame fisico e psicologico. Se questo contatto avviene nell'immediato dopo parto è molto più facile far partire l'allattamento.
Se indisturbati e senza condizionamenti, nei primi momenti in cui mamma e neonato si studiano e iniziano a conoscersi, tutti i cinque sensi sono attivi al massimo. Il contatto pelle a pelle attiva nel neonato l'istinto a succhiare, una sorta di esplorazione del corpo della madre attraverso la bocca. In questa fase non è importante la quantità di latte che viene assunta, ma solo la stimolazione dell'istinto del piccolo e degli ormoni materni.

Purtroppo i nostri ospedali non sono l'ambiente più consono a celebrare il miracolo di una nascita - ci spiega Michela. Medici, ostetriche e infermiere che girano continuamente attorno alla diade mamma – bambino. Luci troppo alte nelle sale parto, utili per l'osservazione medica ma irrispettose dei primi sguardi di un neonato. Osservazione del secondamento, suturazione di lacerazioni, controllo del neonato, bagnetto, bilancia... A questo punto ci siamo perse la prima ora di vita di nostro figlio, il momento d'oro, quello in cui è più vigile e attivo, quando è più disposto a interagire con noi.
Se comunque siamo riuscite a attaccarlo al seno, il suo primo imprinting a livello orale sarà stato con noi. Ma se non siamo state così fortunate e il bambino è stato portato al nido per fare i controlli, il suo primo imprinting orale potrebbe essere avvenuto con una tettarella di gomma, che è servita a calmarlo, ma che purtroppo ritarda e interferisce con la prima poppata.

Cosa cambia se si usa la tettarella rispetto al seno?
E' fondamentale che le prime poppate siano fatte al seno senza forzature. La suzione alla tettarella è completamente diversa da quella al seno e spesso lascia un'impronta indelebile che segna il bambino. Ho visto moltissimi bimbi che rifiutavano il seno, perché è stato offerto loro forzatamente o perché sono stati sviati nel loro istinto da ciucci e biberon.

Da quali fattori dipende un buon avvio dell'allattamento?
Comunque siano andate le prime ore, ci ritroviamo poi in stanza con il bambino. Riusciamo a riconoscerlo, a sentirlo nostro o ci hanno già dato l'impressione di poter essere sostituite in ogni momento? E' tranquillo o piange? La maggior parte dei neonati è piuttosto attiva durante le prime 48 ore di vita, cosa facciamo se è irrequieto? Chiamiamo una puericultrice, lo dondoliamo o lo attacchiamo al seno?
Se una madre riesce a far poppare presto il suo bambino che succhia correttamente e che si attacca spesso al seno, non dovrebbero esserci problemi nel corretto avvio dell'allattamento. Ma non va mai tralasciato l'aspetto psicologico e culturale.
Spesso le madri si sentono impotenti davanti al proprio neonato che piange, senza rendersi conto che la natura ha fornito loro le capacità e gli strumenti per accudirlo al meglio. Troppe chiedono ancora: ”Davvero posso allattarlo ancora? Non lo vizierò? Non devo far passare un tempo X dall'ultima poppata?”

Il latte materno è altamente digeribile e la maggior parte dei neonati è programmata per poppare poco e spesso, alcuni succhiano anche ogni ora.
Il seno non è semplicemente nutrimento, in un certo senso supplisce al cordone ombelicale, dona sicurezza e conforto al bambino e aiuta il riconoscimento da parte della madre. Un bimbo può volersi attaccare al seno per fame, sete, dolore e semplicemente perché ha bisogno di coccole.

Di quanto latte necessita il neonato? E' vero che va pesato dopo ogni poppata?
All'inizio il suo stomaco può essere paragonato a una biglia di vetro e dopo una settimana a una pallina da golf. Non ha senso quindi pesarlo a ogni poppata per vedere quanto latte assume ma è sufficiente osservare i pannolini: dal terzo/quarto giorno di vita dovrebbe bagnare almeno 5/6 pannolini di urina trasparente e inodore e sporcarne almeno due di feci.
La crescita è buona quando il bambino recupera il peso della nascita entro le prime due settimane di vita, e cresce almeno 140 grammi a settimana.
La poppata dovrebbe essere piacevole, ma se la madre prova dolore allattando o ci sono ragadi, significa che l'attacco o la posizione al seno sono da migliorare.
Nel caso di dubbi sull'efficacia del trasferimento di latte o sull' attacco e posizione, è importante rivolgersi al più presto a una persona competente che sia in grado di valutare la poppata.

Michela, perché alcune mamme scelgono di interrompere l'allattamento?
Secondo la mia esperienza, il motivo è la paura di non avere abbastanza latte. E' un dubbio terribile che fa stare male i genitori colpevolizzati in maniera pesante da pediatri e operatori sanitari.
In realtà ci sono molti fattori per cui un bimbo non assume abbastanza latte: poppate troppo distanziate, attacco e posizione scorretti, problemi anatomici della bocca, uso di succhiotti, altri liquidi somministrati al bambino, ma comunque tutti risolvibili.
L'avere “poco latte”, come dicono le nonne e le vicine di casa, è un evento estremamente raro e non dovrebbe essere il pretesto per far cessare un allattamento, come invece purtroppo succede.

Siamo putroppo ben lontani dalla cultura dell'allattamento nella quale sono nate le nostre nonne, quando non c'erano persone saccenti che elargivano consigli inappropriati, ma sotanto donne che avevano allattato e che sapevano per esperienza diretta cosa aveva funzionato e cosa no.
L'allattamento doveva partire in ogni caso, visto che nessuno aveva la farmacia sotto casa per comprare i biberon. All'epoca, una madre che aveva partorito doveva rispettare la quarantia. Stava in casa, spesso nel letto con il bambino, e si occupava solo di lui.
Oggi invece, appena partorito, sembriamo tutte wonder-woman con mantello e tacchi alti!

Se una mamma vuole allattare è importante che abbia ben chiaro che non è questione di “fortuna” come molti pensano. E' essenziale informarsi e avere intorno persone qualificate che la sostengano nella sua scelta.

Michela Lorenzoni
IBCL Consulente professionale in allattamento
Verona
www.allattamentoibclc.it
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